Disabili, Ateneo più facile se c’è il tutor-studenti
Ripartono i corsi di formazione per i ragazzi disposti ad aiutare chi è in difficoltà Prof. Guaraldi: «Spesso nasce un rapporto di amicizia e l’aiuto diventa reciproco»
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«Mi sento dire da molti studenti: “Ho imparato più io dal disabile che lui da me”». Sono le parole del professor Giacomo Guaraldi, che da mercoledì ha ricominciato a tenere corsi di formazione per tutor universitari.
Corsi che UniMore tiene ormai da 10 anni per tutelare il diritto allo studio degli studenti disabili o con disturbi specifici dell’apprendimento (dsa). Nei primi tre mesi di iscrizioni, sono stati rilevate già più di 130 matricole con dsa. L’anno scorso sono state più di 300, mentre gli studenti disabili erano 236.
Come garantire loro una vita universitaria serena? «All’università - spiega Guaraldi - non esiste la figura del docente di sostegno. Tuttavia, una serie di leggi stabilisce che le università devono erogare servizi e accogliere studenti con bisogni educativi speciali, garantendo loro in particolare il servizio del tutorato».
Cosa sono, precisamente, i tutor universitari? «Distinguiamo due figure: il tutor alla pari ed il tutor didattico. Il primo è un compagno di corso dello studente disabile. Ha la sua stessa età e segue le sue stesse lezioni. Questa figura affianca il disabile e lo aiuta a compiere azioni di quotidianità all’interno dell’università, permettendogli di viverla come tutti gli altri. Il tutor didattico è invece uno studente più grande, che ha già compiuto il percorso accademico che il ragazzo da affiancare sta compiendo. Il suo compito è quello di aiutare lo studente disabile a studiare e a preparare gli esami». I tutor possono fare domanda per affiancare uno studente disabile o con dsa da un minimo di 75 fino a un massimo di 200 ore in un anno accademico. Mercoledì sono ricominciati i corsi per la loro formazione, con tanto di esame finale e 3 crediti formativi aggiunti.
«Il nostro Ateneo con questi corsi mira a formare entrambi i tipi di tutor. - illustra Guaraldi - Durano 24 ore, alcune di queste da quest’anno sono online. Introducono gli studenti alla cultura della disabilità, spiegano quali sono gli strumenti utili per i disabili e fanno soprattutto un’opera di sensibilizzazione. Chi, dopo il corso, decide di fare domanda e diventare tutor viene regolarmente retribuito». L’interesse degli studenti è alto, al punto da costringere la chiusura delle iscrizioni per evitare problemi logistici dati dal sovrannumero. Gli iscritti sono soprattutto studenti di Educazione, ma numerosi sono anche quelli di Psicologia e non mancano gli universitari di corsi apparentemente più “distanti”, come Giurisprudenza o Ingegneria. Di loro, circa la metà sostiene di volersi poi candidare per diventare tutor. Guaraldi sottolinea come sia importante che più persone vengano a conoscenza del mondo della disabilità, ancora troppo poco conosciuto e per questo ancora circondato da pregiudizi. Il non conoscere talvolta pone un freno agli studenti che arrivano a rifiutare l’incarico: «Alcuni dicono di non sentirsi in grado di farlo - sostiene il professore - ma non è una missione impossibile e anzi, si crea spessissimo un rapporto che arricchisce entrambi gli studenti. La cosa più importante è la creazione di un rapporto paritario. Il tutor non deve avere paura di chiedere aiuto al disabile per mettersi nelle condizioni di aiutarlo al meglio possibile. E non deve sentirsi superiore a lui. Bisogna imparare a vedere non i limiti, ma le potenzialità nascoste della persona con disabilità».
Eleonora Degoli
Corsi che UniMore tiene ormai da 10 anni per tutelare il diritto allo studio degli studenti disabili o con disturbi specifici dell’apprendimento (dsa). Nei primi tre mesi di iscrizioni, sono stati rilevate già più di 130 matricole con dsa. L’anno scorso sono state più di 300, mentre gli studenti disabili erano 236.
Come garantire loro una vita universitaria serena? «All’università - spiega Guaraldi - non esiste la figura del docente di sostegno. Tuttavia, una serie di leggi stabilisce che le università devono erogare servizi e accogliere studenti con bisogni educativi speciali, garantendo loro in particolare il servizio del tutorato».
Cosa sono, precisamente, i tutor universitari? «Distinguiamo due figure: il tutor alla pari ed il tutor didattico. Il primo è un compagno di corso dello studente disabile. Ha la sua stessa età e segue le sue stesse lezioni. Questa figura affianca il disabile e lo aiuta a compiere azioni di quotidianità all’interno dell’università, permettendogli di viverla come tutti gli altri. Il tutor didattico è invece uno studente più grande, che ha già compiuto il percorso accademico che il ragazzo da affiancare sta compiendo. Il suo compito è quello di aiutare lo studente disabile a studiare e a preparare gli esami». I tutor possono fare domanda per affiancare uno studente disabile o con dsa da un minimo di 75 fino a un massimo di 200 ore in un anno accademico. Mercoledì sono ricominciati i corsi per la loro formazione, con tanto di esame finale e 3 crediti formativi aggiunti.
«Il nostro Ateneo con questi corsi mira a formare entrambi i tipi di tutor. - illustra Guaraldi - Durano 24 ore, alcune di queste da quest’anno sono online. Introducono gli studenti alla cultura della disabilità, spiegano quali sono gli strumenti utili per i disabili e fanno soprattutto un’opera di sensibilizzazione. Chi, dopo il corso, decide di fare domanda e diventare tutor viene regolarmente retribuito». L’interesse degli studenti è alto, al punto da costringere la chiusura delle iscrizioni per evitare problemi logistici dati dal sovrannumero. Gli iscritti sono soprattutto studenti di Educazione, ma numerosi sono anche quelli di Psicologia e non mancano gli universitari di corsi apparentemente più “distanti”, come Giurisprudenza o Ingegneria. Di loro, circa la metà sostiene di volersi poi candidare per diventare tutor. Guaraldi sottolinea come sia importante che più persone vengano a conoscenza del mondo della disabilità, ancora troppo poco conosciuto e per questo ancora circondato da pregiudizi. Il non conoscere talvolta pone un freno agli studenti che arrivano a rifiutare l’incarico: «Alcuni dicono di non sentirsi in grado di farlo - sostiene il professore - ma non è una missione impossibile e anzi, si crea spessissimo un rapporto che arricchisce entrambi gli studenti. La cosa più importante è la creazione di un rapporto paritario. Il tutor non deve avere paura di chiedere aiuto al disabile per mettersi nelle condizioni di aiutarlo al meglio possibile. E non deve sentirsi superiore a lui. Bisogna imparare a vedere non i limiti, ma le potenzialità nascoste della persona con disabilità».
Eleonora Degoli
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