Studiosa scova un quadro dei Pico a Torino
Mirandola. La caccia di Simonetta Calzolari alle opere disperse dopo la caduta della signoria
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MIRANDOLA. Un nuovo tassello per il recupero del patrimonio artistico mirandolese è stato dato dall'identificazione di un dipinto di scuola fiamminga attualmente conservato alla Galleria Sabauda di Torino.
L’identificazione si deve a Simonetta Calzolari, da anni impegnata nello studio dell’arte della Bassa.
«Gli studi sul collezionismo dei Pico stagnavano da decenni - ha raccontato - Si era fermi ai dipinti mitologici e ai ritratti dinastici ora conservati al palazzo ducale di Mantova, poi il Gruppo Studi Bassa Modenese ha pubblicato un volume dedicato alle collezioni d’arte che i Pico avevano creato nel corso del 600, in cui finalmente si portavano notizie nuove sulle opere conservate a Mirandola e ora disperse: da lì ho avuto l’idea di accertare se fosse possibile identificare dipinti ancora esistenti. Qualche opera era già stata identificata da altri studiosi, in quanto buona parte della collezione mirandolese aveva fatto parte in precedenza di un’altra raccolta, a Verona, quella di Giovan Pietro Curtoni (1599/1600-1656). Ma nessuno se ne era occupato nell’ottica dei Pico. C’è voluto del tempo ma ho ritrovato due dipinti, uno di Claudio Ridolfi (1570ca-1644) di cui attualmente si ignora l’ubicazione e un secondo del fiammingo Gillis van Valckenborch (1570-1622) “Il passaggio del Mar Rosso” ora alla Sabauda».
Il ritrovamento è avvenuto seguendo le vicissitudini dei dipinti dopo che furono venduti dall’ultimo discendente di casa Pico Francesco Maria agli inizi del ’700, immessi sul mercato e acquistati da vari acquirenti, spesso importanti collezionisti.
«Un piccolo gruppo di dipinti dei Pico fu acquisito da Eugenio di Savoia, il fatto che alcuni quadri fossero stati acquistati da lui mi ha messo sulla strada giusta per identificare quello del Valckenborch».
L’identificazione si deve a Simonetta Calzolari, da anni impegnata nello studio dell’arte della Bassa.
«Gli studi sul collezionismo dei Pico stagnavano da decenni - ha raccontato - Si era fermi ai dipinti mitologici e ai ritratti dinastici ora conservati al palazzo ducale di Mantova, poi il Gruppo Studi Bassa Modenese ha pubblicato un volume dedicato alle collezioni d’arte che i Pico avevano creato nel corso del 600, in cui finalmente si portavano notizie nuove sulle opere conservate a Mirandola e ora disperse: da lì ho avuto l’idea di accertare se fosse possibile identificare dipinti ancora esistenti. Qualche opera era già stata identificata da altri studiosi, in quanto buona parte della collezione mirandolese aveva fatto parte in precedenza di un’altra raccolta, a Verona, quella di Giovan Pietro Curtoni (1599/1600-1656). Ma nessuno se ne era occupato nell’ottica dei Pico. C’è voluto del tempo ma ho ritrovato due dipinti, uno di Claudio Ridolfi (1570ca-1644) di cui attualmente si ignora l’ubicazione e un secondo del fiammingo Gillis van Valckenborch (1570-1622) “Il passaggio del Mar Rosso” ora alla Sabauda».
Il ritrovamento è avvenuto seguendo le vicissitudini dei dipinti dopo che furono venduti dall’ultimo discendente di casa Pico Francesco Maria agli inizi del ’700, immessi sul mercato e acquistati da vari acquirenti, spesso importanti collezionisti.
«Un piccolo gruppo di dipinti dei Pico fu acquisito da Eugenio di Savoia, il fatto che alcuni quadri fossero stati acquistati da lui mi ha messo sulla strada giusta per identificare quello del Valckenborch».
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