«Modello l’acciaio e creo opere d’arte»
L’artista e ingegnere Jan Koralberg al Salotto Aggazzotti con quadri realizzati con un metodo unico da lui brevettato
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Un ingegnere artista che brevetta la sua “invenzione” legata alle modifiche chimiche dell’acciaio ancora non si era mai visto. Accade ora con Giampaolo Orlando, 31enne ingegnere laureato nella nostra Università e titolare di una azienda di Sassuolo che si occupa di decorazioni architettonica attraverso l’acciaio. Nell’arte e in architettura si è visto ormai di tutto ed è per questo che quando emerge qualche novità la sorpresa è duplice. In primo luogo perché si immaginano sviluppi futuri - sia tecnici sia appunto artistico-culturali - e perché “nuovi” artisti possono arrivare sulla scena. Tutto ciò accade, come il pubblico potrà vedere da oggi nella mostra “Mvtina EX Metallo” al Salotto culturale di Simonetta Aggazzotti in viale Martiri della libertà 38, grazie a un artista italo polacco, Jan Koralberg.
Il suo è un nome d’arte, derivante dalla traduzione polacca di Giampaolo e per quanto riguarda il cognome dall’unione di una precedente ditta di cui l’artista faceva parte con il termine “berg”. Le opere di Jan - ne sono esposte oltre 20 al salotto Aggazzotti, fino all’8 ottobre insieme a quelle del fotografo modenese Daniele Ferrari - sorprendono proprio per la novità. Sono lastra completamente lisce sulle quali però sono “disegnati” paesaggi e figure. «Si tratta - spiega l’artista ingegnere - di una tecnica che abbiamo inventato e brevettato una decina di anni fa. Quando in ambito professionale la proponiamo ad architetti e designer spesso rimangono sorpresi perché si tratta di una novità. Oggi si usa molto l’acciaio Corten, che io non amo troppo, mentre qui c’è un materiale innovativo».
Questo il lato professionale, ma appunto qui emerge anche quello artistico: «A fianco del mio lavoro ho sempre coltivato la passione per l’arte e quest’anno ho anche esposto nell’ambito di Fotografia Europea di Reggio, a primavera. Ho quindi deciso di mostrare questi interventi».
Jan non vuole rivelare esattamente la tecnica, che a livello industriale si realizza attraverso macchinari: «A livello artistico invece opero manualmente e posso dire che agisco con una sorta di pennello - dice il giovane ingegnere - e faccio emergere la materia dall’acciaio. In questo modo ho potuto realizzare paesaggi e ora sto studiando per fare emergere anche alcuni colori. Con la tecnica che abbiamo brevettato, infatti, si può fare quasi tutto: ho anche unico in un ibrido acciaio inox e rame».
Queste opere sono praticamente indistruttibili: possono essere lasciate alle intemperie e sono praticamente eterne. Al salotto Aggazzotti sono esposte opere che richiamo le eccellenze modenesi, dall’aceto balsamico a Pavarotti alla Ferrari, insieme ad alcuni “scatti” raffiguranti Modena. Tutto nel nome dell’arte e del progresso tecnologico.
Stefano Luppi
Il suo è un nome d’arte, derivante dalla traduzione polacca di Giampaolo e per quanto riguarda il cognome dall’unione di una precedente ditta di cui l’artista faceva parte con il termine “berg”. Le opere di Jan - ne sono esposte oltre 20 al salotto Aggazzotti, fino all’8 ottobre insieme a quelle del fotografo modenese Daniele Ferrari - sorprendono proprio per la novità. Sono lastra completamente lisce sulle quali però sono “disegnati” paesaggi e figure. «Si tratta - spiega l’artista ingegnere - di una tecnica che abbiamo inventato e brevettato una decina di anni fa. Quando in ambito professionale la proponiamo ad architetti e designer spesso rimangono sorpresi perché si tratta di una novità. Oggi si usa molto l’acciaio Corten, che io non amo troppo, mentre qui c’è un materiale innovativo».
Questo il lato professionale, ma appunto qui emerge anche quello artistico: «A fianco del mio lavoro ho sempre coltivato la passione per l’arte e quest’anno ho anche esposto nell’ambito di Fotografia Europea di Reggio, a primavera. Ho quindi deciso di mostrare questi interventi».
Jan non vuole rivelare esattamente la tecnica, che a livello industriale si realizza attraverso macchinari: «A livello artistico invece opero manualmente e posso dire che agisco con una sorta di pennello - dice il giovane ingegnere - e faccio emergere la materia dall’acciaio. In questo modo ho potuto realizzare paesaggi e ora sto studiando per fare emergere anche alcuni colori. Con la tecnica che abbiamo brevettato, infatti, si può fare quasi tutto: ho anche unico in un ibrido acciaio inox e rame».
Queste opere sono praticamente indistruttibili: possono essere lasciate alle intemperie e sono praticamente eterne. Al salotto Aggazzotti sono esposte opere che richiamo le eccellenze modenesi, dall’aceto balsamico a Pavarotti alla Ferrari, insieme ad alcuni “scatti” raffiguranti Modena. Tutto nel nome dell’arte e del progresso tecnologico.
Stefano Luppi
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