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L’orso che perse la zampa e la maestra che capì tutto

L’orso che perse la zampa e la maestra che capì tutto

L’infanzia all’insegna della lentezza, tra i silenzi di qui e la Bretagna Dalla testa fra le nuvole a vincere il premio Andersen per illustratori

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Una folletta. Una scricciolina di energia ed entusiasmo, con gli occhi luminosi, la risata aperta e piena, i colori chiari. Luce di nome e di fatto. E il rigore e la pazienza di chi è abituato ad assaporare tutto.

Sonia Maria Luce Possentini, Premio Andersen 2017, come miglior illustratore, fa parte degli ospiti della settima edizione di Passa la Parola, e si può incontrare domani, nel parco della biblioteca comunale di Formigine, alle 16,30 ma vive e lavora da anni nel Frignano, anche se “sono nata a Canossa nel 1965– dice - e ho vissuto la mia infanzia tra il fiume, le colline, la montagna, e le spiagge silenziose della Bretagna, a cercar granchi e attendere le maree. La mia è stata una infanzia all’insegna della noia, della lentezza”.

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“Ricordo i picnic dove ci si portava dietro praticamente tutta casa – continua – e uno dei divertimenti più grandi era andare a caccia di sassi piatti, da gettare nel fiume. Oppure trascorrevo le giornate seduta nello sgabellino in legno costruito dal nonno, fuori dalla porta, a contare con lui le Cinquecento bianche, che erano rarissime. Era burbero, silenzioso. Deportato a Dachau come prigioniero politico parlava poco, mi stava accanto così, condividevamo i silenzi”.

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“La mia nonna paterna era parigina – spiega – quando veniva a trovarci in casa era tutto un sistemare e si cambiavano le abitudini, per farla sentire a suo agio. Mi ha regalato tutte le favole di La Fontaine, le conservo ancora. L’altra nonna, che per molti motivi sentivo più vicina, invece, mi ha aperto le porte al mondo di Andersen e di Oscar Wilde. Ma in fondo la mia vera passione erano i Maestri del Colore di mio papà. Il mio “paese delle meraviglie” sono stati loro. E ho sempre adorato le miniature, la possibilità di perdermi dentro al particolare, anche se poi nel disegno libero sono molto più… schizzata (e ride)”.

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“Ero una bambina molto timida – aggiunge - e quando ho iniziato le elementari ho avuto una maestra severa, che continuava a lamentarsi del fatto che avevo sempre la testa sulle nuvole. Poi è arrivata la maestra Anna, lei aveva capito e mi faceva disegnare per la classe, valorizzava i nostri talenti, ci dava fiducia, ci incoraggiava. Anche mia mamma mi ha sempre sostenuta e incoraggiata”.

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“Come tutte le persone che hanno vissuto con poco, che non significa vivere poco, anzi, creavo un rapporto particolare con le cose, oltre che con le situazioni. Chi mi conosce sa quanto fossi affezionata al ricordo di un vecchio orso in peluche, il “mio” orso, cui un giorno si era rotta una zampa e mio nonno, da persona semplice e pratica, lo aveva buttato nel rio. Ho dormito per moltissimo tempo con quella zampa superstite. Ho cercato un orso come quello per anni. Poi, come per miracolo, ho scoperto il laboratorio artistico artigianale “Gli Orsetti di Alice” e sono riusciti a realizzarne uno uguale. E’ come aver chiuso un cerchio, aver messo finalmente in salvo una parte di me”

Monica Tappa

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