Gazzetta di Modena

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Quanto aiuta avere paura Ma anche annoiarsi un po’...

di Monica Tappa
Quanto aiuta avere paura Ma anche annoiarsi un po’...

Risparmiare problemi ai ragazzi? Evitare loro le prove difficili? Meglio il contrario Parola di esperti, che insieme rivalutano il “non saper cosa fare”: perché stimola

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«Dovremmo osare di più e avere fiducia nell’intelligenza dei ragazzi. Invece continuiamo a banalizzare e a risparmiargli problemi. Ma è proprio questo che li porterà ad andare in crisi nella vita». Lo ha dichiarato Rosetta Zan, Presidente della Commissione Italiana per l’Insegnamento della Matematica (CIIM) e docente di Matematica all’Università di Pisa, a Siena durante un congresso.

Ehhhh, la matematica però…

«Burocrazia e miopia da parte delle istituzioni fanno in modo che facciamo leggere ai bambini e ai ragazzi letture edulcorate, ridotte, censurate, modificate e libri scolastici che sembrano dei stupidari» ha detto Pino Boero, (ex insegnante, preside, assessore a sport e cultura a Genova) esperto di letteratura per l’infanzia, durante la presentazione in Biblioteca Delfini del volume che racconta lo scambio epistolare tra Don Milani e Mario Lodi, e l’occasione per riflettere sulle loro didattiche «profondissime tra loro ma rivoluzionarie entrambe e con alcuni tratti fondamentali in comune, anche se chi li ha conosciuti ricorderà che Mario Lodi la voce non la alzava mai mentre don Milani era un provocatore, urlava, si accendeva» ha aggiunto sorridendo davanti alla platea di insegnanti ed educatori che annuivano (non tutti) con vigore.

E due.

Poi è arrivata Nadia Terranova, nel chiostro della Delfini: «Io sono cresciuta amando alla follia la fiaba di barbablù. Al brivido di paura seguiva sempre la soddisfazione di avercela fatta, di averla superata. Penso sia tremendo non provarla mai, non sapere cosa sia, e trovarsela per la prima volta davanti nella vita reale. E’ come costruire senza fondamenta. La paura ti annienta se non hai elaborato un tuo codice per affrontarla».

Le sue parole sembravano fare da eco a quanto già dichiarato da Sara Tarabusi, sull’importanza dell’immaginazione e della lettura che ti fa attraversare anche le paure, sulle storie che sorprendono, sulle parole (e sulle storie) che fanno crescere. E che per dimostrarne (agli adulti) la potenza ha tenuto un laboratorio di lettura animata al buio, proprio in Biblioteca Delfini, con oltre 40 giovanissimi tra gli 8 e i 12 anni, rigorosamente senza i genitori.

Se la matematica non è un’opinione e se non ci stiamo raccontando delle storie siamo a tre lavate di capo (abbondanti) sull’incapacità di molti adulti di lasciar fare esperienza ai figli anche (e soprattutto) delle emozioni forti, quelle che possono far male e dei concetti complessi, come fossero impediti, incapaci di comprendere, questi ragazzini.

Certo meglio non porre la questione se e quanti adulti siano davvero così e ci si trovino bene in quel loro ruolo in cui vestono panni iperprotettivi, assenti, ansiosi, ansiogeni, rigidi non solo nei confronti dell’oggetto libro, del soggetto storia, racconto, fiaba, lettura ma proprio nella vita quotidiana. Che a fare i genitori non è proprio facile per nulla. Così come non è facile per nulla fare gli insegnanti.

Meglio soffermarsi su un altro aspetto. Uno positivo. Bambini e ragazzi dimostrano davvero di avere un sacco di potenzialità. Di talenti e sogni e pensieri autonomi e profondi, idee e immaginazione. Già, l’immaginazione. E’ un alleato potentissimo, l’immaginazione. Anche se “per avere immaginazione – ricorda il Premio Andersen Davide Morosinotto, scrittore - occorre tempo. Tempo libero, per non far niente, per andare a fare una passeggiata, per correre, per annoiarsi. La noia è importantissima: è una sensazione sgradevole, e visto che il nostro cervello la odia, per cancellarla a un certo punto tende a... farsi venire delle idee. Sarebbe importante potersi annoiare un po' di più, magari mettendo da parte ogni tanto lo smartphone, che è uno strumento fantastico, ma se trilla in continuazione impedisce di concentrarsi. o di annoiarsi. insomma, di immaginare».



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