Gazzetta di Modena

Modena

L’arcivescovo Erio Castellucci: «Nelle parrocchie modenesi è ora di cambiare»

di Luca Beltrami
L’arcivescovo Erio Castellucci: «Nelle parrocchie modenesi è ora di cambiare»

Mons. Castellucci indica l’obiettivo del nuovo anno pastorale «Comunità afflitte da sette mali: serve guarirle e rinnovarle»

3 MINUTI DI LETTURA





[(Video) Modena, il vescovo Mons. Castellucci: "E' ora di rilanciare le parrocchie"]]

MODENA. Sarà la parrocchia il tema centrale dell’anno della Chiesa modenese. Ieri nell’aula magna del Centro Famiglia di Nazareth si è tenuto l’incontro inaugurale dell’anno pastorale, nel quale il vescovo don Erio Castellucci ha presentato la sua ultima Lettera Pastorale, intitolata “Parrocchia. Chiesa pellegrina tra le case”. Dopo la metafora della casa dell’anno scorso, ecco quella del viaggio, sviluppata sulle immagini dello zaino, dello stile di cammino e dell’alloggio. «Ogni parrocchia - ha spiegato il vescovo Castellucci - deve vivere l’essenziale, ed essenziali sono la Parola, l’eucarestia e la missione; il resto va rimosso o messo al servizio dell’essenziale. Papa Francesco ci chiede una Chiesa pellegrina, per farlo serve una conversione personale, uno stile comunitario e la revisione delle strutture. Nella lettera parlo dello zaino che ognuno porta con sé, nel quale non possono mancare l’acqua, che è la Parola di Dio, il pane, che è l’eucarestia, e i medicinali, ovvero la carità».

SETTE MALATTIE In particolare su quest’ultimo punto, il vescovo parla di sette “malattie” della comunità parrocchiale che solo la carità, “un composto di Parola di Dio e eucarestia”, può guarire: dalla maldicenza acuta alla lamentosi cronica, dall’emiparesi parrocchiale al perfettismo paranoico, fino alla calcolosi comunitaria, l’attivismo ansiogeno e la miopia pastorale. La seconda immagine è lo stile, il ritmo del cammino che la parrocchia deve avere. «Questo stile - prosegue il vescovo - è riassunto da Papa Francesco nella parola “accoglienza”. La comunità deve presentarsi più come famiglia che come azienda, capace di accogliere nel suo grembo anche i lontani». Poi, riprendendo l’immagine della casa, precisa: «L’accoglienza è come la porta esterna della casa: se è aperta le persone possono entrare, ma se è chiusa, le stanze possono essere anche ordinate e ben arredate, ma nessuno le vede.

ACCOGLIENZA. L’accoglienza sta alla base per cominciare o riprendere il cammino». Castellucci si è anche soffermato sull’accoglienza ai migranti: «Il Vangelo ci parla chiaramente quando dice: “Se amate quelli che vi amano, quali meriti ne avete?”. Contrariamente a quanto dice la storia, la Chiesa è sempre stata attenta a chi rimane indietro, è sempre stata prima nell’aiuto a chi era nel bisogno. Le comunità apostoliche intuirono la necessità di una giusta redistribuzione dei beni, nel Medioevo i monasteri furono centri di cultura e lavoro, le Università e i luoghi di accoglienza per i più piccoli sono nati in ambito cristiano.

Anche oggi la testimonianza della carità deve essere aperta ad esperienze nuove, la migrazione ci interroga in modo nuovo sulla carità e serve una risposta intelligente, non sempre emergenziale». Ultima immagine è l’alloggio, ovvero le strutture e la riorganizzazione delle parrocchie: «È un percorso cominciato nel novembre del 2015 e che durerà ancora un anno e mezzo. Si tratta di un’opera di alleggerimento necessaria, l’intento è non discriminare le piccole comunità, il che non significa accontentarle con la messa domenicale, ma renderle parte di comunità più vaste, valorizzarne le strutture e le tradizioni. Questa revisione - conclude il vescovo Castellucci - richiede collaborazione, perché la Chiesa non è fatta di piccoli orticelli, ma di missionarietà».
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google