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«Fake News per controllare le opinioni»

«Fake News per controllare le opinioni»

Guido Saraceni: «La gente ha perso la fiducia nelle istituzioni ma crede agli avvelenatori dei social»

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Fake news e post verità sono state protagoniste, giovedì sera, della serata d'introduzione all'After Festival che si è tenuta a Castelfranco. A parlare, nella sala Degli Esposti della biblioteca comunale, è stato il professor Guido Saraceni, docente di filosofia del diritto all'università di Teramo e tra i massimi esperti di comunicazione digitale. Intervistato dal giornalista Pierluigi Senatore, Saraceni ha parlato di come oggi siano i social il centro attraverso il quale passano i nodi dell'informazione, e non più i canali tradizionali della stampa o dell'autorità accademica. «C'è in corso una battaglia sulla sovranità dell'informazione, chi controlla le notizie controlla tutto», ha detto Saraceni. Dalla loro parte, ha spiegato il professore, i social possono vantare una maggiore democraticità dell'informazione, permettendo alle notizie di viaggiare in modo "orizzontale", da un utente ad un altro. Le informazioni, ha continuato Saraceni, in questo modo viaggiano più velocemente, tanto quelle genuine e di qualità, alla base di fenomeni come le primavere arabe, quanto quelle false e distorte, ovvero bufale e fake news. Ma come nasce la credibilità di una bufala? «Se una cosa la scrive il mio vicino - ha spiegato Saraceni -, io ci credo, perché lo conosco. Se quella cosa, poi, arriva in tv o nei canali ufficiali, le mie convinzioni sono confermate». «La gente ha perso fiducia nelle istituzioni, perché scopre i legami che queste hanno con il potere», ha continuato il professore, facendo riferimento allo scandalo delle nomine dei ricercatori che ha investito professori di giurisprudenza di vari atenei italiani, tra cui quello di Modena e Reggio (vicenda in merito a cui Saraceni ha tenuto a ricordare che un avviso di garanzia è cosa ben diversa da una condanna). «La gente ha perso fiducia nelle istituzioni, quindi non crede a loro, ma ai social, cadendo preda di chi inventa e diffonde notizie false, quelli che Enrico Mentana chiama “avvelenatori di pozzi”. Sui social siamo tutti sia vittime che carnefici». Per questo, ha concluso il professor Saraceni, «bisogna fare educazione civica digitale, bisogna insegnare che i social sono un'arma. Le foto che mettiamo su internet rimangono. Il mondo è diventato più piccolo, e la vicinanza può essere positiva o negativa. La cultura è il primo passo per combattere qualsiasi cosa».

Enrico Vincenzi

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