La Modena di Alperoli: Buon Pastore, i teatri, i cinema e piazza Grande, preghiera civile
di ROBERTO ALPEROLI
Roberto Alperoli è stato sindaco di Castelnuovo e assessore alla Cultura di Modena. Ideatore e direttore del Poesia Festival, che torna dal 18 al 24 settembre in nove borghi antichi del Modenese, ha...
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Roberto Alperoli è stato sindaco di Castelnuovo e assessore alla Cultura di Modena. Ideatore e direttore del Poesia Festival, che torna dal 18 al 24 settembre in nove borghi antichi del Modenese, ha pubblicato quattro libri di poesie, di cui uno con Alberto Bertoni ed Emilio Rentocchini. Sempre con loro uscirà a giorni “Come cani alla catena”.
1) Viale Buon Pastore. In autunno, con i marciapiedi coperti di foglie. Tornavo a casa di notte, a piedi, camminavo. Jacques Prévert, Baudelaire e quella malinconia che mi salvava,“la soglia d’aria dove resisti e vinci”. Erano gli anni Settanta. Non ha perduto il suo fascino.
2) Corso Canalgrande. La Biblioteca, il teatro, la Galleria Civica. Luoghi di scoperta, di svolta, di formazione, di emozione. Incontri, tanti. Luoghi dell’avventura umana. Palazzo Santa Margherita è una meraviglia. E Antonio Delfini, un nome interminabile.
3) Lo Storchi e le Passioni. Tra le cose migliori, fondamentali, irrinunciabili di questa città. Ert costruisce intelligenza, comunità, alza la temperatura sociale come forse nessun altro soggetto in questa fase della vita pubblica. Il teatro si apre a picco come una voragine e fa spazio alla vita intera.
4) Il San Carlo. Le lezioni di Franco Rella su Freud, i seminari su Benjamin, “I poeti che leggono i poeti”. Negli anni Ottanta è stato un luogo straordinario, di altissima qualità. La mia formazione è passata anche da li. Rimane un posto importante per la città.
5) Calle di Luca. Ci ho passato quasi l’adolescenza. Nella casa di un amico, nel negozio di fumetti di un altro amico. Le feste, le ragazze, la musica. Anche il dolore. Mi piace passare da lì, attraversarla. “I luoghi contengono le storie, e bisogna saperle ascoltare”.
6) Piazza Grande. Il cielo senza tetto della storia. Una preghiera civile. Cultura, musica, teatro. Pensieri. Il Duomo. Milioni di parole, pubbliche e private. E la politica; etica, senso, passione. Quando c’era la politica.
7) Via Canalino. Familiare, intima, protettiva. I portici, i libri, le librerie dell’usato. Un altro mondo, un altro sguardo, “come un cuore che ricorda quante anime ha percorso”.
8) I piccoli teatri di periferia. Teatro San Giovanni Bosco, Drama Teatro, Teatro Nero, STED… Spazi piccoli, proposte originali, vicinanza umana. Mi piace frequentarli, sono una ricchezza silenziosa.
9) I cinema. Sapere che ci sono è una consolazione. Tanto 7B. Supercinema Estivo. Sala Truffaut e gli altri. Le leggi invisibili dell’amore passano sullo schermo. I film, “come alberi ingenui che ritentano, ogni volta, il verde”.
10) Bonvi Parken. Da quando era soltanto Parco Amendola, era un mio luogo del cuore. Collinette, chitarre, canzoni, baci. Ora che è “Bonvi Parken” mi chiedo, con quel genio strampalato di Bonvi: “da ke parten per la vittorien?”.
1) Viale Buon Pastore. In autunno, con i marciapiedi coperti di foglie. Tornavo a casa di notte, a piedi, camminavo. Jacques Prévert, Baudelaire e quella malinconia che mi salvava,“la soglia d’aria dove resisti e vinci”. Erano gli anni Settanta. Non ha perduto il suo fascino.
2) Corso Canalgrande. La Biblioteca, il teatro, la Galleria Civica. Luoghi di scoperta, di svolta, di formazione, di emozione. Incontri, tanti. Luoghi dell’avventura umana. Palazzo Santa Margherita è una meraviglia. E Antonio Delfini, un nome interminabile.
3) Lo Storchi e le Passioni. Tra le cose migliori, fondamentali, irrinunciabili di questa città. Ert costruisce intelligenza, comunità, alza la temperatura sociale come forse nessun altro soggetto in questa fase della vita pubblica. Il teatro si apre a picco come una voragine e fa spazio alla vita intera.
4) Il San Carlo. Le lezioni di Franco Rella su Freud, i seminari su Benjamin, “I poeti che leggono i poeti”. Negli anni Ottanta è stato un luogo straordinario, di altissima qualità. La mia formazione è passata anche da li. Rimane un posto importante per la città.
5) Calle di Luca. Ci ho passato quasi l’adolescenza. Nella casa di un amico, nel negozio di fumetti di un altro amico. Le feste, le ragazze, la musica. Anche il dolore. Mi piace passare da lì, attraversarla. “I luoghi contengono le storie, e bisogna saperle ascoltare”.
6) Piazza Grande. Il cielo senza tetto della storia. Una preghiera civile. Cultura, musica, teatro. Pensieri. Il Duomo. Milioni di parole, pubbliche e private. E la politica; etica, senso, passione. Quando c’era la politica.
7) Via Canalino. Familiare, intima, protettiva. I portici, i libri, le librerie dell’usato. Un altro mondo, un altro sguardo, “come un cuore che ricorda quante anime ha percorso”.
8) I piccoli teatri di periferia. Teatro San Giovanni Bosco, Drama Teatro, Teatro Nero, STED… Spazi piccoli, proposte originali, vicinanza umana. Mi piace frequentarli, sono una ricchezza silenziosa.
9) I cinema. Sapere che ci sono è una consolazione. Tanto 7B. Supercinema Estivo. Sala Truffaut e gli altri. Le leggi invisibili dell’amore passano sullo schermo. I film, “come alberi ingenui che ritentano, ogni volta, il verde”.
10) Bonvi Parken. Da quando era soltanto Parco Amendola, era un mio luogo del cuore. Collinette, chitarre, canzoni, baci. Ora che è “Bonvi Parken” mi chiedo, con quel genio strampalato di Bonvi: “da ke parten per la vittorien?”.
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