Consip, il ministro glissa «Procedimento in corso»
di Gabriele Farina
Andrea Orlando non commenta le accuse del procuratore Musti ai carabinieri «Cerchiamo la verità giudiziaria». Il capitano “Ultimo” vuole il confronto pubblico
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«Non posso rispondere sul caso Consip», parola di ministro della Giustizia. Intervenuto ieri sera alla Festa Pd di Ponte Alto, Andrea Orlando non entra nel merito di un sisma a metà tra la politica e il dicastero da lui guidato.
«È stato aperto un fascicolo presso la procura di Roma e un procedimento disciplinare presso il ministero - commenta il guardasigilli a margine dell’incontro del PalaConad – Questi fatti m’impediscono di dare alcun commento».
Tutto nasce dalla pubblicazione su alcuni quotidiani nazionali di alcune frasi riferite dal procuratore capo di Modena, Lucia Musti, in un’audizione dello scorso 17 luglio al Consiglio superiore della magistratura. Nell’aprile 2015, secondo quanto appurato da La Repubblica, la Procura modenese aveva ricevuto gli atti dell’inchiesta sugli affari della coop Cpl Concordia, aperta dalla Procura di Napoli. L’inchiesta è stata poi trasmessa per competenza a Modena dai pubblici ministeri di Napoli Henry John Woodcock, Celeste Carrano e Giuseppina Loreto. In allegato ci sarebbe un’informativa in cui comparivano intercettazioni tra il generale della Guardia di Finanza, Michele Adinolfi, e l’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi.
Durante la seduta, come riferito, la procuratrice racconta di aver visto Gianpaolo Scafarto (capitano del Noe) e Sergio De Caprio, alias colonnello Ultimo (colui che arrestò Salvatore Riina) particolarmente «spregiudicati» e come «presi da un delirio di onnipotenza».
Alcune frasi fanno scalpore: «Se vuole, ha una bomba in mano. Lei può far esplodere la bomba. Scoppierà un casino. Arriviamo a Renzi». Così in uno degli incontri tra Modena e Roma, il capitano del Noe Scafarto, indagato per falso nell'ambito dell'indagine sul caso Consip, e il colonnello Ultimo si sarebbero rivolti alla procuratrice di Modena.
Secondo quanto riportato da La Repubblica, Musti si sarebbe sentita quasi messa sotto pressione. «La dottoressa Musti è stata supportata in tutto quello che ci ha liberamente richiesto», la sintesi della risposta di Ultimo. Particolare importanza ebbero le intercettazioni, «fatte coi piedi» secondo Musti. Per Orlando «nei processi mediatici non si accerta la verità giudiziaria. Penso sia giusto tutelare il diritto d’informazione, non è giusto che siano messe in circuito informazioni sensibili di persone (non solo politici) che poi magari emergono estranee al processo e non sono in grado di difendersi». Intanto il Capitano Ultimo si è detto pronto ad un confronto pubblico.
«È stato aperto un fascicolo presso la procura di Roma e un procedimento disciplinare presso il ministero - commenta il guardasigilli a margine dell’incontro del PalaConad – Questi fatti m’impediscono di dare alcun commento».
Tutto nasce dalla pubblicazione su alcuni quotidiani nazionali di alcune frasi riferite dal procuratore capo di Modena, Lucia Musti, in un’audizione dello scorso 17 luglio al Consiglio superiore della magistratura. Nell’aprile 2015, secondo quanto appurato da La Repubblica, la Procura modenese aveva ricevuto gli atti dell’inchiesta sugli affari della coop Cpl Concordia, aperta dalla Procura di Napoli. L’inchiesta è stata poi trasmessa per competenza a Modena dai pubblici ministeri di Napoli Henry John Woodcock, Celeste Carrano e Giuseppina Loreto. In allegato ci sarebbe un’informativa in cui comparivano intercettazioni tra il generale della Guardia di Finanza, Michele Adinolfi, e l’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi.
Durante la seduta, come riferito, la procuratrice racconta di aver visto Gianpaolo Scafarto (capitano del Noe) e Sergio De Caprio, alias colonnello Ultimo (colui che arrestò Salvatore Riina) particolarmente «spregiudicati» e come «presi da un delirio di onnipotenza».
Alcune frasi fanno scalpore: «Se vuole, ha una bomba in mano. Lei può far esplodere la bomba. Scoppierà un casino. Arriviamo a Renzi». Così in uno degli incontri tra Modena e Roma, il capitano del Noe Scafarto, indagato per falso nell'ambito dell'indagine sul caso Consip, e il colonnello Ultimo si sarebbero rivolti alla procuratrice di Modena.
Secondo quanto riportato da La Repubblica, Musti si sarebbe sentita quasi messa sotto pressione. «La dottoressa Musti è stata supportata in tutto quello che ci ha liberamente richiesto», la sintesi della risposta di Ultimo. Particolare importanza ebbero le intercettazioni, «fatte coi piedi» secondo Musti. Per Orlando «nei processi mediatici non si accerta la verità giudiziaria. Penso sia giusto tutelare il diritto d’informazione, non è giusto che siano messe in circuito informazioni sensibili di persone (non solo politici) che poi magari emergono estranee al processo e non sono in grado di difendersi». Intanto il Capitano Ultimo si è detto pronto ad un confronto pubblico.
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