«Basta con le eurofollie e la burocrazia»
Il presidente di Confindustria Ceramica sul “caso Cina” e sulle regole che paralizzano le imprese: «Procedure inutili»
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«Per continuare a investire e produrre in Italia ci vuole proprio della maruga». Con un termine squisitamente dialettale, a rappresentare la scorza dura di cui sono fatti gli imprenditori della ceramica, il presidente di Confindustria Ceramica Vittorio Borelli ieri a Bologna ha strappato un sorriso all'intervistatrice Maria Latella, al ministro Galletti e al presidente di Confindustria Boccia, ospiti al convegno inaugurale di Cersaie 2017, ma ha anche detto una verità. Per buona parte i problemi che per decenni l'industria ceramica ha lamentato si sono trasferiti dal sistema paese Italia all'Europa, ma non sono cambiati di molto. Si apre un Cersaie supportato da dati positivi, che vedono in aumento produzione, fatturato e vendite, sia all'estero che in Italia. La piastrella può quindi celebrare, celebrarsi e pensare al prossimo step, alla sua crescita futura e agli investimenti da fare. Però «anche se siamo profondamente europeisti e non siamo fra i demolitori dell'Unione – ha detto Borelli – chiediamo ai burocrati di Bruxelles di smetterla con le euro-follie come quella recente sul riconoscimento della Cina quale economia di mercato. Non lo è neanche lontanamente e la scelta di non decidere favorisce una concorrenza sleale che non possiamo accettare».
Qualche elogio in più per il governo nazionale: «Le misure dell'Industria 4.0 ad opera del ministro Calenda, con i super-ammortamenti a favore delle imprese, hanno favorito un percorso di investimenti molto importanti verso la digitalizzazione degli stabilimenti. Siamo di fronte alla quarta rivoluzione industriale e come sempre con l'entusiasmo arrivano anche i timori e le perplessità, legate in particolare all'occupazione».
Preoccupazioni legittime, in un settore che anche in un 2016 di grandi performances ha l'unico segno meno nel livello occupazionale, sceso sotto quota 19mila persone (meno uno per cento). «Si dibatte se la digitalizzazione, i robot causeranno un calo del 40 o del 60% di lavoratori, ma invito a una riflessione a lungo raggio. È vero che rivoluzioni come questa rendono obsolete certe mansioni, ma contiamo anche che riportino in Italia produzioni fuggite all'estero a causa dei costi. Del resto l'eccessivo cuneo fiscale non competitivo con i Paesi concorrenti, resta uno dei punti di difficoltà del settore».
Ma il punto fondamentale per chi cerca una ripresa e un nuovo salto in avanti sembra rappresentato dalla burocrazia: «L'Italia resta un Paese con procedure barocche e inutili, che vanificano molti dei nostri sforzi. I nostri colleghi che aprono stabilimenti negli Stati Uniti impiegano un anno a realizzarli, qui ce ne vogliono cinque se sei fortunato. È il punto su cui chiediamo un impegno extra del governo, consapevoli che il tentativo di rivedere il titolo quinto della Costituzione, mettendo così mano alla burocrazia, c'era stato ma è naufragato». Il ministro Galletti ha sottoscritto la protesta e chiesto a chiunque vincerà le prossime elezioni di mettere la riforma del solo titolo quinto (senza modifiche alla composizione di governo o altro) al primo posto dell'agenda. Boccia invece ha rivolto la sua attenzione in particolare alla questione dumping: «Non siamo più soli a combattere la concorrenza sleale – ha spiegato il presidente di Confindustria – c'è un asse importante con i francesi e si cercherà di coinvolgere altri Stati europei». Infine il presidente della Regione Stefano Bonaccini ha annunciato per il 2018 la partenza dei cantieri per la Bretella autostradale.
Gabriele Bassanetti
Qualche elogio in più per il governo nazionale: «Le misure dell'Industria 4.0 ad opera del ministro Calenda, con i super-ammortamenti a favore delle imprese, hanno favorito un percorso di investimenti molto importanti verso la digitalizzazione degli stabilimenti. Siamo di fronte alla quarta rivoluzione industriale e come sempre con l'entusiasmo arrivano anche i timori e le perplessità, legate in particolare all'occupazione».
Preoccupazioni legittime, in un settore che anche in un 2016 di grandi performances ha l'unico segno meno nel livello occupazionale, sceso sotto quota 19mila persone (meno uno per cento). «Si dibatte se la digitalizzazione, i robot causeranno un calo del 40 o del 60% di lavoratori, ma invito a una riflessione a lungo raggio. È vero che rivoluzioni come questa rendono obsolete certe mansioni, ma contiamo anche che riportino in Italia produzioni fuggite all'estero a causa dei costi. Del resto l'eccessivo cuneo fiscale non competitivo con i Paesi concorrenti, resta uno dei punti di difficoltà del settore».
Ma il punto fondamentale per chi cerca una ripresa e un nuovo salto in avanti sembra rappresentato dalla burocrazia: «L'Italia resta un Paese con procedure barocche e inutili, che vanificano molti dei nostri sforzi. I nostri colleghi che aprono stabilimenti negli Stati Uniti impiegano un anno a realizzarli, qui ce ne vogliono cinque se sei fortunato. È il punto su cui chiediamo un impegno extra del governo, consapevoli che il tentativo di rivedere il titolo quinto della Costituzione, mettendo così mano alla burocrazia, c'era stato ma è naufragato». Il ministro Galletti ha sottoscritto la protesta e chiesto a chiunque vincerà le prossime elezioni di mettere la riforma del solo titolo quinto (senza modifiche alla composizione di governo o altro) al primo posto dell'agenda. Boccia invece ha rivolto la sua attenzione in particolare alla questione dumping: «Non siamo più soli a combattere la concorrenza sleale – ha spiegato il presidente di Confindustria – c'è un asse importante con i francesi e si cercherà di coinvolgere altri Stati europei». Infine il presidente della Regione Stefano Bonaccini ha annunciato per il 2018 la partenza dei cantieri per la Bretella autostradale.
Gabriele Bassanetti
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