mercato albinelli
Una ricerca on line per trovare subito il ristorante migliore
Cosa mangiamo ma soprattutto come decidiamo di affrontare l'esperienza del cibo al tempo del digitale. Un tema sempre più attuale che coinvolge sia il produttore che il consumatore, sempre più...
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Cosa mangiamo ma soprattutto come decidiamo di affrontare l'esperienza del cibo al tempo del digitale. Un tema sempre più attuale che coinvolge sia il produttore che il consumatore, sempre più informato su ciò che compra.
Un incontro che si è svolto al Mercato Albinelli. A introdurre l'incontro il curatore di AfterFestival, Alessandro Pirani: «L'esperienza del riuscire a mangiare e in generale tutta l'esperienza dell'acquisto e del prodotto è sempre più mediata dal digitale. Qualsiasi turista in visita ad una città che non conosce si consulta sul web per trovare il ristorante più adatto alle proprie esigenze».
Uno spunto intessante per capire come sia diventato il consumatore e soprattutto come consumi oggi. Uno degli aspetti fondamentali emersi è la fiducia, il rapporto stretto con il digitale dove si affida per cercare il luogo adatto ai propri gusti. Più attenzione verso le etichette dei cibi, come spiega Matteo Vignoli, del nostro ateneo: «Oggi le persone sono interessate a quello che mangiano, alla storia, chi l'ha prodotto, come, che sostanze ha utilizzato, come è stato trasformato. In qualche modo c'è un bisogno di sapere tutta la storia di quello che mangiamo».
Oltre alla fiducia, secondo Vignoli, il digitale ha portato anche benessere: «Il digitale sta avendo oggi un grande impatto sulla ricerca per cibo e alimentazione. A ricerche comclusi, nei confronti di batteri intestinali che possono aiutarci a capire quale cibo ci fa bene, il digitale diventerà uno strumento essenziale per aiutarci a rimanere sani». Secondo il sociologo Flaviano Zandonai ciò che dovrebbe portare il digitale nella filiera del food è anche una governance che vada a coinvolgere in modo più diretto sia il produttore, consumatore ma anche venditore, un modello simile a quello delle catene equo-solidali.
«Il tema oggi oltre al meccanismo informativo ha bisogno di ripensare meccanismi di governo troppo separati tra i vari attori. Il commercio equo ci ha insegnato l'importanza di coinvolgere i consumatori, i produttori e i lavoratori che stanno dentro le botteghe". (s.f.)
Un incontro che si è svolto al Mercato Albinelli. A introdurre l'incontro il curatore di AfterFestival, Alessandro Pirani: «L'esperienza del riuscire a mangiare e in generale tutta l'esperienza dell'acquisto e del prodotto è sempre più mediata dal digitale. Qualsiasi turista in visita ad una città che non conosce si consulta sul web per trovare il ristorante più adatto alle proprie esigenze».
Uno spunto intessante per capire come sia diventato il consumatore e soprattutto come consumi oggi. Uno degli aspetti fondamentali emersi è la fiducia, il rapporto stretto con il digitale dove si affida per cercare il luogo adatto ai propri gusti. Più attenzione verso le etichette dei cibi, come spiega Matteo Vignoli, del nostro ateneo: «Oggi le persone sono interessate a quello che mangiano, alla storia, chi l'ha prodotto, come, che sostanze ha utilizzato, come è stato trasformato. In qualche modo c'è un bisogno di sapere tutta la storia di quello che mangiamo».
Oltre alla fiducia, secondo Vignoli, il digitale ha portato anche benessere: «Il digitale sta avendo oggi un grande impatto sulla ricerca per cibo e alimentazione. A ricerche comclusi, nei confronti di batteri intestinali che possono aiutarci a capire quale cibo ci fa bene, il digitale diventerà uno strumento essenziale per aiutarci a rimanere sani». Secondo il sociologo Flaviano Zandonai ciò che dovrebbe portare il digitale nella filiera del food è anche una governance che vada a coinvolgere in modo più diretto sia il produttore, consumatore ma anche venditore, un modello simile a quello delle catene equo-solidali.
«Il tema oggi oltre al meccanismo informativo ha bisogno di ripensare meccanismi di governo troppo separati tra i vari attori. Il commercio equo ci ha insegnato l'importanza di coinvolgere i consumatori, i produttori e i lavoratori che stanno dentro le botteghe". (s.f.)
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