Tir, mega multa Ue Risarciti 10 milioni alle ditte modenesi
Sono 150 le aziende che hanno aderito al ricorso di Fita Cna 700 i veicoli comprati dal 2008 per un valore di 55 milioni
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È qualcosa che assomiglia al Dieselgate della Wolkswagen, ma solo perché saranno le case automobilistiche a dover risarcire, con i propri fondi, i proprietari dei veicoli.
Ad essere stati truccati però non sono stati i motori ma le regole della concorrenza.
A stabilirlo con un provvedimento che stabilisce un precedente che farà storia è la stessa Commissione Europea, che ha comminato una multa da 3 miliardi di euro alle sei principali ditte costruttrici di veicoli pesanti in Europa.
Tutti insieme appassionatamente - secondo i severi censori di Bruxelles - si sono messi d’accordo per alzare il prezzo dei Tir del 20%, scaricando sul cliente finale i profitti illegittimi di un accordo di cartello.
A Modena sinora sono 150 le aziende di trasporto che hanno sottoscritto la class action promossa dalla Fita Cna che raggruppa gli autotrasportatori.
«In totale - racconta il segretario Franco Spaggiari - se mettessimo in fila i 700 camion che le ditte di casa nostra hanno acquistato dal 2008 a oggi, avremmo una fila di mezzi lunga di 11 chilometri. Il valore commerciale dei mezzi è stato calcolato attorno ai 55 milioni di euro: se prendiamo per buono il conto che la Commissione Europea ha presentato ai fabbricanti avremmo un indennizzo che oscilla, a seconda dei casi tra il 10 e, più probabilmente, il 20% del costo d’acquisto. Per le aziende modenesi di trasporto questo significherebbe tornare ad avere capitali in cassa tra gli 8 e i 10 milioni di euro. Questo, naturalmente, per le azioni legali delle ditte che ci hanno seguito, tra cui ci sono anche diverse che non sono associate? Il costo diretto? Nulla, se non una provvigione quando arriveranno i rimborsi».
La superstangata arrivata da Bruxelles, e di cui beneficeranno anche le nostre aziende, è arrivata perché il cartello dei costruttori ha penalizzato un settore chiave dell’economia europea, il traffico su strada che ogni giorno attraversa il continente e costituisce la vena giugulare degli scambi commerciali.
Chi sono dunque i multati?
Oltre all’Iveco-Fiat dell’azienda tricolore ci sono anche i tedeschi di Man e Daimler, Volvo/Renault (con capitali francesi, svedesi e di recente anche cinesi), l’olandese Daf (con una massiccia presenza di capitali statunitensi), la svedese Scania (in società con Wolkswagen). In parole povere il Gotha della produzione mondiale, con stabilimenti ai quattro angoli del globo.
Ma in pratica come avverrà la restituzione della quota pagata in più al momento dell’acquisto? Qui purtroppo entrano in gioco le regole, e l’organizzazione dei singoli stati europei in casi come questi.
Per l’Italia le prime cause sono state già incardinate a Torino, dove ha sede legale la ditta. Toccherà quindi ai giudici piemontesi imporre alla Fiat il saldo ai singoli ricorrenti. E lo stesso accadrà per gli altri costruttori: la regola che viene stabilita una volta per tutte è che la colpa di quanto è avvenuta è integralmente a carico dei costruttori. Le filiali di vendita dunque sono completamente estranee all’accaduto perché i prezzi erano pilotati dalle rispettive case madri.
E se le case automobilistiche punteranno i piedi in tribunale? «Continueremo il braccio di ferro in tribunale con i nostri studi legali specializzati in materia - replica Spaggiari - Per questo la percentuale sul rimborso non verrà riscossa se non c’è il pagamento».
Saverio Cioce
Ad essere stati truccati però non sono stati i motori ma le regole della concorrenza.
A stabilirlo con un provvedimento che stabilisce un precedente che farà storia è la stessa Commissione Europea, che ha comminato una multa da 3 miliardi di euro alle sei principali ditte costruttrici di veicoli pesanti in Europa.
Tutti insieme appassionatamente - secondo i severi censori di Bruxelles - si sono messi d’accordo per alzare il prezzo dei Tir del 20%, scaricando sul cliente finale i profitti illegittimi di un accordo di cartello.
A Modena sinora sono 150 le aziende di trasporto che hanno sottoscritto la class action promossa dalla Fita Cna che raggruppa gli autotrasportatori.
«In totale - racconta il segretario Franco Spaggiari - se mettessimo in fila i 700 camion che le ditte di casa nostra hanno acquistato dal 2008 a oggi, avremmo una fila di mezzi lunga di 11 chilometri. Il valore commerciale dei mezzi è stato calcolato attorno ai 55 milioni di euro: se prendiamo per buono il conto che la Commissione Europea ha presentato ai fabbricanti avremmo un indennizzo che oscilla, a seconda dei casi tra il 10 e, più probabilmente, il 20% del costo d’acquisto. Per le aziende modenesi di trasporto questo significherebbe tornare ad avere capitali in cassa tra gli 8 e i 10 milioni di euro. Questo, naturalmente, per le azioni legali delle ditte che ci hanno seguito, tra cui ci sono anche diverse che non sono associate? Il costo diretto? Nulla, se non una provvigione quando arriveranno i rimborsi».
La superstangata arrivata da Bruxelles, e di cui beneficeranno anche le nostre aziende, è arrivata perché il cartello dei costruttori ha penalizzato un settore chiave dell’economia europea, il traffico su strada che ogni giorno attraversa il continente e costituisce la vena giugulare degli scambi commerciali.
Chi sono dunque i multati?
Oltre all’Iveco-Fiat dell’azienda tricolore ci sono anche i tedeschi di Man e Daimler, Volvo/Renault (con capitali francesi, svedesi e di recente anche cinesi), l’olandese Daf (con una massiccia presenza di capitali statunitensi), la svedese Scania (in società con Wolkswagen). In parole povere il Gotha della produzione mondiale, con stabilimenti ai quattro angoli del globo.
Ma in pratica come avverrà la restituzione della quota pagata in più al momento dell’acquisto? Qui purtroppo entrano in gioco le regole, e l’organizzazione dei singoli stati europei in casi come questi.
Per l’Italia le prime cause sono state già incardinate a Torino, dove ha sede legale la ditta. Toccherà quindi ai giudici piemontesi imporre alla Fiat il saldo ai singoli ricorrenti. E lo stesso accadrà per gli altri costruttori: la regola che viene stabilita una volta per tutte è che la colpa di quanto è avvenuta è integralmente a carico dei costruttori. Le filiali di vendita dunque sono completamente estranee all’accaduto perché i prezzi erano pilotati dalle rispettive case madri.
E se le case automobilistiche punteranno i piedi in tribunale? «Continueremo il braccio di ferro in tribunale con i nostri studi legali specializzati in materia - replica Spaggiari - Per questo la percentuale sul rimborso non verrà riscossa se non c’è il pagamento».
Saverio Cioce
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