Case popolari, si cambia Nuovi criteri e nuovi affitti
di Saverio Cioce
A Modena e provincia sono 7.046 gli alloggi concessi a canone agevolato Cambiano i requisiti di reddito per abitarli: 135 famiglie andranno fuori
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Su 7.046 abitazioni di edilizia popolare a Modena e provincia, ci sono centinaia e centinaia di famiglie in attesa di un alloggio a prezzi accettabili ma solo una minima parte di loro riesce ad avere i requisiti per far parte dei 350-400 inquilini che ogni anno trovano una casa pubblica.
Acer Modena , che ha preso in mano il patrimonio dell’ex Iacp, si ritrova a gestire per conto dei Comuni modenesi, che sono poi i veri proprietari degli edifici, un patrimonio di cubature che non ha rivali. Solo a Modena gli appartamenti governati dall’Acer sono più di 2.500 ma attenzione: nel complesso del patrimonio immobiliare in tutto il territorio modenese solo il 9% è in piena proprietà dell’Acer, che ha sue liste di attesa con relativi criteri e bandi per le ammissioni. Il 90% si divide invece per la maggior parte in proprietà miste (55%) dove sono presenti anche privati che magari hanno riscattato gli alloggi dove abitavano da sempre, e quelli che invece sono di pura proprietà pubblica.
Le polemiche sui ventilati aumenti degli affitti allora da dove nascono? Perchè l’Acer finisce per diventare il bersaglio degli oppositori anche vicino alla giunta?
«Noi non decidiamo gli aumenti ma prepariamo proposte che poi vengono votate dai rispettivi enti pubblici che sono i proprietari degli edifici - mette le mani Andrea Casagrande, presidente di Acer Modena e coordinatore regionale - È cambiata la composizione degli occupanti, il reddito Isee per l’accesso alle case popolari è dimezzato, passando da 51 mila euro a 24 mila. In pratica questo significa arrivano inquilini più poveri, che hanno sentito maggiormente il peso della crisi; la riprova sta nell’affitto medio dei nostri appartamenti che sino a pochi anni fa era di 150 euro adesso è di 132. A Bologna, per fare un esempio vicino a noi, hanno proiettato i redditi dei nuovi inquilini in lista d’attesa che entraranno nel prossimo triennio e hanno calcolato un calo degli affitti del 30% secco. Al tempo stesso le spese di manutenzione e gestione ci sono lo stesso e pesano. Dunque la manutenzione ordinaria e quella straordinaria come sarà pagata? Da parte nostra chiediamo agli enti locali, come contributo ordinario, 70 euro al mese per appartamento per le spese. Quanto ai redditi degli inquilini il canone minimo è di 120 euro per chi ha redditi inferiori ai 7.500 euro con i criteri Isee ma ci sono anche tanti casi sociali, il cui canone scende sino a 36 euro mensili. È chiaro che chi ha di più spende cifre molto superiori ». «Le case popolari a prezzo agevolato - sottolinea Nadia Paltrinieri, che dirige Acer - comunque non possono diventare un bene di cui si dispone a vita. Sono un servizio che affianca le famiglie sino a che sono in difficoltà economica. Quindi con i nuovi limiti di reddito non solo ci saranno nuovi canoni ma anche nuovi criteri. Nella nostra provincia ad esempio 135 famiglie non hanno più i requisiti, per gli altri ci saranno nuovi affitti ma sempre con criteri approvati dagli enti locali proprietari degli immobili».
Acer Modena , che ha preso in mano il patrimonio dell’ex Iacp, si ritrova a gestire per conto dei Comuni modenesi, che sono poi i veri proprietari degli edifici, un patrimonio di cubature che non ha rivali. Solo a Modena gli appartamenti governati dall’Acer sono più di 2.500 ma attenzione: nel complesso del patrimonio immobiliare in tutto il territorio modenese solo il 9% è in piena proprietà dell’Acer, che ha sue liste di attesa con relativi criteri e bandi per le ammissioni. Il 90% si divide invece per la maggior parte in proprietà miste (55%) dove sono presenti anche privati che magari hanno riscattato gli alloggi dove abitavano da sempre, e quelli che invece sono di pura proprietà pubblica.
Le polemiche sui ventilati aumenti degli affitti allora da dove nascono? Perchè l’Acer finisce per diventare il bersaglio degli oppositori anche vicino alla giunta?
«Noi non decidiamo gli aumenti ma prepariamo proposte che poi vengono votate dai rispettivi enti pubblici che sono i proprietari degli edifici - mette le mani Andrea Casagrande, presidente di Acer Modena e coordinatore regionale - È cambiata la composizione degli occupanti, il reddito Isee per l’accesso alle case popolari è dimezzato, passando da 51 mila euro a 24 mila. In pratica questo significa arrivano inquilini più poveri, che hanno sentito maggiormente il peso della crisi; la riprova sta nell’affitto medio dei nostri appartamenti che sino a pochi anni fa era di 150 euro adesso è di 132. A Bologna, per fare un esempio vicino a noi, hanno proiettato i redditi dei nuovi inquilini in lista d’attesa che entraranno nel prossimo triennio e hanno calcolato un calo degli affitti del 30% secco. Al tempo stesso le spese di manutenzione e gestione ci sono lo stesso e pesano. Dunque la manutenzione ordinaria e quella straordinaria come sarà pagata? Da parte nostra chiediamo agli enti locali, come contributo ordinario, 70 euro al mese per appartamento per le spese. Quanto ai redditi degli inquilini il canone minimo è di 120 euro per chi ha redditi inferiori ai 7.500 euro con i criteri Isee ma ci sono anche tanti casi sociali, il cui canone scende sino a 36 euro mensili. È chiaro che chi ha di più spende cifre molto superiori ». «Le case popolari a prezzo agevolato - sottolinea Nadia Paltrinieri, che dirige Acer - comunque non possono diventare un bene di cui si dispone a vita. Sono un servizio che affianca le famiglie sino a che sono in difficoltà economica. Quindi con i nuovi limiti di reddito non solo ci saranno nuovi canoni ma anche nuovi criteri. Nella nostra provincia ad esempio 135 famiglie non hanno più i requisiti, per gli altri ci saranno nuovi affitti ma sempre con criteri approvati dagli enti locali proprietari degli immobili».
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