Gazzetta di Modena

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Bologna. Papa Francesco elogia il “modello emiliano”

di Stefano Luppi
Bologna. Papa Francesco elogia il “modello emiliano”

Lavoro, welfare e attenzione ai più deboli. «Fermiamo il tarlo della corruzione e ritroviamo il vero senso della politica»

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BOLOGNA. Appelli per la buona politica, per i corridoi umanitari e la pace. Un abbraccio ai migranti, la messa allo stadio Dall’Ara di Bologna gremito di fedeli: oltre 40mila, centinaia dei quali giunti da Modena, chi in pullman, chi in auto, chi in treno. A loro - nella sua visita in Emilia Romagna, con prima tappe a Cesena - Papa Francesco ha rivolto parole di speranza, invitandoli a non dimenticare gli ultimi, condannando l'ipocrisia di molti cristiani, definendoli come «le edizioni rivedute e aggiornate di quel male antico denunciato da Gesù. «Siate puri di cuore, non di fuori», ha suggerito il Pontefice.

Le parle di Francesco sono state in gran parte un discorso “politico”. A cominciare dal discorso in Piazza Maggiore, dove ha parlato del cosiddetto “modello emiliano”, su cui si sono esercitati per anni sociologi ed economisti. Il Papa lo ha elogiato e benedetto come un sistema che tiene insieme benessere e giustizia. A quel “sistema Emilia”, il modello economico e sociale che tiene insieme lavoro e welfare, capitale e attenzione per i più deboli e che è innervato dalla competenza e dell'apertura che è assicurata dall'Università più antica d'Europa, partecipa, peraltro, anche la Diocesi di Bologna, una delle più ricche del mondo grazie all'eredità della multinazionale Faac, i cui utili vengono investiti per il lavoro e la povertà. «Solo il dialogo, nelle reciproche competenze - ha detto Francesco - può permettere di trovare risposte efficaci e innovative per tutti, anche sulla qualità del lavoro, in particolare l'indispensabile welfare. È quello che alcuni chiamano il Sistema Emilia. Cercate di portarlo avanti». Senza dimenticare la cooperazione, che del Sistema Emilia è l'esempio più evidente e che «ha ancora molto da offrire, anche per aiutare tanti che sono in difficoltà e hanno bisogno di quell'ascensore sociale che secondo alcuni sarebbe del tutto fuori uso». I rappresentanti di quel “modello”, dopo l'Angelus, sono sfilati per salutarlo e molti di loro sono ex comunisti, come l'ex presidente della Regione Vasco Errani, il presidente di Unipol Pierluigi Stefanini e altri rappresentanti del mondo della cooperazione e del sindacato. Il Papa ha anche indicato la via per portare avanti questo modello, collegando, anche fisicamente con la scansione delle sue visite, il mondo del lavoro con quello dell'Università: «Qui il dialogo con la scienza ha plasmato la città, l'ha resa aperta, crocevia di incontri anche come culla del progetto Erasmus» ha detto parlando agli universitari.

Il Papa ha stigmatizzato, nell’omelia allo stadio, durante la messa celebrata con i vescovi della regione, «l’ipocrisia, la doppiezza di vita, il clericalismo che si accompagna al legalismo, il distacco dalla gente». Comportamenti che Francesco ha individuato all’interno della Chiesa, ma anche nella vita politica ed economica, così come nella cultura di oggi.

Fin dal suo arrivo, alle 8 del mattino a Cesena, nel primo dei sette discorsi del suo viaggio, il Papa aveva parlato di politica. Di quella “cattiva”, della corruzione, definendola «un tarlo». «La politica è sembrata in questi anni a volte ritrarsi di fronte all’aggressività e alla pervasività di altre forme di potere, come quella finanziaria e quella mediatica», ha denunciato nell’incontro con la cittadinanza in Piazza del Popolo. «Occorre rilanciare - ha detto - i diritti della buona politica, la sua idoneità specifica a servire il bene pubblico, ad agire in modo da diminuire le disuguaglianze, a promuovere con misure concrete il bene delle famiglie, a fornire una solida cornice di diritti-doveri».
 

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