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Modena: Silvia Stopazzini, I dolci sogni dell’amazzone che ama volare

di Davide Berti
Modena: Silvia Stopazzini,  I dolci sogni dell’amazzone che ama volare

Silvia Stopazzini, che nel volteggio equestre non ha avuto rivali quest’anno in coppia con Lorenzo Lupacchini, compagno di sport e solo amico nella vita. Insieme sono la coppia azzurra che fa sognare la federazione, che gira il mondo, che vince e che fa tanti sacrifici. «Il cavallo è come un amico inseparabile E pensare che per salirci è stata una lotta»

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MODENA. Uno scricciolo, un concentrato di energia che vola sul cavallo come fosse Jasmine sul tappeto. Eppure sul suo profilo WhatsApp la foto che la contraddistingue è un dolce al cioccolato che fa sognare solo a guardarlo. Sarà perché, per sua stessa ammissione, i suoi sogni sono proprio dolci, nel senso più zuccheroso del termine. Avrà anche la testa spesso tra le nuvole durante i suoi esercizi, ma i piedi sono ben piantati per terra, sa che da campionessa d’Europa di pas de deux al volteggio equestre non si campa. Così, fra dieci anni, si vede in cucina, preferibilmente in una pasticceria, a preparare quei dolci di cui è golosa ma che non può mangiare perché la dieta per volare è ferrea.

È tutto questo, e molto di più, Silvia Stopazzini, che nel volteggio equestre non ha avuto rivali quest’anno in coppia con Lorenzo Lupacchini, compagno di sport e solo amico nella vita. Insieme sono la coppia azzurra che fa sognare la federazione, che gira il mondo, che vince e che fa tanti sacrifici.

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Qual è il più gravoso?

«Gli amici sono tutti a Modena. Sono nata e vivo da sempre a Campogalliano, ma cinque giorni sono fuori casa, a Monza, e per forza non esistono week end e divertimento. Sì, usciamo, ma la testa è tutta nel volteggio».

Tutta nel cavallo.

«Sul mio cavallo, oltre al cervello, ho anche il cuore. Si chiama Rosenstolz 99, siamo inseparabili».

Oggi campionessa d’Europa. Pensare che quattro anni fa scrivevamo che la tua carriera era a rischio perché non avevi un cavallo...

«È stato uno dei momenti più brutti della mia carriera. Ma insieme alla mia famiglia, alla quale devo dire solo grazie se ancora sto facendo tutto questo, abbiamo deciso di continuare questa avventura. Così faccio la pendolare tra Campogalliano e Monza. Ora posso dire che ne vale la pena».

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Com’è il feeling col cavallo?

«Deve essere totale. Per questo siamo noi i suoi primi amici. Lo accudiamo in tutto, non è un mezzo il cavallo. È parte integrante della squadra, un amico insostituibile al quale dedicarsi. Pensare che non ne volevo sapere».

Di cosa?

«Del cavallo. Avevo una paura folle. Non riuscivo nemmeno a dargli una carota. Poi a 11 anni è scattato qualcosa».

Cioè?

«È merito di mia sorella, seguivo lei - oggi Sara fa la giornalista per Class Horse Tv sulla piattaforma Sky, ndr - che poi ha smesso. Venivo dal nuoto, poi il triathlon, ma mi annoiavo. Così mi hanno fatto salire su un cavallo».

Come ci si prepara a una gara internazionale, sapendo che non dipende tutto da te?

«Il cavallo deve sentirti leggera e sicura. Poi c’è il compagno, fondamentale. Con Lorenzo - Lupacchini, l’altro campione, ndr - c’è un’amicizia che va oltre lo sport. Siamo solo amici ma ci intendiamo alla perfezione, ci compensiamo. Io prima delle gare mi rilasso stando da sola, visualizzo l’esercizio, poi sono tranquilla. Lui arriva più carico, ognuno ha il suo modo di interagire, ma l’importante è intendersi e sostenersi perché altrimenti non si va avanti».

C’è un gesto che vi accomuna prima delle gare?

«L’estetica, nel nostro sport, è molto importante. Lorenzo è bravissimo a pettinarmi prima dei nostri esercizi».

Ha un viso acqua e sapone, in gara sarà truccatissima.

«Sì, mi piace entrare nella parte. Prima ci pensava una mia compagna, ora non gareggia più e devo fare da sola, tre ore prima di entrare in pista. Anche i costumi sono fondamentali».

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Li sceglie lei?

«C’è una coreografa ma mi lascio trasportare da ciò che vedo. Abbiamo pensato un esercizio che ha stupito tutti, non su ritmi lenti ma su note latino-americane. Alla giuria è piaciuto, noi ci siamo divertiti e il merito è della Russia olimpica di ginnastica ritmica che ci ha ispirato».

La ginnastica è alla base del suo sport?

«Diciamo che bisogna essere portati, fluidi, slegati per volare sul cavallo. Poi una base di ginnastica chiaramente serve. Io mi alleno e la insegno anche».

È il suo lavoro?

«Seguo alcune bambine a La Patria di Carpi nella ginnastica ritmica. Di solo volteggio equestre purtroppo non si vive».

A proposito di vivere, tra dieci anni dove sarà?

«Magari poter insegnare volteggio, ma resta sempre il problema dei soldi. Meglio studiare pasticceria e dedicarsi al mondo dei dolci. Questo è il sogno nel cassetto».

E oggi, invece, cosa la fa sognare?

«Tutte le cose belle che ho, la mia famiglia, gli affetti, lo sport. E il mio cane, Timmy: l’ho preso dal canile, è un incrocio tra un setter e un golden, mi segue ovunque, anche mentre cavalco. Siamo inseparabili».
 

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