la lettera del vescovo
Funeral home: esequie vietate Decisione che fa discutere
Sta scatenando scompiglio la lettera inviata dal vescovo Francesco Cavina alle agenzie di onoranze funebri. Nella missiva, dopo un’analisi di documenti ecclesiastici, si arriva alla conclusione che...
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Sta scatenando scompiglio la lettera inviata dal vescovo Francesco Cavina alle agenzie di onoranze funebri. Nella missiva, dopo un’analisi di documenti ecclesiastici, si arriva alla conclusione che “risulta chiara l’illegittimità delle esequie celebrate presso cappelle private, camere ardenti di strutture ospedaliere, strutture protette, pensionati o strutture private di agenzie funebri come “funeral houses”, “sale del commiato” e altri luoghi affini. La lettera indica poi come luoghi per i funerali: la chiesa, la cappella del cimitero, il luogo della cremazione.
La missiva ha fatto infuriare gli operatori delle funeral houses, formula che sta prendendo piede anche a Carpi e Mirandola. A loro risponde il direttore dell’ufficio liturgico diocesano Luca Baraldi, il quale fa presente che il documento nasce “come risposta a un’esigenza espressa dai parroci del territorio mirandolese che, nella loro azione pastorale in relazione ai funerali, hanno domandato un sostegno per vivere con più frutto quanto la chiesa indica come via ordinaria per celebrare la speranza nella risurrezione. Non si tratta di un “diktat”». Don Luca sottolinea che non si tratta di una novità: “si è voluto riproporre quanto i documenti della chiesa affermano”.
La missiva ha fatto infuriare gli operatori delle funeral houses, formula che sta prendendo piede anche a Carpi e Mirandola. A loro risponde il direttore dell’ufficio liturgico diocesano Luca Baraldi, il quale fa presente che il documento nasce “come risposta a un’esigenza espressa dai parroci del territorio mirandolese che, nella loro azione pastorale in relazione ai funerali, hanno domandato un sostegno per vivere con più frutto quanto la chiesa indica come via ordinaria per celebrare la speranza nella risurrezione. Non si tratta di un “diktat”». Don Luca sottolinea che non si tratta di una novità: “si è voluto riproporre quanto i documenti della chiesa affermano”.
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