universitÀ
Notte dei ricercatori tra algoritmi, cellule e onde sismiche
Stampe 3D usate in ambito medico e industriale, studi sui cambiamenti ambientali, nuovi trattamenti dei rifiuti urbani... sono solo alcuni dei numerosi temi presentati alla Notte dei Ricercatori...
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Stampe 3D usate in ambito medico e industriale, studi sui cambiamenti ambientali, nuovi trattamenti dei rifiuti urbani... sono solo alcuni dei numerosi temi presentati alla Notte dei Ricercatori Unimore. Ieri sera, tra via San Geminiano e via Selmi, circa 40 iniziative, tra esposizioni, conferenze e laboratori, hanno illustrato il lavoro che i ricercatori tengono quotidianamente tra le mura della facoltà. Gli stand, alcuni più divulgativi, altri molto settoriali, hanno attirato molti visitatori, tra cui numerosi bambini, che si sono divertiti a guardare nei microscopi. Che tipo di ricerca si fa a Modena? E in che modo la ricerca può essere interessante sia a livello scientifico che nella vita quotidiana? Matteo Dal Zotto si occupa di biodiversità e cambiamenti ambientali: «Studiamo l’avifauna di una riserva in Costa Rica, nata circa 25 anni fa grazie a un partenariato tra diverse associazioni modenesi e una sudamericana. Lo scopo è di verificare quali specie sono più a rischio di scomparsa o di spostamento, in funzione dei cambiamenti ambientali e climatici». Pochi stand più avanti, si passa a sofisticate tecnologie digitali. «Attraverso una webcam – ha spiegato Roberto Vezzani del laboratorio ImageLab – l’algoritmo riesce a identificare in tempo reale le varie parti del corpo evidenziandole con vettori. Alcune applicazioni di questa tecnologia sono in campo sportivo: si possono valutare le performance degli atleti. Un’altra applicazione è nell’automotive: l’algoritmo riesce a valutare se il guidatore si distrae o meno». Maria Carmela Latella ha illustrato invece come la ricerca biomedica del Centro Medicina Rigenerativa faccia delle cellule staminali dei veri e propri farmaci per curare le malattie rare: «Grazie a vettori virali e alle cellule staminali riusciamo a curare pazienti con la cornea danneggiata, ad esempio bruciata con agenti chimici. Riusciamo anche a migliorare le condizioni dei cosiddetti “bambini farfalla”, bambini affetti da una malattia della pelle». Cosa si può fare studiando le onde sismiche? «Tra le nostre attività, - ha risposto Diego Arosio - studiamo il rischio frane in Appennino: quanto materiale si stacca dal momento in cui si attiva la frana, avvertendo di conseguenza la popolazione».
Eleonora Degoli
Eleonora Degoli
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