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Tre domande sul caso Musti/Cpl -Consip: Perché Scafarto “capitano esagitato” continuò a indagare?

di Carlo Gregori
Tre domande sul caso Musti/Cpl -Consip: Perché Scafarto “capitano esagitato” continuò a indagare?

Nonostante la Musti lo avesse giudicato troppo disinvolto non lo segnalò ma lo confermò come teste per il caso Ischia

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Sull’audizione del procuratore capo di Modena al Csm c’è ancora tanto da capire: i documenti non sono pubblici e la Musti sostiene che molte sue affermazioni sono state travisate. Alla luce di ciò che è noto, restano però tre domande aperte in attesa di approfondimenti.

1) Perché la Musti ha parlato al Csm?

La domanda sembra così banale che non è considerata dai commentatori nazionali. Vengono citate le dichiarazioni stesse della Musti, quando parla di una possibile “bomba” che sta per esplodere. In realtà il procuratore capo di Modena non viene chiamato davanti alla Commissione Disciplinare per il caso Consip, come ripetono i media, bensì per riferire del caso Cpl Ischia, “ereditato” per competenza territoriale dalla Procura di Napoli. Non deve parlare né del capitano Giampaolo Scafarto né del colonnello Sergio De Caprio, il celebre “capitano Ultimo”. È ascoltata nell'ambito di accertamenti interni su una presunta violazione dei diritti di un indagato, Massimiliano D'Errico. È una vicenda finora rimasta nell'ombra. Si tratta di un manager coinvolto nel caso Cpl Ischia che viene tenuto in carcere, come misura cautelare, per 21 giorni. Il provvedimento viene revocato al termine dell'udienza dal Tribunale dei Riesame di Napoli con tante scuse dei giudici. Ma all'indagato non basta e nel febbraio 2017 presenta un esposto al Csm contro Woodcock e gli altri pm del suo pool. Chiede un risarcimento di dieci milioni di euro. Il caso è spinoso e infatti molto tempo dopo, nel giugno 2017, il Csm invia una lettera a D'Errico stesso per spiegare che si tratta di un caso burocraticamente complesso ma che è già stato affrontato dall'Assemblea Plenaria. Nella lettera si comunica che della vicenda sono stati informati sia il Procuratore generale della Corte di Cassazione che il Ministero di Grazia e Giustizia. Non si aggiunge nulla circa il seguito della vicenda davanti alla Commissione Disciplinare. E invece poco dopo un’udienza sarà fissata, nelle settimane successive, in coda al caso Consip, un caso del tutto estraneo. L'audizione della Musti, in qualità di procuratore capo facente funzione all'epoca dell'arrivo delle carte Cpl Ischia da Napoli, avviene il 17 luglio. La Musti sarà quindi convocata per Cpl, non per Consip. Del caso Consip parlerà invece lei stessa spiegando che gliene avevano parlato il capitano Scafarto e Ultimo in termini che oggi conosciamo solo per via indiretta e imprecisa: una “bomba” che poteva colpire Renzi, se solo lei lo avesse voluto. Perché quindi questa audizione dell'ultima ora che riesce a collegarsi con un’inchiesta del tutto estranea come Consip? Chi ha deciso di inserirla nell'agenda del Csm dopo che la pratica è passata fino ai piani alti del Ministero del “dem” Andrea Orlando?

2) Scafarto è un “esagitato”?

Il tramite del passaggio di argomento da Cpl Ischia a Consip, nelle parole della Musti, sono Scafarto e Ultimo. (Scafarto lavora a entrambi i casi, come il pm Woodcock). Scafarto e De Caprio durante una riunione tenuta nella primavera 2015 avrebbero alluso a un’inchiesta coperta da segreto estranea alla Procura di Modena mostrando atteggiamenti da esagitati. La Musti sostiene poi di aver incontrato Scafarto due volte e di essersi negata alla terza, dopo tante insistenze. La prima volta, dice, Scafarto le ha portato due dischetti con il testo dell'inchiesta su Ischia. In quella occasione e durante una riunione alla quale partecipò “Ultimo” la Musti avrebbe capito di essere di fronte a un ufficiale che svolgeva il lavoro in modo approssimativo: quei due, poi, sembravano esagitati, come pazzi.

Ma qualcosa non quadra.

