Fuori dalla white list, vuole i soldi
Palagano. La Lami chiede un risarcimento da 1.5 milioni ma lo Stato si oppone: «Esclusione giusta»
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PALAGANO. Esclusa dalla white list del terremoto il 18 giugno 2014 e riammessa “in considerazione di sopravvenute circostanze” il 5 settembre, la Lami Costruzioni ha chiesto un maxi risarcimento allo Stato quantificato in 1.5 milioni di euro. L’azienda, rappresentata dall’ex sindaco di Brescello Ermes Cofrini e Stefano Baccolini, ha sostenuto di aver subito gravi danni economici dopo che aveva chiuso il 2013 con un fatturato di oltre 11 milioni e un preventivo di crescita nell’anno successivo. Le rimostranze fanno riferimento a risoluzioni unilaterali di contratti di appalto già aggiudicati poste in essere da diverse amministrazioni pubbliche appaltanti alle quali era stata comunicata l’adozione dell’informativa antimafia; al blocco dei pagamenti applicato da altre stazioni appaltanti; alla indisponibilità di alcuni istituti di credito, di cui Lami è cliente, alla concessione di nuovi affidamenti fino al recesso di altre banche dal contratto di conto corrente e dalla revoca degli affidamenti già concessi a Lami Costruzioni. A ciò si aggiunge anche l’impossibilità di partecipare alle gare per appalti pubblici.
Ma i giudici del Tar hanno rigettato la richiesta sconfessando la Lami, che sosteneva come il reinserimento in white list fosse avvenuto senza particolari modifiche societarie. L’azienda di Susano, invece, aveva depositato il 1 settembre 2014 al tribunale di Palermo un atto in cui attestava lo scioglimento dal vincolo sociale fino a quel momento esistente con la società consortile Butera, ossia uno dei principali motivi che aveva portato all’esclusione dalla white list visto la contiguità con la criminalità organizzata. Una presa di distanze salvifico, ma che ha portato i giudici a rigettare il ricorso.
Ma i giudici del Tar hanno rigettato la richiesta sconfessando la Lami, che sosteneva come il reinserimento in white list fosse avvenuto senza particolari modifiche societarie. L’azienda di Susano, invece, aveva depositato il 1 settembre 2014 al tribunale di Palermo un atto in cui attestava lo scioglimento dal vincolo sociale fino a quel momento esistente con la società consortile Butera, ossia uno dei principali motivi che aveva portato all’esclusione dalla white list visto la contiguità con la criminalità organizzata. Una presa di distanze salvifico, ma che ha portato i giudici a rigettare il ricorso.
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