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cronaca

Modena: Si scrive Hitokoto Si legge: una parola per narrare la città

Progetto di Francesco Fantoni e Annabella Ferrin piccoli libri per esplorare luoghi, temi, problemi


18 settembre 2017 di Laura Solieri


Hitokoto è un'espressione giapponese che significa “una sola parola”. Ed è attorno a una sola parola, ogni volta diversa, che ruota un interessante progetto modenese che raccoglie piccoli testi, racconti, pensieri volanti ad essa ispirati, per esplorare la città, raccontandola con la scrittura e vivendola, leggendola, in un luogo e in un istante collettivo.

Hitokoto è nato da un’idea dell’architetto Francesco Fantoni e di Annabella Ferrin e ha due ragioni principali: «Una è la scoperta, maturata in particolare frequentando i social network, di quanta energia creativa si esprima un po’ clandestinamente ogni giorno anche a livello locale - spiega Fantoni - Ci sono persone tutto intorno a noi che descrivono il loro mondo in un modo straordinariamente fresco, attraverso la scrittura, la fotografia o altri mezzi, e ci sembrava giusto cercare di portare tutta questa forza positiva fuori dal mondo virtuale. L’altro motivo di Hitokoto deriva proprio da questa volontà di portare questa creatività nel mondo fisico con un approccio un po’ guerrigliero e un po’ anarchico se vogliamo, per vivificare i luoghi dove viviamo. Quindi Hitokoto è un insieme formato da queste espressioni creative che di volta in volta condensiamo in un piccolo libro “clandestino”, e dall’esplorazione dei luoghi della città che avviene in occasione della presentazione, luoghi che abbiano qualche attinenza con la parola che abbiamo scelto e che pensiamo che valga la pena riscoprire, o portare all’attenzione della gente. Vorremmo che fosse un format ripetibile ovunque, adattabile alle specificità locali in qualsiasi parte del mondo».



La prima parola scelta è stata “treni” ed il risultato delle opere raccolte è stato letto e condiviso proprio su un treno.

«Per la scelta della prima parola volevamo qualcosa di evocativo, qualcosa che invogliasse a scrivere, perché non sapevamo se questa operazione sarebbe piaciuta. Poi la parola è legata a un luogo e ci interessava che la gente si accorgesse del treno Modena-Sassuolo, perché eravamo molto preoccupati dalle voci su una sua possibile dismissione. Così il luogo e la parola si influenzano a vicenda, si scelgono insieme. “Rifiuti”, la parola scelta per la seconda puntata, apre qualche scenario più problematico. Non vogliamo che sia tutto troppo semplice, e abbiamo necessità di esplorare anche temi e luoghi che di solito non affrontiamo, o che in un dato momento hanno bisogno di concentrare l’attenzione perché rappresentano un problema sul quale i cittadini è giusto che aprano gli occhi. Poi la parola la decliniamo sempre al plurale per rendere evidente la natura di lavoro collettivo».

Al primo “esperimento” hanno partecipato 12 autori locali e il risultato raccolto nel piccolo libro prodotto è stato notevole, di qualità sorprendente. «È interessante vedere come gli autori affrontino la stessa parola in modi così diversi e indipendenti, e trovarsi insieme in un unico momento comune di rivelazione e disvelamento è stato molto divertente per tutti - dice Francesco - Questo tipo di operazione, grazie anche al suo approccio informale e guerrigliero, può portare la gente a riflettere su temi e luoghi che altrimenti non prenderebbe in considerazione, e riappropriarsi dei luoghi significa rendere una città molto più democratica. Dopo “Rifiuti” - conclude Francesco - che abbiamo in programma di presentare il 30 settembre, abbiamo pensato a qualcosa che ha a che fare con un tema molto dibattuto a Modena in queste settimane, qualcosa di molto attuale e problematico…». Per rimanere aggiornati sul progetto segnaliamo la pagina facebook “Hitokoto”.
 

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