Il “Mercanteinfiera” abita qui
di Cristiana Minelli
Nella cittadella dell’antico e del vintage tanti specialisti della nostra provincia
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Vengono da Saint-Tropez ma anche da Maranello, dall’Austria e da Spilamberto, da Praga come da Baggiovara, da Nizza come dal centro della nostra città. Sono gli oltre mille espositori del Mercanteinfiera, la cittadella dell’antico e del vintage che ha appena spalancato le porte del suo appuntamento autunnale allestito fino al prossimo 8 ottobre alle Fiere di Parma (info www.mercanteinfiera.it).
E sono proprio alcuni dei nostri espositori che porteranno oggetti stranianti come armadi da nave, cabinet da dentista, poltrone e sofà d’antan (niente artigiani della qualità qui), in coppia, presidenziali e da club, scatole scenografiche, cappelliere, idranti, bauli, banchi di scuola. E per chi non ne avesse abbastanza e non potesse credere che tutto questo viene, ad esempio, da un cercatore di Montefiorino, si aggiungano tavolini da hotel, oggetti sportivi, insegne, guardaroba.
Il passato, insomma. Che ci insegue da vicino anche se noi lo guardiamo dal futuro, fotografandolo con lo smartphone e girandolo al mondo con WhatsApp. Crediamo di farne il nostro scalpo digitale ma la verità è che non sappiamo farne a meno
Le valigie esposte a Parma han trasportato masserizie di viaggiatori del tutto ignari della fenomenologia del bagaglio moderno, che oggi è rigido, cavalcabile, con quattro ruote (forse motrici), maneggevole, leggero e, rigorosamente, poco affascinante. Sono di legno, di cartone, di pelle e di cuoio e fan compagnia a bauli e a espositori per camicie da negozio. C’è spazio anche per selle e classificatori, bigliardini, banconi da bar e armature con tanto di scudo. Sedie da cinema e oggetti del milieu navale o aeronautico, cassette postali per lettere che oggi non scrivono più e che, tantomeno, si spediscono, ma che vorremmo tanto poter ricevere ancora. Come le vecchie cartoline, o le insegne, che una volta non brillavano che di luce propria.
Anche il mondo dei bijoux non tradisce le signore cui sembrerà di infilarsi in uno strangolino di Chanel proprio come a una delle prime clienti di Coco. In modo audace.
Preziosi e orologi fanno entrambi sentire il loro ticchettio: quello della pendola o del meccanismo a vista e quello del cuore del povero marito condannato da un ennesimo, inesorabile anniversario.
Il Mercanteinfiera mette inscena, come ogni anno, l’arte della seduzione, accanto alle mostre e agli eventi collaterali che in questa edizione hanno riservato uno spazio di prestigio anche a uno dei nostri fiori all’occhiello, i motori. Dev’esser per questo che l’ufficio stampa ha infilato un verso di Francesco Guccini nel materiale d’informazione, “Emilia sognante fra l'oggi e il domani, di cibo, motori, di lusso e balere”, ficcandoci un’altra volta Modena e tutto quello che la nostra “piccola città” è capace di evocare.
A chiamarle eccellenze viene un po’ l’orticaria. Chiamiamole miracoli che si fa un po’ più di giustizia. O sogni. Che son stati quelli di un uomo che poi ha dato vita al mito delle rosse, che han portato qui celeb da ogni parte del mondo, che han vestito il Drake (e compagnia) con l’abito che di solito i sarti cuciono per gli Dei. A Parma occhio strizzato anche al contemporaneo con MIA Photo Fair Sezione speciale di fotografia e La Sostanza della Forma a cura di Fondazione Franco Albini e Giampiero Bosonimondo. Per chiudere non manca il food, nuovo astro dell’olimpo contemporaneo cui senza sforzo apparente facciamo, da secoli, parte a pieno titolo. Vintage a tutta birra e da leccarsi i baffi.
Non resta che sognare.
E sono proprio alcuni dei nostri espositori che porteranno oggetti stranianti come armadi da nave, cabinet da dentista, poltrone e sofà d’antan (niente artigiani della qualità qui), in coppia, presidenziali e da club, scatole scenografiche, cappelliere, idranti, bauli, banchi di scuola. E per chi non ne avesse abbastanza e non potesse credere che tutto questo viene, ad esempio, da un cercatore di Montefiorino, si aggiungano tavolini da hotel, oggetti sportivi, insegne, guardaroba.
Il passato, insomma. Che ci insegue da vicino anche se noi lo guardiamo dal futuro, fotografandolo con lo smartphone e girandolo al mondo con WhatsApp. Crediamo di farne il nostro scalpo digitale ma la verità è che non sappiamo farne a meno
Le valigie esposte a Parma han trasportato masserizie di viaggiatori del tutto ignari della fenomenologia del bagaglio moderno, che oggi è rigido, cavalcabile, con quattro ruote (forse motrici), maneggevole, leggero e, rigorosamente, poco affascinante. Sono di legno, di cartone, di pelle e di cuoio e fan compagnia a bauli e a espositori per camicie da negozio. C’è spazio anche per selle e classificatori, bigliardini, banconi da bar e armature con tanto di scudo. Sedie da cinema e oggetti del milieu navale o aeronautico, cassette postali per lettere che oggi non scrivono più e che, tantomeno, si spediscono, ma che vorremmo tanto poter ricevere ancora. Come le vecchie cartoline, o le insegne, che una volta non brillavano che di luce propria.
Anche il mondo dei bijoux non tradisce le signore cui sembrerà di infilarsi in uno strangolino di Chanel proprio come a una delle prime clienti di Coco. In modo audace.
Preziosi e orologi fanno entrambi sentire il loro ticchettio: quello della pendola o del meccanismo a vista e quello del cuore del povero marito condannato da un ennesimo, inesorabile anniversario.
Il Mercanteinfiera mette inscena, come ogni anno, l’arte della seduzione, accanto alle mostre e agli eventi collaterali che in questa edizione hanno riservato uno spazio di prestigio anche a uno dei nostri fiori all’occhiello, i motori. Dev’esser per questo che l’ufficio stampa ha infilato un verso di Francesco Guccini nel materiale d’informazione, “Emilia sognante fra l'oggi e il domani, di cibo, motori, di lusso e balere”, ficcandoci un’altra volta Modena e tutto quello che la nostra “piccola città” è capace di evocare.
A chiamarle eccellenze viene un po’ l’orticaria. Chiamiamole miracoli che si fa un po’ più di giustizia. O sogni. Che son stati quelli di un uomo che poi ha dato vita al mito delle rosse, che han portato qui celeb da ogni parte del mondo, che han vestito il Drake (e compagnia) con l’abito che di solito i sarti cuciono per gli Dei. A Parma occhio strizzato anche al contemporaneo con MIA Photo Fair Sezione speciale di fotografia e La Sostanza della Forma a cura di Fondazione Franco Albini e Giampiero Bosonimondo. Per chiudere non manca il food, nuovo astro dell’olimpo contemporaneo cui senza sforzo apparente facciamo, da secoli, parte a pieno titolo. Vintage a tutta birra e da leccarsi i baffi.
Non resta che sognare.
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