“Mutina” di Sorrentino quando il rigore storico incontra la narrazione
di Michele Fuoco
«La mia ricerca sulle vicende della città è iniziata da 10 anni Studio il dato politico ma anche la quotidianità del passato»
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Di “Mutina”, cioè di Modena, teatro della guerra nel 43 a.C (anno 711 dalla Fondazione di Roma) Gabriele Sorrentino ne ha fatto un romanzo, pubblicato da Artestampa. Un corposo romanzo storico di 368 pagine (euro 18) in cui lo scrittore modenese chiama in causa i protagonisti del tempo Marco Antonio, Bruto e Ottaviano. Le vicende storiche sono note, con Bruto che è tra i principali artefici dell'assassinio di Giulio Cesare nel 44 a.C, il console Marco Antonio che si considera l'erede politico del dittatore, e Ottaviano che, appena diciannovenne, sostiene la legittimazione del potere, secondo la volontà dello zio Cesare. Vacilla la Repubblica il cui destino è legato anche alla Guerra di Modena (Bellum mutinense). Nel romanzo irrompono riflessioni e sottigliezze di indagini, con lo spazio del racconto in cui si manifestano minacce di un misterioso sicario contro Ottaviano, l'aiuto del fedele legionario in congedo Marco Nevio...
Quanto spazio occupano i fatti storici e quelli d'invenzione letteraria?
«Nel romanzo trovano spazio tutti i principali avvenimenti storici che hanno caratterizzato i mesi dalla morte di Cesare al conflitto alle porte di Mutina. I fatti storici si intersecano con le vicende dei protagonisti, personaggi inventati, che mi hanno permesso di esplorare da un lato la vita all’interno della città assediata, dall’altro i sentimenti, le paure e le motivazioni degli uomini che combattevano per uno o l’altro contendente».
Il suo romanzo si offre come luogo anche per imparare la storia che i testi scolastici rendono arida?
«Sono convinto che il romanzo storico si presti a essere uno strumento didattico per le scuole, un modo per raccontare la storia in una cornice narrativa più accattivante, mantenendo però il rigore della ricerca storica».
Perché un libro legato a Modena? È determinato anche dal fatto che quest'anno si celebra “Mutina splendidissima”?
«Il romanzo nasce dal lavoro su Mutina che ho iniziato da una decina di anni e che mi ha portato a pubblicare nel 2013 per Terra e Identità, “Quando a Modena c’erano i Romani”. La scelta di uscire quest’anno è certamente legata alle celebrazioni della fondazione il cui slogan, tra l’altro, Mutina Splendidissima, è tratto proprio da una Filippica, cioè da una delle orazioni che Cicerone pronunciò contro Marco Antonio in Senato in occasione della Guerra di Modena».
In che misura i suoi studi, con laurea in scienze politiche indirizzo storico-politico, la hanno orientata?
«Sono molto attratto dalla dimensione politica della Storia che è molto presente negli eventi della Guerra di Modena. La costruzione di un romanzo storico, però, deve andare oltre e raccontare i dettagli della quotidianità, facendo rinascere in un certo senso un mondo che non esiste più. Questo è l’aspetto più affascinante del romanzo storico».
Il suo romanzo è anche frutto di ricerche...
«Tutto è cominciato col Museo Lapidario Romano, che racchiude la maggior parte dei reperti di Mutina. In seguito ho letto tutto ciò che ho potuto trovare, di autori italiani e stranieri, sulla crisi della Repubblica romana da Giulio Cesare all’ascesa di Augusto. Ho letto poi testi sull’esercito, volumi sulla vita quotidiana, sui cibi. Insomma un lavoro a tutto tondo. Curiosità? Durante l’assedio di Mutina, i rinforzi giunti da Roma riuscirono ad inviare informazioni e cibo agli assediati tramite dei sommozzatori che si immersero nei canali che circondavano la città».
Quali sono gli ingredienti di un romanzo storico?
«Credo che un romanzo storico si regga su un delicato equilibrio tra l’ambientazione e la trama. Un’ambientazione rispettosa sia degli eventi principali sia dei dettagli più piccoli della vita quotidiana. La trama, innestata alla perfezione sull’ambientazione, deve essere interessante, piacevole. Necessaria un’appendice critica che fornisca gli strumenti per approfondire il periodo storico».
