Il centro per le demenze fa da apripista regionale
Pavullo. “Francesco e Chiara” diventa un modello di assistenza pubblico-privata Bonaccini e Patriarca: «Il Terzo settore è decisivo nei nuovi orizzonti sanitari»
3 MINUTI DI LETTURA
PAVULLO . “Francesco e Chiara”, il centro servizi per gli anziani pavullese, fa scuola per il trattamento futuro delle demenze in Emilia-Romagna. È questo il risultato del convegno di ieri mattina, organizzato nella struttura, intitolato “Comunità e benessere dei cittadini fragili”. Si è parlato del nuovo assetto organizzativo ed operativo dei servizi previsto dal nuovo piano regionale, e dell’importanza dell’impresa sociale e del terzo settore nella sua realizzazione.
Stefano Bonaccini, presidente della Regione, ha divulgato quanto l’ente abbia investito nel 2016 per il sostegno alle persone anziane non autosufficienti e alle loro famiglie: 471 milioni di euro. Il tutto nell’ambito del nuovo piano socio-sanitario, che vede un sempre maggiore coinvolgimento del terzo settore, in particolare nei percorsi di trattamento delle demenze. In questo senso, l’attività della struttura Francesco e Chiara è servita da esempio, durante il convegno, di come dovrebbe agire la nuova sinergia tra pubblico e privato sociale auspicata dal piano regionale.
«Il terzo settore è una realtà indispensabile per il Paese - ha detto il parlamentare Edoardo Patriarca (Pd) - L’esperienza di “Francesco e Chiara” è un’esperienza di grande innovazione, può essere una sorta di progetto pilota».
Un percorso partito ufficialmente lo scorso anno, ma in realtà attiva da tempo: «Il nucleo demenze della struttura è attivo dal 2008 - ha spiegato la coordinatrice Daniela Tintori - L’anno scorso ci sono stati accreditati sette posti», ora occupati da altrettanti ospiti. I sette anziani sono stati seguiti con il cosiddetto metodo “gentle care” (cura gentile): da un lato sono affiancati da professionisti, tra cui una psicologa, un medico geriatra e una terapista occupazionale; dall’altro sono inseriti in un ambiente che rispecchi il più possibile quello di casa, permettendo loro di compiere attività quotidiane, dalla cucina alla spesa o al giardinaggio, che ne mantengano attiva la mente. Il tutto coinvolgendo i famigliari, che vengono rieducati in vista di un ritorno a casa dei propri cari.
I costi per seguire gli ospiti sono rimborsati dal distretto sanitario, e metà della quota pagata dalle famiglie è sostenuta dal fondo regionale per la non autosufficienza.
Nell’ottica della Regione, su quei sette posti nel nucleo demenze bisogna lavorare su percorsi temporanei: «In passato i tempi di degenza erano molto lunghi - ha continuato Tintori - mentre la Regione ora vuole che si lavori su percorsi temporanei, incentrati sulla rieducazione dei familiari e dell’ospite, in favore di un rientro al domicilio».
«La Regione Emilia-Romagna è all’avanguardia, dal punto di vista degli stanziamenti economici e dell’attenzione ad un settore delicato come quello della non autosufficienza - ha aggiunto il direttore generale dell’Ausl di Modena Massimo Annicchiarico - Credo che la struttura “Francesco e Chiara” rappresenti un chiaro esempio di come il privato sociale possa dare risposte».
Enrico Vincenzi
Stefano Bonaccini, presidente della Regione, ha divulgato quanto l’ente abbia investito nel 2016 per il sostegno alle persone anziane non autosufficienti e alle loro famiglie: 471 milioni di euro. Il tutto nell’ambito del nuovo piano socio-sanitario, che vede un sempre maggiore coinvolgimento del terzo settore, in particolare nei percorsi di trattamento delle demenze. In questo senso, l’attività della struttura Francesco e Chiara è servita da esempio, durante il convegno, di come dovrebbe agire la nuova sinergia tra pubblico e privato sociale auspicata dal piano regionale.
«Il terzo settore è una realtà indispensabile per il Paese - ha detto il parlamentare Edoardo Patriarca (Pd) - L’esperienza di “Francesco e Chiara” è un’esperienza di grande innovazione, può essere una sorta di progetto pilota».
Un percorso partito ufficialmente lo scorso anno, ma in realtà attiva da tempo: «Il nucleo demenze della struttura è attivo dal 2008 - ha spiegato la coordinatrice Daniela Tintori - L’anno scorso ci sono stati accreditati sette posti», ora occupati da altrettanti ospiti. I sette anziani sono stati seguiti con il cosiddetto metodo “gentle care” (cura gentile): da un lato sono affiancati da professionisti, tra cui una psicologa, un medico geriatra e una terapista occupazionale; dall’altro sono inseriti in un ambiente che rispecchi il più possibile quello di casa, permettendo loro di compiere attività quotidiane, dalla cucina alla spesa o al giardinaggio, che ne mantengano attiva la mente. Il tutto coinvolgendo i famigliari, che vengono rieducati in vista di un ritorno a casa dei propri cari.
I costi per seguire gli ospiti sono rimborsati dal distretto sanitario, e metà della quota pagata dalle famiglie è sostenuta dal fondo regionale per la non autosufficienza.
Nell’ottica della Regione, su quei sette posti nel nucleo demenze bisogna lavorare su percorsi temporanei: «In passato i tempi di degenza erano molto lunghi - ha continuato Tintori - mentre la Regione ora vuole che si lavori su percorsi temporanei, incentrati sulla rieducazione dei familiari e dell’ospite, in favore di un rientro al domicilio».
«La Regione Emilia-Romagna è all’avanguardia, dal punto di vista degli stanziamenti economici e dell’attenzione ad un settore delicato come quello della non autosufficienza - ha aggiunto il direttore generale dell’Ausl di Modena Massimo Annicchiarico - Credo che la struttura “Francesco e Chiara” rappresenti un chiaro esempio di come il privato sociale possa dare risposte».
Enrico Vincenzi
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
