Modena-India L’hockeista dei due mondi
Una vita di sport come giocatore e tecnico L’ultima impresa ai Roller Games di Nanjing
MODENA. Energico e preparato, schietto e determinato. Ti segue in ogni fase dell’allenamento, sempre pronto a un consiglio dettato da anni e anni di esperienza. Alla fine delle partitelle, prende lo strumento per la pulizia del campo, simile al celebre Zamboni americano, e spazza la superficie di gioco come ha fatto migliaia di volte. Tutto pur di vivere sempre la sua passione più grande dopo la famiglia: l’hockey. Uno sport che lui, William Prandini, coltiva da quando aveva 13 anni. Ne sono passati 51 da allora e Willy, come tutti lo conoscono nell’ambiente, ne ha fatta di strada. È partito con gli Amatori Modena, nella disciplina dell’hockey pista. Dopo la sua conversione ai roller (hockey in line) avanza come un treno sia da giocatore sia da allenatore. La sua ultima impresa la sigla quest’anno, guidando quattro selezioni indiane ai Roller Games di Nanjing in Cina. Il look è cambiato negli anni, i capelli si sono fatti grigi e sono scomparsi i baffi; lo stile Prandini, tuttavia, resta lo stesso: grinta, voglia di dare il massimo e divertimento. Ripercorrere le foto è un tuffo indietro nel tempo. «Ho iniziato con gli Amatori Modena - spiega Willy - per poi passare a Ferrara, Mirandola e Finale. Sono poi tornato a Modena per giocare con la Villa D’Oro». Gli anni d’oro devono però arrivare e saranno accompagnati al nome dell’Invicta Skate, il club con cui è tuttora tesserato.
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«Circa 25 anni fa abbiamo aperto con l’amico Elio Sternieri la sezione dell’hockey pista dell’Invicta Skate - ricorda il tecnico - e abbiamo portato avanti l’esperienza per due anni. Nel frattempo avevo iniziato a giocare in line a Mestre. Tornato a Modena, abbiamo iniziato a muoverci con neofiti nel nuovo sport. C’erano tante persone, tra cui Alessandro Pinelli (attuale capitano dell’Invicta Skate B, ndr). All’inizio eravamo ragazzi che giocavano per strada, nei parcheggi. Grazie a Clap Sport di Mauro Franchini abbiamo potuto iniziare la nuova avventura, che portiamo avanti ancora per merito del presidente Giuseppe Molinari».
Gli anni passano e Prandini incrocia nell’ultimo lustro dello scorso secolo un altro luogo che lo accompagnerà nella sua carriera: Bomporto. «Ho iniziato circa venti anni fa ad allenare le giovanili - aggiunge Willy - che ancora portiamo avanti con Angelo Lucchini, ex giocatore di hockey pista e in line. Agli Scomed di Bomporto ora abbiamo 40 atleti delle giovanili, all’Invicta Skate sono circa 30». Con Angelo coltivano anche esperienze in azzurro. Prandini è accompagnatore della Nazionale nel 1996 quando l’Italia strappa il bronzo a Roccaraso (L’Aquila), chiudendo alle spalle di Stati Uniti e Francia. Dovranno passare 19 anni e si dovrà tornare in Abruzzo per vedere gli azzurri fare meglio, ottenendo l’argento dietro alla Repubblica Ceca.
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Il percorso del modenese prosegue: diventa tecnico federale, docente della scuola dello sport e infine allenatore di terzo livello. Il riconoscimento gli permette di poter guidare le squadre di club e le nazionali. La chiamata arriva. Dall’altra parte del telefono c’è Aldo Baraldi, amico ed ex compagno di formazione di Willy.
«Mandami il curriculum», gli chiede il tecnico. Willy accetta e non vede l’ora di cominciare anche perché Aldo, da oltre un decennio, segue la diffusione dell’hockey in line in India. Il Paese asiatico ha una lunga tradizione con l’hockey prato, di cui la variante con i roller è un lontano parente. La sfida è ardua e Willy accetta volentieri. «Sono partito il 16 giugno scorso - aggiunge l’allenatore - e ho allenato prima a Delhi, poi a Chandigarh. Ai camp c’erano 70 atleti tra ragazzi e ragazze. Ho seguito due formazioni juniores e due seniores. Il livello era molto basso: sia gli allenatori sia i ragazzi non avevano una mentalità da hockey in line».
Così gli atleti indiani hanno imparato a conoscere e voler bene all’esigente tecnico modenese. «Si sono dimostrati entusiasti - rivela Willy - tanto che appena sono ripartito a metà settembre una ragazza si è messa a piangere e mi ha regalato una maglietta. Tutti mi hanno dimostrato molto affetto». Il lavoro di Willy si è visto. Dopo tre camp ci sono stati i Roller Games in Cina. Le ragazze hanno dato filo da torcere all’Italia (poi argento) e all’Australia (con cui le indiane erano in vantaggio 3-2 prima di cedere 4-3).
«S’è visto il lavoro di due mesi e mezzo con tre camp», spiega il tecnico. Tornato in Italia, l’allenatore ritrova gli amici di sempre ed è pronto a tuffarsi nella nuova stagione sportiva. In India era stato accolto con una ghirlanda di fiori; in Emilia il suo rientro è stato accompagnato da una equivalente con salsicce al posto di petali. La reazione di Willy è la stessa: prima il sorriso, poi i pattini e via a inseguire il disco.
Allenare con comprensione
«Questo il motto: bisogna saper vincere ma anche perdere»
«Bisogna saper perdere, ma anche saper vincere». Così William Prandini analizza il rapporto tra la vittoria e la sconfitta. Un sottile equilibrio con cui inizia a confrontarsi da giocatore e poi continua da allenatore.
«Insegnare non è così facile - spiega il tecnico - perché quando sei un giocatore pensi a divertirti; da allenatore, ti diverti, ma godi soprattutto dei frutti del tuo lavoro. In India ne ho avuto un esempio con Giulia Cipriano e Arianna Bisi, argento con l’Italia femminile. In occasioni così vedi le belle soddisfazioni che raccogli». Le due azzurre sono cresciute sia nelle giovanili guidate da Prandini sia con l’Invicta Skate Modena di Alessio Bellotto prima e Marlon Guarise poi. A un giocatore che dovesse iniziare il cammino da allenatore Willy consiglia di «far andare di pari passi gli aspetti tecnici e quelli umani». La parola chiave è comprensione. «Non puoi urlare a un ragazzino di 12 anni che ha appena messo i pattini - riprende l’allenatore - ma devi valutare come possa apprendere al meglio grazie alle tue doti umane». In tal senso, il terreno di gioco rappresenta un bel banco di prova. «Molti non sanno perdere e non sanno neanche vincere - conclude il tecnico - Gli indiani hanno preso 38 gol in una partita. O segavo i pattini a tutti oppure li esortavo a imparare. Così ho fatto, spiegando loro che l’hockey è un gioco. Bisogna vincere senza fare troppi proclami e perdere senza farne troppi drammi». <QM>(g.f.)
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