Sta lavorando ad una nuova opera?
«A ottobre uscirà per Terra e Identità la seconda edizione del mio saggio su Rainaldo “Passerino” Bonacolsi, al quale Modena “deve” la Secchia Rapita. Stiamo lavorando con l’Associazione di Scrittori I Semi Neri a un progetto sul Frignano. In queste settimane è uscito il nuovo romanzo “I Ribelli di Nuova Europa” (CIESSE edizioni) scritto con il Collettivo XOmegaP. Con Artestampa, infine, stiamo ragionando su una saga di romanzi dedicati alla storia antica e alto medievale della nostra città».
Quanto spazio occupano i fatti storici e quelli d'invenzione letteraria?
«Nel romanzo trovano spazio tutti i principali avvenimenti storici che hanno caratterizzato i mesi dalla morte di Cesare al conflitto alle porte di Mutina. I fatti storici si intersecano con le vicende dei protagonisti, personaggi inventati, che mi hanno permesso di esplorare da un lato la vita all’interno della città assediata, dall’altro i sentimenti, le paure e le motivazioni degli uomini che combattevano per uno o l’altro contendente».
Il suo romanzo si offre come luogo anche per imparare la storia che i testi scolastici rendono arida?
«Sono convinto che il romanzo storico si presti a essere uno strumento didattico per le scuole, un modo per raccontare la storia in una cornice narrativa più accattivante, mantenendo però il rigore della ricerca storica».
Perché un libro legato a Modena? È determinato anche dal fatto che quest'anno si celebra “Mutina splendidissima”?
«Il romanzo nasce dal lavoro su Mutina che ho iniziato da una decina di anni e che mi ha portato a pubblicare nel 2013 per Terra e Identità, “Quando a Modena c’erano i Romani”. La scelta di uscire quest’anno è certamente legata alle celebrazioni della fondazione il cui slogan, tra l’altro, Mutina Splendidissima, è tratto proprio da una Filippica, cioè da una delle orazioni che Cicerone pronunciò contro Marco Antonio in Senato in occasione della Guerra di Modena».
In che misura i suoi studi, con laurea in scienze politiche indirizzo storico-politico, la hanno orientata?
«Sono molto attratto dalla dimensione politica della Storia che è molto presente negli eventi della Guerra di Modena. La costruzione di un romanzo storico, però, deve andare oltre e raccontare i dettagli della quotidianità, facendo rinascere in un certo senso un mondo che non esiste più. Questo è l’aspetto più affascinante del romanzo storico».
Il suo romanzo è anche frutto di ricerche...
«Tutto è cominciato col Museo Lapidario Romano, che racchiude la maggior parte dei reperti di Mutina. In seguito ho letto tutto ciò che ho potuto trovare, di autori italiani e stranieri, sulla crisi della Repubblica romana da Giulio Cesare all’ascesa di Augusto. Ho letto poi testi sull’esercito, volumi sulla vita quotidiana, sui cibi. Insomma un lavoro a tutto tondo. Curiosità? Durante l’assedio di Mutina, i rinforzi giunti da Roma riuscirono ad inviare informazioni e cibo agli assediati tramite dei sommozzatori che si immersero nei canali che circondavano la città».
Quali sono gli ingredienti di un romanzo storico?
«Credo che un romanzo storico si regga su un delicato equilibrio tra l’ambientazione e la trama. Un’ambientazione rispettosa sia degli eventi principali sia dei dettagli più piccoli della vita quotidiana. La trama, innestata alla perfezione sull’ambientazione, deve essere interessante, piacevole. Necessaria un’appendice critica che fornisca gli strumenti per approfondire il periodo storico».
Sta lavorando ad una nuova opera?
«A ottobre uscirà per Terra e Identità la seconda edizione del mio saggio su Rainaldo “Passerino” Bonacolsi, al quale Modena “deve” la Secchia Rapita. Stiamo lavorando con l’Associazione di Scrittori I Semi Neri a un progetto sul Frignano. In queste settimane è uscito il nuovo romanzo “I Ribelli di Nuova Europa” (CIESSE edizioni) scritto con il Collettivo XOmegaP. Con Artestampa, infine, stiamo ragionando su una saga di romanzi dedicati alla storia antica e alto medievale della nostra città».
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