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Modena, per tre gelati rischia vent’anni di carcere

di Carlo Gregori
Modena, per tre gelati rischia vent’anni di carcere

Andrea Seferovic, il nomade al centro del clamoroso caso al Cie, imputato per rapina pluriaggravata

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MODENA. Per tre gelati “degustati” e non pagati è sotto processo con la moglie e ora rischia dai sei anni e mezzo fino a vent’anni di detenzione.

Il motivo è che l’imputazione è di rapina pluriaggravata riguarda un uomo che ha alle spalle alcune condanne e quindi una “recidiva” che può marchiarlo a fuoco. L’imputato in questione è Andrea Seferovic, il giovane nomade che cinque anni fa fu al centro di un clamoroso caso di “rilascio “ dal Cie dopo che si era chiarito che la sua nazionalità era indeterminata e non si sapeva quale Paese potesse rilasciargli documenti; un caso che vide l’impegno attivo di Cécile Kyenge (in seguito spesso rinfacciato dai suoi avversari).

Andrea era già stato al centro della cronaca modenese di questa estate dopo il blitz dei carabinieri che ha sgominato la “Banda dei Bancomat” facendo irruzione nel suo campo: oggi è agli arresti in carcere. E prima era stato a lungo ai domiciliari nella roulotte sotto il ponte Tav a San Matteo sul Canaletto.

Ieri in Tribunale è iniziato il processo per una vicenda minima che potrebbe però avere per lui pesantissime ripercussioni, un caso aggiornato dai giudici a gennaio.

Andrea Seferovic è infatti imputato di rapina pluriaggravata per un episodio risalente al 2013. Una sera andò con la moglie M.A, 24 anni, e la figlia piccola in un bar di via Nonantolana gestito da una cinese. Prese tre gelati, li consumarono e se ne andarono senza pagare.

La barista protestò, ma, secondo le indagini, Andrea Seferovic la strattonò con violenza prima di andarsene. I carabinieri lo accusarono di questo pesante reato ma al momento della conclusione delle indagini, quando era scaduto il periodo dei domiciliari nella roulotte sotto il ponte, era irreperibile: nessuno sapeva dove si trovava. Ora che è in carcere, risponderà delle accuse, difeso dall’avvocato Luca Lugari. Il problema per lui è che in caso di condanna il giudice dovrà tenere conto della sua recidiva. Anche la moglie è imputata.
 

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