Scafarto aveva sempre seguito per Woodcock e il pool di Napoli le inchieste su Cpl Ischia. Compare nei documenti protocollati ancora nel dicembre 2014. Tutti questi atti, in sette faldoni, sono inviati dalla Procura di Napoli a quella di Modena ai primi di aprile 2015 (procedimento 4141/2015). La Procura di Modena gira la documentazione al gip Andrea Romito chiedendo di rinnovare le misure. Il giudice Romito firma gli atti il 2 maggio 2015. Perciò, secondo legge, ne ha preso possesso venti giorni prima, intorno al 12 aprile. Ma la Musti fa risalire il primo incontro con Scafarto alla consegna di due dvd senza sigilli; consegna avvenuta il 15 aprile, quindi circa tre giorni dopo. Incontro che non avrebbe lasciato tracce ufficiali. Da quel momento, dopo aver già ottenuto i documenti di Napoli, avrebbe avuto modo di segnalare a qualcuno il comportamento da “esagitato” e gli strambi discorsi del capitano mandato da Woodcock. Invece riferisce di aver sentito il pm di Napoli al telefono trovandolo turbato e successivamente di averne parlato con il procuratore capo di Roma Pignatone. Non solo. Dopo che il gip rimette gli atti in mano alla Procura di Modena per avviare l’indagine “ereditata”, la stessa Musti coi pm incaricati delle indagini (Niccolini e Mazzei) inizia un serrato giro di interrogatori: sono ascoltati Casari, Verrini, Ferrandino, Simeone. In tutti gli interrogatori era presente Scafarto (es: Verrini, verbale 7.4.2015). E benché quell’ufficiale fosse già parso non del tutto affidabile, la Musti non lo segnala o denuncia. In luglio scoppia lo scandalo dell’intercettazione Renzi-generale Adinolfi ma Scafarto resta al suo posto. Nulla di anomalo compare nella richiesta di rinvio a giudizio del 7 settembre. Negli atti Scafarto continua ad apparire come un investigatore di fiducia. E il 16 novembre, quando si richiede il giudizio immediato per tutti gli imputati di Cpl Ischia davanti al Secondo Collegio del Tribunale di Modena, la pratica viene firmata dalla Musti e dai due sostituti presentando una lista di testi dell’accusa. Il primo dei testimoni è proprio il capitano Scafarto. Eppure sono passati sei mesi dal primo incontro che, come ha detto al Csm, ha destato in lei dei sospetti. Quando Scafarto, nel settembre 2016, avrebbe confidato alla Musti di un’indagine non meglio precisata («Scoppierà un casino, arriviamo a Renzi»), non succede niente. Come è possibile allora che solo un anno e mezzo dopo, nel luglio 2017, davanti al Csm in un contesto del tutto diverso, segnali la stranezza del comportamento e delle parole di quell'ufficiale per l’“altro” caso?

3) Cosa c’entra “Ultimo”?

Il colonnello De Caprio non compare in un nessun documento di Cpl Ischia. “Ultimo” è infatti citato dalla Musti stessa al Csm in occasione di un incontro con lui e Scafarto per parlare delle carte di Cpl. Ma i documenti dell'inchiesta sono tutti firmati dal maggiore De Rosa (che la Musti giudica equilibrato). A che titolo compare insomma De Caprio in questo incontro introduttivo? Esistono tracce di questo incontro? È stata verbalizzata la consegna di materiale o di una informativa? A quanto è dato sapere, no; tuttavia, non si può escludere, dato che si trattava di un incontro coperto da segreto d’indagine: sono noti solo i documenti “pubblici”. Resta quindi da capire perché “Ultimo” avrebbe alluso, in modo del tutto inappropriato, come lei stessa sottolinea al Csm, all’indagine-“bomba”. Eppure, questa rivelazione riesce a quadrare con un caso affrontato dal Csm nella stessa tornata di audizioni senza che, fino al giorno prima, esistesse un collegamento tra Cpl e Consip (se non Scafarto e Woodcock). Il Pd lo nota e lo segnala all’opinione pubblica.

Consegna del silenzio. Un aspetto oscuro è la raccomandazione riferita da “Ultimo” dopo le accuse contro di lui: la Musti avrebbe chiesto di non far sapere delle indagini né al prefetto Di Bari né al comandante provinciale dei carabinieri Savo, sospettandoli di collusioni con le grandi cooperative rosse. Se ipotizziamo che la dichiarazione sia veritiera, sfugge l'obiettivo della Musti o mancano elementi per contestualizzarlo. In quel periodo infatti era in corso un’indagine “minore” sulla Prefettura poi archiviata. Ma potrebbe riguardare la nomina dell'ex procuratore capo Vito Zincani (pensionato solo 4 mesi prima) a Presidente dell’organismo di vigilanza della nuova Cpl Concordia, ancora nella bufera. Nomina annunciata il 29 aprile, quindi poco prima che il gip finisca di vagliare gli atti da Napoli e poco dopo che la Procura ha preso in mano il caso che riguarda un colosso delle coop rosse. È possibile un collegamento? Dalle parole di “Ultimo” non emerge una risposta e la Musti non ha commentato.

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