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Quando Torello cercava affari a Reggio

di Evaristo Sparvieri
Quando Torello cercava affari a Reggio

Consigliere Pd rivela: «L’uomo che minacciò Tizian voleva dei contatti con le istituzioni in Provincia»

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REGGIO EMILIA. «Credo che Femia sappia bene di cosa si stia parlando. E sono certo che i magistrati gli chiederanno spiegazioni di quei contatti che Torello usava su Reggio Emilia. Sempre che ciò non sia già stato fatto». E ancora: «È inquietante il fatto che Torello, considerato un faccendiere della ‘ndrangheta, sia stato presentato da un esponente delle istituzioni del centrodestra: vuol dire che quel clan aveva contatti diretti con esponenti politici che invece di diventare un argine rispetto agli interessi del clan ne sono diventati portavoce».

Parole di Giovanni Tizian giornalista dell’Espresso, a proposito della rivelazione del consigliere comunale Pd di Reggio Emilia, Pierluigi Saccardi, che a margine della seduta in Consiglio comunale nella città del Tricolore, (nel corso della quale sono state formalizzate le dimissioni del consigliere di Forza Italia Pagliani condannato 4 anni in appello nell’ambito del processo Aemilia ndr), ha svelato di essere stato contattato in due occasioni – nel maggio 2014 e nel novembre 2016 – dall’imprenditore piemontese, Guido Torello, nel febbraio di quest’anno condannato in primo grado a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa.

Saccardi ha poi rivelato di essere stato contattato in due occasioni nel maggio 2014 e nel novembre 2016 dall’imprenditore torinese Giovanni Torello: «Mi chiedeva contatti con le istituzioni per presunti affari». E li chiese con l’intermediazione di «un esponente del centrodestra che aveva un ruolo istituzionale» Saccardi ha aggiunto di avere immediatamente denunciato l’accaduto al questore Roberto Savi e al prefetto Antonella De Miro.

Tizian non si mostra particolarmente sorpreso da queste novità rivelate dal consigliere Pd. «Numerose procure d’Italia, da Trapani a Milano, fino a Reggio Calabria e Catanzaro, stanno indagando per capire se questi contatti fra mondi apparentemente distanti non nascano nei mondi di mezzo, ovvero in quei luoghi in cui si incontrano portatori di interessi e dove l’impresa si incontra con la criminalità. - spiega Giovanni Tizian - E per capire se, a far da collante, ci sia la massoneria, come sta emergendo con forza in inchieste in numerose parti d’Italia, dove si sta scoprendo che la ’ndrangheta è inserita in circuiti massonici che hanno garantito ai clan grandi affari».

È proprio la voce di Torello quella che, nell’ambito dell’inchiesta “Black Monkey”, durante una telefonata intercettata con il boss, Nicola “Rocco” Femia (oggi collaboratore di giustizia), complottava di «sparare in bocca» al giornalista dell’Espresso, finito nel 2012 sotto scorta dopo numerosi articoli considerati scomodi, nei quali aveva rivelato gli affari del clan.

«Sono curioso di capire se in futuro si vorranno approfondire questi rapporti opachi e torbidi e dal punto di vista dell’etica inspiegabili – aggiunge Giovanni Tizian – il racconto di Saccardi testimonia un fatto grave, perché dimostra la capacità dei clan di arrivare ovunque».

Secondo il giornalista, «la pericolosità di questi avvicinamenti delle cosche nei confronti della politica sta tutta nella invisibilità mafiosa, ovvero nella difficoltà di distinguere chi è l’interlocutore che ci si trova davanti. In questo caso specifico, su Torello erano già disponibili notizie sul web, che hanno facilitato il comportamento del consigliere comunale. Poi ci sono quelli più spregiudicati che non valutano il personaggio che si trovano davanti bensì soltanto ciò che questo ha da offrire».

Ma l’episodio segnalato da Saccardi, secondo Tizian, mostra anche un altro elemento di interesse sul quale vale la pena di soffermarsi.

Che consiste proprio nel rapporto tra politica e criminalità organizzata: «In Emilia si continuava a negare che ci fossero rapporti. Ora con condanne e processi giunti a conclusioni lo si fa meno. Ma il rapporto tra mafia e politica, ovvero la capacità dei clan di avere contatti con la politica, resta sempre un argomento molto divisivo, in Emilia come nel resto d’Italia. Mente invece di fronte a verità giudiziarie dovrebbe essere considerato un’evidenza».

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