Modena, Muzzarelli non arretra: 550 case nell'area Morane-Vaciglio
Il sindaco conferma il progetto: «Ma prima penseremo alla viabilità. Rinunciare? Costa 12 milioni»
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MODENA. Parte da piazza Roma: lì case non ce n’erano, perché si parlava di macchine, ma qualche punto in comune c’è. Per esempio, c’è che nel 2014, al momento di insediarsi, gli portarono cinquemila firme per dire no al progetto: «Allora abbiamo ascoltato tutti, ma poi abbiamo deciso. E oggi sfido chiunque a dire che quella piazza stava meglio con quella massa di auto».
Solo che Vaciglio non è piazza Roma, e qui, al posto di 180 macchine da togliere, ci sono 28 palazzine da mettere. Cinquecentocinquanta case che nel giro di tre mesi si sono trasformate nell’ostacolo più grosso incontrato da Gian Carlo Muzzarelli da quando ha dato il cambio a Giorgio Pighi: del resto, è proprio dal suo predecessore che il primo cittadino ha ereditato la patata bollente, come ha ricordato più volte ieri mattina.
Così, dopo settimane di polemiche culminate nella biciclettata di giovedì scorso, ieri il sindaco ha tentato di gettare acqua sul fuoco, facendo il punto sulle 550 nuove case previste a Vaciglio in una conferenza congiunta con l’assessore alla Pianificazione territoriale Anna Maria Vandelli.
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CI FERMIAMO A 550. Due i punti sui quali Muzzarelli ha insistito di più: nell’area compresa tra via Morane, via Viterbo e via della Pietra si potrebbero costruire fino a 1311 alloggi, come previsto dal piano urbanistico, ma l’impegno del Comune (che sarà portato in Consiglio) è quello di realizzarne “solo” 550, ovvero quelli al centro della polemica: «Vorrei che si vedessero le cose per quello che sono - ha detto il primo cittadino - e la realtà è che rispetto al piano urbanistico taglieremo il 58% del programma, quindi costruiremo molto meno del previsto».
PRIMA LA VIABILITà. L’altro punto, che di fatto rappresenta la novità emersa ieri, è che le tre rotatorie di accesso all’area - in via Liguria, via Morane e via Vaciglio - saranno realizzate prima di completare il primo stralcio da 125 delle 550 case complessive: «Al comitato che mi ha consegnato la raccolta firme cartacea - ha aggiunto Muzzarelli - ho detto che mi sarei preso la responsabilità di affrontare la questione traffico, e così stiamo facendo, perché le rotatorie arriveranno prima delle case». Per quanto riguarda le richieste di annullare il piano - arrivate dal Movimento 5 Stelle, che ha però ritirato la mozione che doveva andare in Consiglio comunale domani, e dal comitato “Mobastacemento” - il sindaco ha ribadito che tornare indietro ora non è possibile.
IL COSTO DELLA RINUNCIA. «Ci sono dei diritti già acquisiti - ha spiegato - e tornare indietro significherebbe caricarsi di spese di indennizzo pari a circa 12 milioni, che ovviamente graverebbero sulle spalle dei modenesi».Quanto ai tempi di realizzazione, sindaco e assessore hanno ribadito che il comparto sarà costruito in maniera graduale, partendo da rotatorie, infrastrutture idriche e primi 125 alloggi (nella parte pubblica, e quindi nell’area più vicina alla tangenziale), per passare poi a stralci da 50 case: se tutto andrà bene, si dovrebbe dunque partire nel 2018 con rotatorie e primo stralcio, andando a completare tutto il comparto nel giro di una decina d’anni.
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SALDO ZERO.... Quindi, rispondendo alle tante critiche sul mancato rispetto della promessa di non costruire, Muzzarelli ha fatto sapere che «nessuno sta tradendo il programma elettorale: avevamo scritto che il perimetro urbanizzabile della città era quello del Prg e che da lì in poi avremmo adottato il saldo zero. Ridurre il consumo di suolo vergine per noi resta un obiettivo centrale e ci stiamo lavorando, con realismo e buon senso. E soprattutto con la consueta concretezza - ha rimarcato il sindaco - come dimostra la proposta di tagliare il 58 per cento del programma previsto in quell’area, passando da 1311 a 550 alloggi». Quindi, un appello ai detrattori del progetto: «Se chi proclama il saldo zero vuole arrivare al traguardo con realismo e responsabilità, noi ci siamo - ha aggiunto Muzzarelli - se invece si preparano solo le campagne elettorali a colpi di facili slogan, non ci interessa. Stiamo parlando di poco più dell’uno per mille della superficie territoriale di Modena: sostenere che stiamo alterando il clima del pianeta sembra perlomeno esagerato e di poco buon senso».
VERDE E SOSTENIBILE. La parola è poi passata all’assessore Vandelli, che ha illustrato nel dettaglio le modifiche apportate al piano con la proposta di variante: modifiche alla viabilità (eliminazione della dorsale principale, zone 30, eliminazione del proseguimento di via Latina mantenendo il collegamento ciclo-pedonale), ampliamento del verde pubblico di oltre 4mila metri quadri (da 33 mila e 900 metri quadri a 38 mila e 200), riduzione delle altezze degli edifici (al massimo sei piani fuori terra e nell’area centrale del comparto), palazzine con classi energetiche uguali o superiori alla classe A4 per un minore impatto ambientale delle emissioni e minori costi di gestione. Per quanto riguarda il ricorso del 2015 in cui si accusa l’amministrazione di aver fatto una variante su un piano scaduto, l’assessore ha fatto notare che «il piano è stato rinnovato nel 2013, e dunque è valido».
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