Gazzetta di Modena

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Perché i bambini sappiano anche riconoscere il vento

di Monica Tappa
Perché i bambini sappiano anche riconoscere il vento

Bentornati a scuola, senza pensare che lo smartphone in classe sia una svolta Alla ricerca di un equilibrio, tra polemiche e proclami: che si chiama attenzione

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C’era una volta il maestro. Poi è arrivato il 1990. Esattamente ventisette anni fa, con la legge 148/1990, spariva la figura del docente unico alle elementari e si introducevano i «moduli» ovvero la compresenza di tre insegnanti che ruotano su due classi. A firmare questa vera e propria rivoluzione il ministro dell’istruzione di allora, Sergio Mattarella.

Resta nella memoria, a molti nel cuore (e sicuramente invece qualcuno proprio non ci vuol più pensare) questa figura che, dal suono della prima campanella, per cinque lunghi anni, tra fiocchi rosa e azzurri e grembiuli bianchi o neri, calamai e matite, libri di lettura, sussidiari e gessetti, guidava bimbetti dagli occhi spalancati e dalle menti curiose - sì, ok non tutti, qualcuno si annoiava e basta e la sedia gli pizzicava il sedere - alla scoperta di com’è fatto il mondo e della storia, delle regole del buon vivere, della grammatica e dalle formule matematiche. E faceva riempire i quaderni a righe e quadretti di stanghette e corsivi, cornicette, operazioni e figure geometriche.

Certo, ci sono quelli che hanno avuto come insegnante qualcuno che assomigliava alla maestrina dalla penna rossa, quella che “tien la classe allegra, sorride sempre, grida sempre con la sua voce argentina che par che canti, picchiando la bacchetta sul tavolino e battendo le mani per imporre silenzio; poi quando escono, corre come una bimba dietro all'uno e all'altro per rimetterli in fila; e a questo tira su il bavero, a quell' altro abbottona il cappotto perché non infreddino; li segue fin sulla strada perché non s' accapiglino, supplica i parenti che non li castighino a casa e porta delle pastiglie a quei che han la tosse” descritta da De Amicis nel libro Cuore del 1886. E ci sono gli altri, quelli che invece trovano somiglianze con la perfida signora Spezzindue, preside della scuola frequentata dalla protagonista di uno dei romanzi di Roald Dahl, “Matilda” (Matilde nell’edizione Salani). Due classici della letteratura. Poi ci sono quelli che hanno vissuto dal vivo Mario Lodi, Gianni Rodari, Don Milani. “Maestri” con la M maiuscola, educatori veri e appassionati. Di quelli che “masticano bambini e sputano uomini”, per citare una frase di un albo illustrato straordinario, che verrà presentato domenica alle 18, a Formigine, e che si intitola proprio “Il Maestro”. Al parco, se è bel tempo, sotto il loggiato del castello, se piove.

Certo che da allora, dal maestro unico, la scuola ne ha visti di cambiamenti. Un cammino lastricato di esperimenti, passi indietro, balzi nel futuro, strattoni e condizionali. L’ultima novità di quest’anno è l’autorizzazione all’uso di smartphone e tablet a scuola (l’anno scorso invece il divieto era totale). E il digitale avanza e sembra, a molti, una invasione: di “Inclusione digitale” si è parlato anche al meeting che si è tenuto recentemente proprio a Modena. E’ banale ma è importante ricordare che le novità non sono buone o cattive in se stesse ma a seconda dell’uso che ne facciamo. E più che di polemiche e di divieti e proclami abbiamo bisogno di educare e ritrovare una centratura, un equilibrio. Abbiamo bisogno, come scrive Franco Arminio in una poesia tratta da “Cedi la strada agli alberi. Poesie d'amore e di terra”, “di contadini, di poeti, gente che sa fare il pane, che ama gli alberi e riconosce il vento. Più che l’anno della crescita, ci vorrebbe l’anno dell’attenzione. Attenzione a chi cade, al sole che nasce e che muore, ai ragazzi che crescono, attenzione anche a un semplice lampione, a un muro scrostato. Oggi essere rivoluzionari significa togliere più che aggiungere, rallentare più che accelerare, significa dare valore al silenzio, alla luce, alla fragilità, alla dolcezza”. E così sia. Non solo a scuola. Ma, magari, anche lì. Buon anno scolastico a tutti.



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