Gazzetta di Modena

Modena

Il prefetto: «Migranti in tutti i Comuni»

di Saverio Cioce
Il prefetto: «Migranti in tutti i Comuni»

Incontro tecnico con i responsabili per “decongestionare” Modena, redistribuire le persone e sistemarle in appartamenti

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«I profughi ospitati sul territorio modenese vanno redistribuiti tra tutti i comuni così com’è stato deciso tra l’Anci e il Ministero dell’Interno. Inoltre i richiedenti asilo non dovranno più essere concentrati in strutture collettive ma in appartamenti».

Sono state queste le due linee guida dettate dal Prefetto di Modena, Maria Patrizia Paba, nel corso di un incontro che si è tenuto con l’assessore Giuliana Urbelli e i responsabili degli enti che accolgono gli stranieri con richiesta d’asilo.

Una conferma, quella arrivata dalla Prefettura, che è servita a fare il punto della situazione ed evitare altre opposizioni locali capitanate dai sindaci che mettono alla porta i profughi, a dispetto delle scelte governative e parlamentari e degli stessi accordi sottoscritti con l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (Anci).

Al tempo stesso una valvola di sfogo per Modena, dove nel capoluogo si trova la maggioranza dei quasi 1900 stranieri e dove la stessa giunta Muzzarelli continua a chiedere - inascoltata - una maggiore collaborazione ai colleghi dei territori che vanno dall’Appennino alla Bassa. Con la conseguenza che i primi sono freddi con la ragione ufficiosa di non interferire con l’industria turistica, mentre i secondi mettono avanti le difficoltà della ricostruzione post - terremoto, con molti cittadini ancora in sistemazioni precarie.

Una freddezza, quella intorno ai profughi sbarcati dalle navi sulle coste italiane, tangibile sotto molti aspetti, anche se Modena è diventata una calamita anche di cooperative sociali arrivate dal Nord Italia.

Se fino al 2015 c’era solo la coop Caleidos, che oggi è arrivata dopo l’ultimo appalto a 1129 persone da seguire in tutta la provincia, dal 2016 si sono messi al lavoro la Coop Angolo (affiancata e rilevata da una cordata torinese), il Ceis di Modena, l’associazione Papa Giovanni XXIII di Reggio Emilia, la coop Il Mantello nata a Carpi e attiva nella Bassa, il Leone Rosso, della Val d’Aosta e collegata all’Angolo a gestione piemontese e infine Tramspor Emergency Pobic di Mantova.

«Innanzitutto invito i gestori a cercare case e appartamenti per favorire l’accoglienza diffusa - ha spiegato in buona sostanza il prefetto Paba - Le strutture collettive hanno per loro natura un carattere temporaneo e provvisorio». Già, ma a Modena l’ex residenza universitaria in via Costellazioni con 160 persone e i quasi 140 a fianco dell’Hotel Tiby costituiscono concentrazioni che rischiano di diventare ghetti e che sarebbero i primi da dover svuotare quando dagli altri Comuni arriveranno le offerte di nuove sistemazioni, di cui per ora non c’è traccia.

Così mentre le cooperative sociali devono gestire assistenza sanitaria, linguistica, istruzione (e con Caleidos anche formazione professionale) a 32,50 euro al giorno a persona, i Comuni minori continuano a fare orecchie da mercante anche se ricevono 500 euro forfettarie per ogni profugo ospitato sul loro territorio, solo come indennizzo sociale.

D’altro canto i migranti, con 2,50 euro a testa e al giorno per le spese minute, fanno quello che possono nella lunga attesa dei visti. E l’inclusione? «La tinteggiatura delle scole Paoli con volontari italiani e stranieri - ha sottolineato Paba - è un esempio. A breve daremo conto di nuovi progetti».

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