Bar e ristoranti: «Buoni pasto? Solo da noi»
Crescono i timori tra i bar ed iristoranti di Modena. La è quella di veder sparire, ad uno ad uno, i clienti abituali che usano i buoni pasto. La 'colpa' è del nuovo decreto ministeriale che dal 9...
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Crescono i timori tra i bar ed iristoranti di Modena. La è quella di veder sparire, ad uno ad uno, i clienti abituali che usano i buoni pasto. La 'colpa' è del nuovo decreto ministeriale che dal 9 settembre scorso ha rivoluzionato il sistema dei buoni pasto estendendone l'utilizzo.
Di fatto, ora questi buoni diventerebbero più simili a dei coupon perchè sono spendibili «anche con agriturismi, coltivatori diretti, spacci aziendali e mercatini». Inoltre sono cumulabili, fino a otto. Il che vuol dire, facendo due calcoli, che un buono pasto generico del valore tra i 5,29 ed i sette euro, sommato ad altri sette porta ad un 'gruzzolo' tra i 42 ed i 56 euro usabile in una unica soluzione.
E la cosa va decisamente di traverso agli esercenti di bar, ristoranti, ai titolari dei pubblici esercizi o delle rivendite alimentari. Per Daniele Mariani , presidente provinciale Fiesa-Confesercenti, «snatura la norma che mira a dare un trattamento fiscale di favore» per i lavoratori che li utilizzano al posto del servizio mensa. «La cumulabilità ne stravolge il contenuto. Perchè consente la possibilità di utilizzarli per fare acquisti, anche in tempi differiti rispetto alla consumazione del pasto sostitutivo al servizio mensa, di prodotti destinati non al consumo immediato». Il risultato è, aggiunge Gianfranco Zinani, numero uno Fipet, il rischio di «creare nuovi ulteriori problemi alla categoria dei pubblici esercizi perchè trasforma di fatto i buoni pasto in buoni acquisto, allontanando sempre più clienti da ristoranti, bar e tutte le attività di somministrazione».
Il buono pasto è nato come servizio sostitutivo alla mensa «e così deve restare. Pena, la messa in difficoltà di una categoria che solo ora, anche in ambito locale inizia nuovamente a crescere dopo anni di crisi», avvisa ancora Zinani. «Va inoltre evidenziato- conclude- che, tra sconti diversi, tempi di pagamento allungati ed altri costi accessori, la gestione dei buoni pasto ha complicato enormemente la vita dei pubblici esercizi».
No dunque ai buoni pasto trasformati in "buoni spesa"; tra l'altro la novità normativa dice che «l'utilizzo del buono non deve necessariamente avere luogo in un giorno lavorativo ma anche in una giornata non lavorata o festiva», segnalano infine le due categorie di Confesercenti Modena.
Di fatto, ora questi buoni diventerebbero più simili a dei coupon perchè sono spendibili «anche con agriturismi, coltivatori diretti, spacci aziendali e mercatini». Inoltre sono cumulabili, fino a otto. Il che vuol dire, facendo due calcoli, che un buono pasto generico del valore tra i 5,29 ed i sette euro, sommato ad altri sette porta ad un 'gruzzolo' tra i 42 ed i 56 euro usabile in una unica soluzione.
E la cosa va decisamente di traverso agli esercenti di bar, ristoranti, ai titolari dei pubblici esercizi o delle rivendite alimentari. Per Daniele Mariani , presidente provinciale Fiesa-Confesercenti, «snatura la norma che mira a dare un trattamento fiscale di favore» per i lavoratori che li utilizzano al posto del servizio mensa. «La cumulabilità ne stravolge il contenuto. Perchè consente la possibilità di utilizzarli per fare acquisti, anche in tempi differiti rispetto alla consumazione del pasto sostitutivo al servizio mensa, di prodotti destinati non al consumo immediato». Il risultato è, aggiunge Gianfranco Zinani, numero uno Fipet, il rischio di «creare nuovi ulteriori problemi alla categoria dei pubblici esercizi perchè trasforma di fatto i buoni pasto in buoni acquisto, allontanando sempre più clienti da ristoranti, bar e tutte le attività di somministrazione».
Il buono pasto è nato come servizio sostitutivo alla mensa «e così deve restare. Pena, la messa in difficoltà di una categoria che solo ora, anche in ambito locale inizia nuovamente a crescere dopo anni di crisi», avvisa ancora Zinani. «Va inoltre evidenziato- conclude- che, tra sconti diversi, tempi di pagamento allungati ed altri costi accessori, la gestione dei buoni pasto ha complicato enormemente la vita dei pubblici esercizi».
No dunque ai buoni pasto trasformati in "buoni spesa"; tra l'altro la novità normativa dice che «l'utilizzo del buono non deve necessariamente avere luogo in un giorno lavorativo ma anche in una giornata non lavorata o festiva», segnalano infine le due categorie di Confesercenti Modena.
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