Gazzetta di Modena

Modena

IL COMMENTO 

«L’inizio di una rivoluzione per il cuore della diocesi»

di Beppe Manni

La nuova lettera pastorale del Vescovo di Modena presentata ufficialmente il 23 settembre ha come titolo “La parrocchia: chiesa pellegrina tra le case”. La Parrocchia da molto tempo è oggetto di...

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La nuova lettera pastorale del Vescovo di Modena presentata ufficialmente il 23 settembre ha come titolo “La parrocchia: chiesa pellegrina tra le case”.

La Parrocchia da molto tempo è oggetto di studi e di preoccupazione nella chiesa, per vari motivi: la scarsità di preti, l’età avanzata dei presbiteri, riduzione degli abitanti nei paesi piccoli. Ma anche la progressiva indifferenza verso la religione, la riduzione della partecipazione alle liturgie e la gestione tradizionale spesso inadeguata.

La chiesa, afferma il vescovo, è una chiesa pellegrina che è in cammino tra la gente.

Nella prima parte “L’acqua, il pane e i medicinali nello zaino del pellegrino: la conversione personale”, c’è un invito a cambiare mentalità, ad abbandonare le sicurezze passate; a camminare con coraggio vincendo le resistenze dei tradizionalisti, a ritornare all’essenziale. Caricarsi come ogni pellegrino di uno zaino leggero che contiene solo il necessario l’acqua della Parola, il Pane dell’eucarestia e i medicinali per la salute. Come nelle comunità dei primi secoli: ascolto della parola, comunità e preghiera eucaristica. La Parrocchia è una grande casa con le porte sempre aperte dove non ci sono dei vicini e dei lontani.

La seconda parte è titolata: “Il ritmo dei passi dei pellegrini: lo stile comunitario”. La Parrocchia viene chiamata casa e famiglia di famiglie. Deve essere una comunità dove le parole d’ordine non sono il risultato quantitativo e l’efficienza ma la relazione e l’amore tra i membri: fraternità, prossimità, accoglienza, accompagnamento, specialmente verso i poveri le persone sole, i malati, i carcerati, gli stranieri. È la testimonianza più significativa e credibile di una comunità cristiana per “evangelizzare”, trasmettere il messaggio del vangelo. La parrocchia deve declericalizzarsi attraverso una reale collaborazione tra presbiteri, diaconi, laici, religiosi, uomini e donne con un coinvolgimento speciale delle famiglie.

La terza parte “L'organizzazione e gli alloggi del pellegrinaggio: la revisione delle strutture”, contiene suggerimenti pratici. I consigli pastorali sono chiamati ad una maggiore corresponsabilità, ad un ascolto reciproco. I beni economici devono avere come scopo i poveri e la gestione della parrocchia: “Onestà, legalità”, non “accumulo di ricchezze”, “trasparenza dei bilanci”, sono le parole richiamate dal vescovo.

Infine vengono dettati i criteri per la riorganizzazione delle parrocchie.

Piccole parrocchie in città, in pianura e in montagna, verranno soppresse e accorpate alla chiesa dei centri più importanti. Alcune canoniche più grandi potranno ospitare comunità di preti (anche anziani), al servizio di una determinata zona. Una famiglia che abita una casa parrocchiale, potrebbe fare da riferimento per organizzare catechesi, liturgie, sagre in un paese piccolo. La Liturgia della Parola domenicale (letture e preghiere senza messa) deve essere solo provvisoria e non sostitutive delle messa.

Le unità pastorali che prevedono una collaborazione tra diverse parrocchie funzionano dal 1992: dovranno ulteriormente strutturasi sulle necessità e specializzazioni di settori particolari.

Un’appendice dove sono descritti dettagliatamente i nuovi cambiamenti, conclude il libretto della lettera.

Emerge da tutto il documento un invito pressante a rinnovare la parrocchia che nonostante la presenza di movimenti, di ordini religiosi, di piccole comunità e associazioni, rimane ancora “il cuore pulsante della pastorale”. Una presenza territoriale preziosa e insostituibile per la chiesa.



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