Gazzetta di Modena

Modena

«Sulla vicenda Castelfrigo intervenga il parlamento»

di Stefano Turcato
«Sulla vicenda Castelfrigo intervenga il parlamento»

Il segretario nazionale Fratoianni solleciterà anche il ministero del lavoro sul caso dei 40 addetti in pausa pranzo cui è stato impedito di rientrare

3 MINUTI DI LETTURA





Il settore della lavorazione carni, diffuso nell’area della Valle del Panaro, non finisce di stupire e periodicamente sale alla ribalta delle cronache per vicende di sfruttamento o maltrattamento dei lavoratori, inosservanza dei diritti più elementari, interventi della forza pubblica per sedare l’animosità di addetti inferociti e altre faccende paradossali.

Ora accade che 20 lavoratori, operativi presso la Castelfrigo di Castelnuovo, vengano allontanati dalle linee senza preavviso e il giorno dopo 40 addetti escano dallo stabilimento per la pausa pranzo e non riescano a rientrare al lavoro perché molto elegantemente, con apprezzabile tatto e delicatezza, è stato disattivato il loro badge d’ingresso: un modo originale per comunicare l’allontanamento dal lavoro. Non abbiamo ancora verificato se sia previsto e codificato dagli esperti di relazioni sindacali e di rapporti fra imprese e lavoratori.

I mezzi d’informazione, dopo che i sindacati hanno denunciato pubblicamente quanto avvenuto, secondo logica si sono occupati di questa vicenda, come delle tante altre analoghe in cui sono state coinvolte la stessa Castelfrigo e altre aziende del settore.

E subito dopo la preoccupazione della Castelfrigo è ricordare a tutti che di quanto avviene nel suo stabilimento non è responsabile la stessa azienda ma le cooperative che hanno in appalto la lavorazione delle carni. Quindi chi ha disattivato il badge dei 40 lavoratori? Certamente la cooperativa che ha in forza quegli addetti, almeno così dovremmo dedurre. La preoccupazione dei sindacati, che hanno in atto una difficoltosa vertenza con la Castelfrigo per tutelare i diritti dei lavoratori, è invece sottolineare che quei lavoratori non sono stati licenziati ma soltanto allontanati dal lavoro. «Abbiamo parlato di allontanamenti di lavoratori - hanno ricordato ieri Flai Cgil e Filt Cgil - si tratta di lavoratori delle cooperative che lavorano in appalto dentro Castelfrigo»

E in effetti potrà anche accadere, forse, ma forse, che quegli stessi lavoratori vengano più avanti richiamati, semmai se ne presenterà l’esigenza. Non staremo ora a dissertare sul significato tecnico giuridico del termine licenziamento rispetto a un allontanamento dal lavoro. Diciamo piuttosto che ci sono imprenditori che giustamente, e orgogliosamente, girano il mondo dicendo che loro non hanno mai dovuto licenziare un solo dipendente. E va detto che anche gli imprenditori che guidano Castelfrigo, come altre imprese del settore, possono probabilmente affermare la stessa cosa perché loro non sanno nemmeno cosa significhi la parola licenziamento, semplicemente perché per licenziare è necessario prima assumere. E loro più che di assumere si preoccupano di mettere in atto il giochino del lavoro appaltato, consentito dalle normative, per cui tutto quanto accade agli addetti sarebbe da addebitare alle cooperative che hanno il lavoro in appalto e i lavoratori in carico. Tutto grottesco, tutte cose che però non fanno bene al mondo del lavoro.

Ora sarebbe opportuno che le istituzioni intervenissero con determinazione e a ricordarlo ci ha pensato la segreteria provinciale di Sinistra Italiana con questa nota: «Riteniamo inaccettabile e gravissimo - dice SI - quanto accaduto alla Castelfrigo. L’azienda ha agito senza una trattativa con i sindacati, assumendo un comportamento intimidatorio verso i lavoratori. Non è la prima volta che i lavoratori in appalto della Castelfrigo sono vittime di atti discriminatori, posti in essere da un’azienda che dimostra ancora una volta la propria ostilità verso i principi minimi del diritto del lavoro. La vicenda assume i tratti di una vera e propria ritorsione verso quei lavoratori che appena un anno fa avevano legittimamente rivendicato condizioni di lavoro dignitose contro l’intensificazione dei turni a cui continuano ad essere sottoposti, in particolar modo nella coda della filiera produttiva in cui operano i lavoratori in appalto e della logistica. È arrivato il momento che le istituzioni locali si assumano la responsabilità di mettere fine a questa situazione di diffusa illegalità che attraversa il distretto agro-alimentare modenese».

La vicenda finirà in parlamento: «Noi non ci stiamo - ha detto ieri Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana - porteremo il caso in Parlamento perché ci sia l'intervento del ministero del lavoro e della magistratura».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google