La città razionalista Tour nella Modena dell’arte littoria
Dogali, Braglia, Biagi: tanti e pregevoli in città gli esempi dell’architettura risalente al Ventennio
Ciclicamente qualche parlamentare propone l'abbattimento, “l'erosione”, lo snaturamento degli edifici disegnati secondo i canoni dell'architettura razionalista, rea di essere l'emblema di una “propaganda di marmo” di un regime che ha segnato la nostra storia in vari modi. Se queste “provocazioni” di Montecitorio si trasformassero in realtà, le nostre città cambierebbero drasticamente volto. Modena perderebbe costruzioni storiche come il liceo Tassoni, il cinema Olympia, le piscine Dogali, lo stadio Braglia, la stazione delle corriere solo per citarne alcune, costruzioni che ai più, anzi possiamo dire alla totalità dei cittadini, non suscitano alcun pensiero nostalgico se non quello dei giorni di scuola, di qualche bel pomeriggio passato con gli amici, del primo appuntamento con la “morosa” o del goal del bomber della squadra del cuore.
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Lineari, senza i fronzoli o senza le possenti decorazioni dei palazzi seicenteschi che caratterizzano la nostra città, questi edifici sono immediatamente riconoscibili tra gli altri. In un'ideale passeggiata lungo la via Emilia da est a ovest è davvero difficile non notarli. E portano le firme dei più prestigiosi architetti ed ingegneri del tempo. In angolo con via Cucchiari, troviamo quello conosciuto storicamente come “Il Gruppo rionale fascista Sinigaglia”, ex caserma della Guardia di Finanza. Costruito nel 1934 su progetto dall'architetto Mario Guerzoni, ha un aspetto monumentale e presenta uno sviluppo ad “L” che segue l'andamento della viabilità. Il corpo principale si affaccia sulla via Emilia con una torre centrale, alla cui base si apre il portale d'ingresso sormontato dal balcone-arengario semicircolare. Proseguendo verso il centro, in angolo con viale Ciro Menotti, troviamo “Casa Zanasi”, il grande palazzo le cui verande rosse e gialle “stridono” con l'armonioso spazio occupato da Largo Garibaldi con la fontana del Graziosi e l'ex Albergo Reale.
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Quest'ultimo venne costruito fra il 1934 e il 1936 secondo sobrie linee novecentiste su progetto dell’architetto Cesare Bertoni, eclettico autore anche di Casa Zanasi. In viale Reiter il liceo scientifico Alessandro Tassoni venne costruito nel 1938 ed inaugurato nel 1941. L’edificio ha una pianta asimmetrica a “C” che gli conferisce un certo carattere di modernità anti-monumentale, presentando un aspetto compatto e un rigore conferito dal partito regolare delle aperture orizzontali della facciata posta sulla strada rivestita in mattoni, funzionali all’illuminazione delle aule. L'austerità di questo luogo è data anche dalle gradi lastre di marmo che rivestono l'entrata e il basamento. In piazza Grande, dove ora c'è il Caffè Concerto, la ex Sala Borsa fu disegnata su progetto di Gaetano Malaguti nel 1939. In viale Storchi, precisamente in Largo Marco Biagi, il gruppo rionale fascista XXVI settembre, ora sede della Fondazione Marco Biagi, fu realizzato nel 1934-35 su progetto di Mario Guerzoni. L’edificio è uno dei più articolati gruppi rionali costruiti a Modena.
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Costituito da una torre in laterizio, con aperture ad angolo sulla sommità e con un pennone in asse con il sottostante taglio verticale di una vetrata continua. Il portale plastico dà su viale Storchi mentre su via Bacchini si trova, invece, un altro ingresso, in posizione arretrata e affacciato su una sorta di avancorte formata da due corpi simmetrici.
(1 - continua)
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