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Poesia Festival, nove paesi modenesi diventano tempio della parola che incanta

di Michele Fuoco
Poesia Festival, nove paesi modenesi diventano tempio della parola che incanta

Oggi, 20 settembre, alle 21 al teatro Fabbri di Vignola inaugurazione del Poesia Festival.  Ospiti sul palco Patrizia Valduga, Massimo Cacciari e il flautista Andrea Griminelli

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La poesia rivive, per la tredicesima volta, la sua festa nelle Terre di Castelli (Castenuovo, Castelvetro, Marano, Savignano, Spilamberto, Vignola, Guiglia, Zocca) e a Castelfranco, con la parola che incanta, tocca le corde del cuore, induce alla riflessione, porta una rinnovata fede nella creatività. Il Festival, dopo l’“anteprima” di ieri sera, dedicata ad Enzo Ferrari, e quella di stasera con i poeti locali, entra nel vivo dei grandi appuntamenti, stasera, 20 settembre, alle 21, al Teatro Fabbri di Vignola con la poetessa Patrizia Valduga, il filosofo Massimo Cacciari e il flautista Andrea Griminelli, e terminerà domenica a Spilamberto con un omaggio a John Lennon, facendo convivere e dialogare musica, parole e immagini. A viva voce e a memoria la Valduga leggerà i suoi versi, soprattutto dell'ultima raccolta “Il libro delle laudi”, ma possibili le incursioni anche nei componimenti di grandi del passato, come Petrarca, Pascoli, Raboni. A Cacciari il compito di spaziare dalla poesia ai rapporti con le altre arti; a Griminelli di offrire un “virtuoso” concerto di repertorio classico ma non solo, con Andrea Candeli alla chitarra. Presentazione di Miriam Accardo.

L'evento pone, da 13 anni, un'accanita resistenza contro chi vuole o pensa che la poesia sia al declino e ne celebra il funerale. Soltanto perché le grandi case editrici continuano a mostrare una certa indifferenza nei confronti dei poeti che non portano molto denaro nelle loro casse. Si grida al miracolo se autori, anche consacrati e autorevoli, riescono a vendere dalle 5 alle 10mila copie. Il giudizio negativo sulla poesia, con processi sommari, si fonda, quindi, sul fatto che i lettori siano pochi, sempre meno, senza pensare che numerosi sono i piccoli editori che pubblicano, se pure spesso a pagamento, opere di poesia, in cui scoprire persino uno spazio di sperimentazione dove si inseriscono giovani di buone promesse che scelgono la rottura con le abusate forme linguistiche. E senza dimenticare che i blog sono infiniti, anche se non selettivi, e vengono visitati con facilità e molto spesso.

Necessario evidenziare che un valido aiuto alla poesia viene proprio da festival internazionali, come quello che si svolge nel territorio modenese, per la capacità di comunicazione diretta con il grande pubblico. E a fare della lettura dei versi un momento significativo della propria cultura e della propria esistenza sono autori, soprattutto di primo piano, alcuni dei quali tornati più volte nelle Terre di Castelli. Gli italiani Loi, De Angelis, Magrelli, Balestrini, Candiani, Viviani, Frabotta, Cavalli, Candiani, Pusterla, Buffoni, D'Elia, Cucchi, Conte, Gualtieri, Pecora, Leardini, Scabia, Rondoni... e gli stranieri, tra cui aspiranti al Nobel della letteratura, Yves Bonnefoy, Yang Lian, Paul Muldoon, Kim Ki Dong, Tony Harrison, Durs Grunbein, Luis Gracia Montero, Benjamin Prado, Isabel Alegrìa, Armitage, McKendrick, Jorie Graham (Premio Pulitzer)... garantiscono la continuità dell'eccellenza delle proposte, in un orizzonte culturale ricco di temi, di costruzioni sintattiche e metriche che concorrono a recuperare e determinare il senso della contemporaneità.

Per una settimana il festival consente ai nove paesi modenesi di diventare una sorta di tempio della poesia, di accedere alla cultura del verso, di meditare sulle sue trasformazioni e sulla sua identità. Agli autori è data la possibilità anche di autopromozione, quella promozione che gli editori non riescono a garantire con la loro distribuzione sempre più limitata a poche librerie. Al Festival si avvera un uso più comunicativo del linguaggio lirico, inteso come dono e come ricerca. Un linguaggio che sostiene un rigoroso criterio di selezione della parola e organizzazione del verso, restituendo senso e spessore a motivi interiori, ma anche a temi sociali, all'esperienza delle cose, all'esistenza dell'uomo, con un forte e spaziante scavo nella realtà a tutti i livelli. E la tensione conoscitiva porta la poesia a tessere relazioni con altri linguaggi, legati alla musica, all'arte, allo spettacolo, al teatro, quasi in una operazione di ibridazione, di moltiplicazione, di nuove conoscenze.

Così le manifestazioni nelle Terre di Castelli giungono ad essere una forza di conoscenza della vicenda dell'uomo, agevolano un movimento più libero di scambio anche di idee che costituisce una base di impegno comune da parte degli amministratori che hanno voluto fare della poesia un fenomeno non elitario, ma diffuso, allargato e condiviso.


 

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