associazione sostegno demenze
Dramma Alzheimer: i toccanti racconti dei pazienti
di Eleonora Alboresi
Si è tenuto in occasione della giornata mondiale per la lotta all’Alzheimer nell’auditorium di Confindustria il sedicesimo convegno sul tema “Dementia Friendly Community”. Tra i presenti il sindaco...
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Si è tenuto in occasione della giornata mondiale per la lotta all’Alzheimer nell’auditorium di Confindustria il sedicesimo convegno sul tema “Dementia Friendly Community”.
Tra i presenti il sindaco Claudio Pistoni, il presidente dell’associazione “Sostegno Demenze” Tonino Rovatti, il direttore sanitario del distretto di Sassuolo Federica Ronchetti e il responsabile “Programma Demenze” Ausl Modena. Ad aprire il convegno, in vece di coordinatore, Rovatti, che ha cominciato con i ringraziamenti: «Sono molti anni – ha affermato – che Confindustria ci ospita e per questo un sentito ringraziamento va al presidente Vittorio Borelli e al direttore generale Armando Cafiero».
Rovatti ha poi passato la parola al primo cittadino, che ha sottolineato come l’associazione “Sostegno Demenze” sia stata la prima a creare attività di sensibilizzazione su queste malattie, purtroppo ancora poco conosciute. «All’interno delle strutture protette – ha sostenuto – la maggior parte dei malati soffrono di demenza o Alzheimer e questa è la ragione per cui stiamo elaborando un modo per rendere Casa Serena un luogo adatto ad ospitare questi malati».
Rovatti ha poi comunicato l’obiettivo dell’iniziativa: «Il nostro scopo – ha spiegato – è quello di raggiungere una più alta possibile consapevolezza pubblica sulla demenza e su ciò che essa comporta e di essere in grado di offrire supporto alle persone che ne soffrono e a coloro che se ne occupano. È di vitale importanza che i malati si continuino a sentire parte della comunità e che preservino quanto più possibile la loro indipendenza».
Successivamente sono state mostrate delle interviste realizzate dalla geriatra Barbara Manni ad alcuni malati di Alzheimer e ai loro familiari. «Sono stata io – ha affermato una donna – la prima ad accorgersi dell’insorgenza della malattia. Mi ero resa conto che dimenticavo sempre più spesso gli episodi recenti e che non trovavo ciò che cercavo». «Qualcosa – ha continuato la sorella – è cambiato, a partire dal suo orientamento spaziale. Non lo avrei mai immaginato: i nostri genitori erano lucidissimi e ora quando anche io scordo qualcosa ho paura che sia un segnale».
Il filmato successivo è stato quanto mai significativo: «Il problema della memoria – ha detto un’anziana – influisce sulla mia vita, ma cerco di tenere la testa allenata con le parole crociate e con un taccuino, su cui scrivo tutto quello che faccio. Ricordo quando è nato mio fratello, ma non quello che ho fatto ieri. Però non ho paura: che senso ha essere preoccupati? L’unica cosa che posso fare è accettare la mia malattia. Non vado più in giro da sola, viene sempre con me una donna che mi cura. Sola in realtà in un certo senso lo sono comunque perchè lei è straniera e sta sempre al telefono, parla in continuazione, ma ormai ci ho fatto l’abitudine!». Alla domanda della dottoressa se fosse felice, ha risposto: «Felice no, serena sì. La cosa peggiore da fare è avvilirsi, bisogna attaccarsi ai bei ricordi, quelli che non vanno via».
Tra i presenti il sindaco Claudio Pistoni, il presidente dell’associazione “Sostegno Demenze” Tonino Rovatti, il direttore sanitario del distretto di Sassuolo Federica Ronchetti e il responsabile “Programma Demenze” Ausl Modena. Ad aprire il convegno, in vece di coordinatore, Rovatti, che ha cominciato con i ringraziamenti: «Sono molti anni – ha affermato – che Confindustria ci ospita e per questo un sentito ringraziamento va al presidente Vittorio Borelli e al direttore generale Armando Cafiero».
Rovatti ha poi passato la parola al primo cittadino, che ha sottolineato come l’associazione “Sostegno Demenze” sia stata la prima a creare attività di sensibilizzazione su queste malattie, purtroppo ancora poco conosciute. «All’interno delle strutture protette – ha sostenuto – la maggior parte dei malati soffrono di demenza o Alzheimer e questa è la ragione per cui stiamo elaborando un modo per rendere Casa Serena un luogo adatto ad ospitare questi malati».
Rovatti ha poi comunicato l’obiettivo dell’iniziativa: «Il nostro scopo – ha spiegato – è quello di raggiungere una più alta possibile consapevolezza pubblica sulla demenza e su ciò che essa comporta e di essere in grado di offrire supporto alle persone che ne soffrono e a coloro che se ne occupano. È di vitale importanza che i malati si continuino a sentire parte della comunità e che preservino quanto più possibile la loro indipendenza».
Successivamente sono state mostrate delle interviste realizzate dalla geriatra Barbara Manni ad alcuni malati di Alzheimer e ai loro familiari. «Sono stata io – ha affermato una donna – la prima ad accorgersi dell’insorgenza della malattia. Mi ero resa conto che dimenticavo sempre più spesso gli episodi recenti e che non trovavo ciò che cercavo». «Qualcosa – ha continuato la sorella – è cambiato, a partire dal suo orientamento spaziale. Non lo avrei mai immaginato: i nostri genitori erano lucidissimi e ora quando anche io scordo qualcosa ho paura che sia un segnale».
Il filmato successivo è stato quanto mai significativo: «Il problema della memoria – ha detto un’anziana – influisce sulla mia vita, ma cerco di tenere la testa allenata con le parole crociate e con un taccuino, su cui scrivo tutto quello che faccio. Ricordo quando è nato mio fratello, ma non quello che ho fatto ieri. Però non ho paura: che senso ha essere preoccupati? L’unica cosa che posso fare è accettare la mia malattia. Non vado più in giro da sola, viene sempre con me una donna che mi cura. Sola in realtà in un certo senso lo sono comunque perchè lei è straniera e sta sempre al telefono, parla in continuazione, ma ormai ci ho fatto l’abitudine!». Alla domanda della dottoressa se fosse felice, ha risposto: «Felice no, serena sì. La cosa peggiore da fare è avvilirsi, bisogna attaccarsi ai bei ricordi, quelli che non vanno via».
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