Modena. Sara Mantovani, passione ricerca per disegnare le auto del futuro
«Ingegneria? L’ho scelta grazie a mio marito Il mio punto di riferimento? La Ghirlandina»
Si applica con perseveranza. «Eh sì…Mi avevano già inquadrata…». E sfodera quel suo sorriso che in principio sembra quasi chiedere “posso?”. Ma che poi, subito generoso, illumina chiunque si trovi nel raggio di chilometri. «Di recente ho ritrovato le mie pagelle delle elementari. È stato emozionante recuperare momenti importanti della mia infanzia. Già allora cercavo il confronto. Credo sia fondamentale in qualsivoglia percorso di crescita». Laureata in ingegneria dei materiali Sara Mantovani è responsabile tecnico di MilleChili Lab - «incarico che ho ereditato dal professor Andrea Baldini cui sono molto riconoscente» - laboratorio del dipartimento di ingegneria che della formazione ha fatto punto di merito. Nato dalla collaborazione con la Ferrari MilleChili Lab si propone di studiare e progettare telai di autovetture leggere per modelli ad alte prestazioni coinvolgendo studenti e dottorandi. È tra gli assi nella manica dell’ateneo modenese nell’ambito dell’automotive. «Dal 2009 ad oggi il laboratorio ha ospitato circa ottanta ragazzi, tesisti e dottorandi.
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Sento molto la responsabilità del mio ruolo, è un onere ma soprattutto un onore. Il prossimo anno sarò anche titolare del corso denominato Progettazione del telaio valido per la laurea magistrale in Ingegneria del Veicolo. La mia più grande ambizione? Vorrei che quanto ho saputo trasmettere ai giovani del laboratorio, o agli studenti durante le lezioni, avesse un peso nelle loro future scelte professionali». Sara ha lunghi capelli biondi e un viso d’angelo. È determinata e competente, crede nel lavoro di squadra - «siamo un bel gruppo di tenaci» - e, pur essendo consapevole del proprio valore, si dimostra solerte nel riconoscere i meriti altrui. «Devo tutto alle persone con cui collaboro. Sono ricercatrice a tempo determinato nell’ambito dei telai automobilistici. Ho fatto il dottorato in ingegneria meccanica per automotive». Sara è precaria. In nome della ricerca ha optato per l’incertezza. Pur di restare in università ha infatti rifiutato allettanti proposte da aziende della motor valley nostrana. E dire che per lei ingegneria ha il sapore aspro della seconda scelta. Scelta certo non indolore. «Volevo diventare medico. Ma per ben due volte ho fallito il test di ammissione. Dopo il primo tentativo mi sono iscritta a biologia. Mai arrendersi. Se ho trovato una strada alternativa devo anche ringraziare mio marito Andrea, progettista meccanico. Reduce da un brutto incidente in macchina - sono stata a letto per settimane - ero sul punto di ritentare l’ingresso a medicina. Inoltre cercavo casa. Io sono nata a San Possidonio, dove ho vissuto l’adolescenza, per poi trasferirmi a Mirandola con la mia famiglia. Nel momento in cui ho incontrato Andrea condividevo un appartamento a Modena con cinque ragazze.
