Vuole uccidere il nipote con la forchetta
Nonantola. Lo zio arrestato dai carabinieri. Lite innescata dallo stile di vita del ragazzo: «Bevi troppo e di notte torni tardi»
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NONANTOLA. Un ragazzo ferito con un coccio di bottiglia ed infilzato con un forchettone da cucina. È l’esito di una lite famigliare degenerata, della quale ha fatto le spese un 24enne marocchino, M.S., residente a Nonantola insieme ai parenti. A ferirlo è stato lo zio, poi arrestato dai carabinieri con l’accusa di tentato omicidio. Il tutto è accaduto alle due di lunedì notte. La lite ha avuto inizio in casa, nella zona dell’ex mulino, poco lontano dalla discoteca Vox. E in questo caso si parla di futili motivi anche se la prima giustificazione fornita ai carabinieri dal fermato cela un iniziale tentativo di rieducazione. Perché il nipote ferito è incline ad una vita poco regolare: torna spesso tardi di notte e talvolta in condizioni psicofisiche non certo ottimali. Una condizione che allo zio, comunque già conosciuto alle forze dell’ordine per alcuni reati, non era passata inosservata e che ha scatenato la sua dura reprimenda. «Bevi troppo», gli ha sostanzialmente rinfacciato, venendo però trascinato in una durissima discussione verbale, presto degenerata. Perché la lite è uscita dalle mura del domicilio, arrivando in strada, in una zona centrale di Nonantola, ma ovviamente deserta vista l’ora tarda. E a quel punto, di fronte a numerose provocazioni, lo zio 37enne ha perso ogni cautela. Ha infatti impugnato un coccio di bottiglia e l’ha usato come prima arma contundente. Non è però bastato per sfogare tutta la sua rabbia e un forchettone da cucina, di quelli solitamente utilizzati per i barbecue all’aperto, è diventato lo strumento utile per sferrare un colpo che poteva essere letale. Il nipote è infatti stato colpito al torace, iniziando a sanguinare copiosamente. Ma ormai la discussione familiare era diventata di “dominio pubblico” con alcuni residenti che hanno allertato i carabinieri. La centrale operativa ha fatto convergere su piazza Guido Rossa, dove si trovavano il ferito e lo zio, le pattuglie in servizio notturno: i militari di Ravarino e il Radiomobile, raggiunti poi dai colleghi di Nonantola entrati in servizio per senso di abnegazione e vista la situazione. Al loro fianco hanno operato anche i sanitari del 118: perché in paese c’è stato un bel “trambusto” come ha detto un testimone. E mentre il 24enne veniva trasportato d’urgenza al Policlinico - i medici lo hanno refertato e dimesso con una prognosi di 25 giorni - l’Arma provvedeva al fermo dello zio violento. L’accusa è di lesioni gravi e tentato omicidio. L’uomo è stato accompagnato in cella di sicurezza in caserma e soltanto nel pomeriggio di ieri, espletate tutte le formalità, è finito in carcere. Al Sant’Anna ci resterà fino almeno al giorno della convalida del fermo e dell’interrogatorio di garanzia quando potrà raccontare al giudice e al magistrato gli sviluppi di una notte di sangue e paura.
Dondi-Vincenzi
Dondi-Vincenzi
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