Modena, caso chioschi: la Procura va in appello contro tutti
Presentata un’istanza identica alla prima richiesta di processo: stessi imputati, compresi i politici, e stesse accuse
MODENA. Caso chioschi, via all’appello. Rinunciando all’idea iniziale di chiedere un secondo processo per i soli dirigenti comunali coinvolti nel controverso progetto al Parco della Rimembranza, la procura ha presentato un ricorso fatto in carta carbone sulla prima richiesta di giudizio: restano quindi i sei imputati che dovranno affrontare la Corte d’Appello a Bologna dopo un’assoluzione a pieno titolo il primo grado decisa dal giudice Barbara Malvasi dopo un lungo processo ricco di consulenze tecniche.
Sono sempre sei quindi gli imputati per i presunti abusi edilizi dei chioschi rilevati dal pm Claudia Natalini: gli ex assessori Daniele Sitta e Stefano Prampolini, i soprintendenti Graziella Polidori e Paola Grifoni, i tecnici comunali Marco Stancari e Giovanni Villanti.
La Procura, insomma, non solo ritiene che l’assoluzione dei sei non sia conforme a quanto emerso dalle indagini condotte ma che è necessario un secondo passaggio processuale con gli stessi imputati. Come a dire che l’impostazione alla quale era arrivata l’inchiesta era quella giusta. Anche la parte civile, l’associazione Italia Nostra di Modena, presenterà una sua istanza d’appello.
Andando a ricapitolare le accuse, per Giovanni Villanti, dirigente in pensione del settore Pianificazione territoriale e trasformazione urbanistica del Comune, e per Marco Stancari, dirigente del settore Pianificazione territoriale e poi all’Urbanistica, l’accusa è di avere agito in concorso per la violazione dell’articolo 44 del decreto 380 del 2001.
Per tutti e sei e quindi anche per Paola Grifoni, ex soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Bologna, Reggio e Modena, e Graziella Polidori, in qualità di funzionario istruttore e responsabile del procedimento presso la stessa Soprintendenza; per Daniele Sitta, nella qualità di assessore all’Urbanistica prima e assessore alle Politiche economiche poi, e per Stefano Prampolini, quale assessore all’epoca (siamo nel fatidico 2005) alle Politiche economiche e poi (dal 2013) al Centro storico il capo di imputazione è di avere agito in concorso, destinando il Parco delle Rimembranze, tutelato dalle norme, “ad un uso incompatibile con la qualificazione, il carattere, la vocazione storico culturale che lo contraddistingue, nonché ad un uso pregiudizievole per la sua conservazione e la sua integrità”.
In appello si discuterà quindi di nuovo dell’utilizzo del Parco della Rimembranza nell’ambito del progetto di riqualificazione del centro messo a punto dalla Giunta Pighi e seguito – in fase progettuale, di permessi e concessioni- dai tecnici con l’avallo della soprintendenza e soprattutto di quei sette chioschi programmati secondo la procura con materiali e metodi invasivi se non devastanti per la vegetazione, un intervento che snaturerebbe il parco rovinandolo. Bisogna però ricordare che al termine della prima sentenza – un’assoluzione per tutti e sei gli imputati – il giudice aveva “liberato” i cantieri dei quattro chioschi dai sigilli del sequestro preventivo durato per tre anni e mezzo. Oggi i chioschi sono teoricamente “liberi” ma in realtà non hanno i permessi. Anche se il Comune è già all’opera per “alleggerire” le strutture, le concessioni del comune sono infatti scadute durante i tre anni e mezzo di sequestro proprio perché era previsto che scadessero in caso i lavori non rispettassero i tempi di concordati. Per questo motivo ora si dovrà rifare tutto l’iter partendo da nuovi permessi della Soprintendenza. Nel frattempo, però, è cambiato il soprintendente…
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