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Modena Attiva, lo spettro che spaventa ancora il Pd

Modena Attiva, lo spettro che spaventa ancora il Pd

Cemento e urbanistica continuano ad essere la spina nel fianco della giunta ancora una volta incapace di gestire i problemi. Miana: «Decidono i privati» 

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Uno dei primi a dirlo - e non è un caso - è stato un esponente del comitato che è anche iscritto al Pd. Perché nel ribadire che «questo scempio non s’ha da fare», Ermanno Longagnani - rappresentante del circolo di Sant’Agnese - ha fatto notare che «un movimento del genere, che unisce i cittadini per contestare un progetto della giunta, non si vedeva da anni».

Sei anni, per la precisione, perché quel movimento, partito da una costola del Pd e cementato (si fa per dire) dall’avversione nei confronti del progetto per la piscina al parco Ferrari, esisteva e si chiamava Modena Attiva. E anche se il suo leader, l’ex assessore Paolo Silingardi, ha abbandonato l’attivismo politico - curiosa la foto che l’altro giorno lo ritraeva insieme a Vanni Bulgarelli, che ai tempi era “nemico” in quanto presidente di Hera Modena - a rivivere con il caso dei 550 alloggi di via Morane è lo spirito dell’associazione ambientalista che allora aprì «delle ferite che oggi ricordiamo bene», per dirla con il segretario cittadino Andrea Bortolamasi. Ma oltre allo spirito, Modena Attiva ha anche qualche volto dei protagonisti della battaglia del 2011: su tutti quello di Marco Miana, allora braccio destro di Silingardi, che in questi giorni è tornato a farsi sentire con forza. «Che ingenuo - ha commentato dopo la conferenza Muzzarelli-Vandelli sul caso Vaciglio - ho sempre pensato che a fare il piano regolatore fossero la politica, gli amministratori, l’amministrazione pubblica. Dalle parole del sindaco e dell’assessore scopriamo invece che decidono i costruttori privati. Viene in mente il bel film di Rosi del 1963 “Le mani sulla città”…». Parole forti, che richiamano le accuse - cementificatori! - rivolte qualche anno fa a Giorgio Pighi e Daniele Sitta, e ora inoltrate a Gian Carlo Muzzarelli e Anna Maria Vandelli, anche se di fatto i “colpevoli” sono sempre i vecchi amministratori. In mezzo c’è il Pd, che con una sorta di “ok a Vaciglio visto che non si può evitare, ma che sia l’ultima volta” ha cercato di metterci una pezza. Un Pd che non è riuscito a mettersi d’accordo sul nuovo segretario - sarà Davide Fava - dal momento che renziani e orlandiani non erano disposti a cedere su Filippo Molinari e Stefania Gasparini. Un Pd che ora è chiamato a svolgere al meglio un compito che nel 2011 non riuscì: quello di ascoltare e trasformare in azioni politiche le preoccupazioni che arrivano da una parte consistente della città. Perché il rischio, come successo sei anni fa, è che l’opposizione al Pd nasca dal Pd stesso. (l.g.)

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