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Griminelli: «Da Bizet a Morricone il mio sarà un concerto pieno di tanti colori»

Il flautista Andrea Griminelli, ospite al Poesia festival 2017
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Il flautista Andrea Griminelli, ospite al Poesia festival 2017

Andrea Griminelli, flautista di fama internazionale, in concerto domani alle 21 al Fabbri di Vignola nella serata di inaugurazione del Poesia Festival di Modena, racconta il suo speciale rapporto con Modena e...

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Andrea Griminelli, flautista di fama internazionale, in concerto domani alle 21 al Fabbri di Vignola nella serata di inaugurazione del Poesia Festival, racconta il suo speciale rapporto con Modena e con Pavarotti. Griminelli, infatti, originario di Correggio, ha frequentato molto Modena ed era amico di Pavarotti che considera un secondo padre.

M° Griminelli, lei ha girato il mondo, però con Modena rimane un legame particolare?

«Ho tanti amici a Modena come anche a Reggio, a Parma, Bologna; sono città piene di amici e anche, musicalmente parlando, mi sento molto a casa a Modena. Ho vissuto in tante città, New York, Parigi, Londra, Madrid, e per me ormai Modena, Reggio, Parma sono una città unica. Quando Pavarotti era a Modena venivo quasi tutte le settimane a trovarlo, perché Pavarotti è stato come un padre per me. Suonavo spesso con lui e lui, per me, ha fatto cose che nessun altro ha fatto, a parte il mio vero padre, per questo dico che è stato come il mio secondo padre, ma anche il mio mentore, un amico, un fratello».

Pavarotti le regalò un flauto d'oro, giusto?

«Sì, ero ancora giovane, e avevo chiesto a un produttore di flauto di Boston, che era uno dei più grandi al mondo, di farmi un flauto. Siccome ci voleva più di un anno per avere un flauto intervenne Pavarotti dicendo che lo voleva per sè. Il flauto fu pronto in poco tempo e me lo regalò, dicendomi che lo avrei ripagato facendo concerti con lui. Fu un bellissimo regalo. Un flauto d'oro 14 carati. Fu un sogno, avevo 24 anni. Ora ne ho diversi d'oro, ma i flauti d'oro, oggi, li hanno un po' tutti, nei concorsi, anche i giovani hanno flauti d'oro».

L'oro favorisce il suono?

«L'oro dà un suono particolare ricco di armonici e molto più sonoro, un suono molto più bello rispetto a un flauto in argento. Certo dipende anche da chi lo suona. Il flauto d'oro è abbastanza difficile perché ha bisogno di forza».

Domani Lei suonerà a Vignola dopo gli interventi di Massimo Cacciari e Patrizia Valduga. Come sarà il concerto?

«Sarà un programma per flauto e chitarra, inusuale, con Andrea Candeli che fa parte dell'organizzazione. Abbiamo scelto brani virtuosistici per flauto, anche classici, dalla fantasia della Carmen di Bizet, a Monti, dal Volo del calabrone di Korsakov, a un brano di Morricone dal film Mission e uno di Jaques Ibert originale per flauto e chitarra. Un programma pieno di colori».

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