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Non che stessi male, anzi, ma sentivo l’esigenza di cambiare. Andrea mi ha visto attaccare un annuncio sulla bacheca della facoltà di matematica e si è messo in tasca il mio numero di telefono. Solo per invitarmi a bere un caffè, non certo per offrirmi una camera». Un colpo di fulmine? «No. Perlomeno non da parte della sottoscritta. Lui aveva il pizzetto e…beh, capisco che possa sembrare un pensiero superficiale, ma gli uomini con il pizzetto di solito mi piacciono poco. Quando però l’ho visto al bar con un'altra…». Sara è tornata sui suoi passi. Ha capito che, nonostante l’orribile pizzetto, a quel giovane ingegnere non poteva rinunciare. «È una persona di grandissimo spessore che risposerei ogni giorno. Nei momenti più bui lui c’è sempre stato. Anche per i miei genitori durante il terremoto del maggio 2012. Io ero a Monaco di Baviera per seguire gli sviluppi di un progetto, non sapevo nulla. Le prime agghiaccianti immagini le ho viste in televisione. Chiamavo a casa e nessuno rispondeva. Finalmente sono riuscita a parlare con Andrea, era con i miei e ha cercato di tranquillizzarmi. Non prestare fede ai telegiornali, mi ha detto. Ma come? La mia Mirandola non esiste più! Con il cuore in mano gli ho chiesto: abbiamo ancora una casa? E lui: voi sì, altri no. Ci siamo sposati a Mirandola il 14 settembre dell’anno successivo. Avremmo potuto farlo a Modena dove le chiese erano ancora in piedi. Abbiamo invece deciso di scambiarci gli anelli nel cuore del cratere. Grazie alla lungimiranza di Padre Manuel che ha acconsentito ad unirci in matrimonio nel campetto di calcio di fronte alla chiesa diroccata di San Martino Carano, il nostro matrimonio si è rivelato tanto una festa all’insegna della volontà di ricostruire quanto un’occasione di lavoro per le persone del territorio. A mio marito chiedo spesso: quando ci sposiamo ancora? Vorrei ripetere lo scambio della promessa…».
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Si commuove Sara. E per lei non è così scontato. Lei che parla con entusiasmo - ma anche con l’aplomb dovuto - di telaio, carrozzeria, motore («sono lo scheletro, la pelle e il cuore di un’auto») e che sa guidarti come nessuno nell’universo parallelo della simulazione e dei crash test, ha molte remore nello svelarsi. Racconta di sé ma non vuole cedere all’emozione. La corazza che l’ingegnere Mantovani indossa ogni giorno è però troppo leggera per proteggere, o costringere nei ranghi, la sua anima grande. Che si rivela in tutta la sua pienezza anche quando confessa il suo amore per la Ghirlandina. «È il mio punto di riferimento. Anche da bambina ogni volta che mettevo piede in città la cercavo, volevo sempre averla a portata di sguardo». Sara e Andrea vivono a Modena. E dalle finestre della loro casa ogni giorno vedono la Ghirlandina.
MILLE CHILI FUCINA DI TALENTI
Un laboratorio all’avanguardia per l’ingegneria dei veicoli
Laboratorio di progettazione e calcolo all’avanguardia, MilleChili Lab è stato inaugurato il 17 febbraio 2009. Fucina di talenti nell’ambito dell’ingegneria del veicolo che lavorano sotto l’egida del team guidato prima da Antonio Strozzi, professore ordinario di Costruzioni di Macchine (nonché ricercatore nell’ambito dell’analisi strutturale di componenti tradizionali metalliche e di organi elastomerici, della lubrificazione elastoidrodinamica e della biomeccanica) poi dal prof. Andrea Baldini, Millechili Lab nasce dalla collaborazione tra la Ferrari e il Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Lo scopo principale del progetto MilleChili è pensare e progettare telai di autovetture leggere per modelli ad alte prestazioni avvalendosi del contributo di studenti e dottorandi. Con il concept MilleChili la Ferrari ha voluto racchiudere in un unico ideale di autovettura ogni sorta di tecnologia innovativa in grado di segnare la differenza rispetto al passato. «L’obiettivo è ambizioso. In estrema sintesi si traduce nel realizzare un telaio che non superi i mille chili - spiega Sara Mantovani responsabile tecnico del laboratorio, ruolo ereditato da Andrea Baldini professore associato in progettazione meccanica e costruzione di macchine - Questo perché ancora oggi i telai risultano sovradimensionati e pesano troppo. Seppur di nicchia i temi che affrontiamo in laboratorio sono di grande attualità. Ad esempio, all’insegna della sicurezza stradale, utilizziamo la simulazione per quantificare i danni che subiscono le persone coinvolte negli incidenti automobilistici».
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