Due palestre da “salvare”: il Comune vuole comprare
di Daniele Montanari
Pavullo. Muzzarelli: «Abbiamo tanti immobili, ma la Virtus serve al paese» Operazione da chiudere entro gennaio. M5s critici: «Perché paga la collettività?»
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PAVULLO . «Non possiamo chiudere gli occhi e lasciare andare a catafascio tutto: sarebbe una sciocchezza colossale». Così l’assessore al Bilancio Gian Luca Muzzarelli sulla “Operazione Virtus” per il salvataggio della palazzina in via Serra di Porto, sede di due palestre, un ristorante, un bar e vari uffici), di fianco al bocciodromo e al campo sportivo “Galloni”. Se n’è parlato nell'ultimo Consiglio con l’interrogazione presentata dai 5 Stelle Fabio Catani e Davide Venturelli chiedendo le ragioni per cui il Comune, come anticipato dalla Gazzetta, intende acquisire l’immobile con una spesa ipotetica di 340mila euro.
«Avete sempre detto che il Comune ha troppi immobili e che ne sono da dismettere - ha sottolineato Catani - vorrei capire qual è la scelta strategica dietro un’operazione che rischia di vanificare i risparmi sulla spesa fatti finora».
«Riteniamo il patrimonio immobiliare del Comune eccessivo - ha risposto Muzzarelli - e non siamo contenti di metterci un altro mattone sullo stomaco. Ma abbiamo ereditato la situazione, com’è stato per la Pratolino-Malandrone».
L’assessore ha ricordato la genesi di tutto: la convenzione di 35 anni, dal 1994 al 2029, di costruzione e gestione della palazzina. Al termine gli imprenditori, riuniti in associazione, avrebbero dovuto lasciare l’immobile al Comune. Ma in un lasso di tempo così lungo («catastrofico», lo ha definito Muzzarelli, «con un’impostazione quasi da piano quinquennale sovietico») sono successe tante cose, e adesso l’associazione ha comunicato che la gestione è diventata antieconomica: in passato le perdite sono state coperte con fondi dei soci, ma ora non è più possibile e si intende lasciare.
«E noi che facciamo? Stiamo a guardare e aspettiamo il disfacimento?», ha osservato Muzzarelli, ricordando che Pavullo «ha fame di palestre, con richieste di spazi in aumento. Qui ne abbiamo due con centinaia di fruitori: non possiamo buttarle via». Di qui l’intenzione di comprare, e di chiudere l’affare «comunque entro il 31 dicembre. Pensiamo che la spesa possa essere ammortizzata nel giro di 6-7 anni».
«A Pavullo abbiamo carenze di palestre di altro tipo, come quelle da calcetto - ha ribattuto Catani - in prima battuta, ma mi riservo di verificare, credo che gli utilizzatori di questi spazi potrebbero facilmente trovare alternative in paese per la loro attività. Se le condizioni sono quelle emerse finora, noi saremo contrari a questa scelta che ci sembra solo di orientamento politico, non condivisibile anche sotto il profilo etico. Abbiamo imprenditori che si prendono un impegno e non lo mantengono: perché dev’essere il Comune a sanare la situazione?».
«Avete sempre detto che il Comune ha troppi immobili e che ne sono da dismettere - ha sottolineato Catani - vorrei capire qual è la scelta strategica dietro un’operazione che rischia di vanificare i risparmi sulla spesa fatti finora».
«Riteniamo il patrimonio immobiliare del Comune eccessivo - ha risposto Muzzarelli - e non siamo contenti di metterci un altro mattone sullo stomaco. Ma abbiamo ereditato la situazione, com’è stato per la Pratolino-Malandrone».
L’assessore ha ricordato la genesi di tutto: la convenzione di 35 anni, dal 1994 al 2029, di costruzione e gestione della palazzina. Al termine gli imprenditori, riuniti in associazione, avrebbero dovuto lasciare l’immobile al Comune. Ma in un lasso di tempo così lungo («catastrofico», lo ha definito Muzzarelli, «con un’impostazione quasi da piano quinquennale sovietico») sono successe tante cose, e adesso l’associazione ha comunicato che la gestione è diventata antieconomica: in passato le perdite sono state coperte con fondi dei soci, ma ora non è più possibile e si intende lasciare.
«E noi che facciamo? Stiamo a guardare e aspettiamo il disfacimento?», ha osservato Muzzarelli, ricordando che Pavullo «ha fame di palestre, con richieste di spazi in aumento. Qui ne abbiamo due con centinaia di fruitori: non possiamo buttarle via». Di qui l’intenzione di comprare, e di chiudere l’affare «comunque entro il 31 dicembre. Pensiamo che la spesa possa essere ammortizzata nel giro di 6-7 anni».
«A Pavullo abbiamo carenze di palestre di altro tipo, come quelle da calcetto - ha ribattuto Catani - in prima battuta, ma mi riservo di verificare, credo che gli utilizzatori di questi spazi potrebbero facilmente trovare alternative in paese per la loro attività. Se le condizioni sono quelle emerse finora, noi saremo contrari a questa scelta che ci sembra solo di orientamento politico, non condivisibile anche sotto il profilo etico. Abbiamo imprenditori che si prendono un impegno e non lo mantengono: perché dev’essere il Comune a sanare la situazione?».
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