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Acof, sfilata di politici in Procura

Acof, sfilata di politici in Procura

Mirandola. Inchiesta della Corte dei Conti sull’agenzia di pompe funebri comunali

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MIRANDOLA . Saranno in molti a dover rendere conto alla procura della Corte dei Conti per la vicenda Acof. L’ultimo capitolo della vicenda riguardante l’ex agenzia di pompe funebri, allora partecipata al 100% dal Comune di Mirandola, è infatti una richiesta di comparizione per il sindaco Maino Benatti, diversi consiglieri di maggioranza e gli allora segretario comunale, ragioniere capo e revisore.

A commentare la notizia, ufficializzata dal sindaco al Consiglio comunale, è stato Antonio Platis, consigliere di Forza Italia e tra i primi a sollevare la questione nel 2013.

«A questo punto è ancora più necessario fare chiarezza sulla vicenda - ha commentato Platis -, perché non è possibile che in un settore come quello delle agenzie delle pompe funebri, il Comune di Mirandola, proprietario al 100% della società, accumulasse solo perdite, che hanno raggiunto una somma di 260mila euro».

I primi segnali che qualcosa non andasse in Acof, società fondata nel 2005, sono arrivati nel 2011, con Acof in debito di quasi 84mila euro nei confronti del Comune. Da qui sono cominciate le prime pressioni da parte dei consiglieri di centrodestra Antonio Platis e Lia Gabrielli. In seguito alle pressioni, il Comune affidò il controllo della società ad uno studio di Reggio Emilia, che ipotizzò che dietro alle mancanze di Acof ci fosse un disegno consapevole di alterazione dei conti. Oggi la società è in liquidazione, ed il ramo d’azienda è stato venduto alla modenese Cofim, di Gianni Gibellini, con l’amministrazione comunale che, l’anno scorso, ha chiuso un accordo di arbitrato con gli ex presidenti ed amministratori di Acof per 20mila euro. Arbitrato che si riaprirà, ha detto Platis, «se la Corte dei Conti ravviserà gli errori che, a nostro, avviso ci sono stati».

Enrico Vincenzi

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