Lamandini sfida i cacciatori: «Chi siete?»
Dopo le critiche all’Atc Mo2: «Metteteci la faccia e non fate polemica solo per aver perso le elezioni»
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SERRAMAZZONI. «Se la gestione dell'Atc Mo2 è così fallimentare, perché i cacciatori di Serra si lamentano nascondendosi dietro a un fantomatico “Comitato spontaneo” senza metterci la faccia e dicendo cose diverse alla Regione rispetto a quanto dichiarato sulla stampa?». Ribatte a 360 gradi il presidente dell’Atc Mo2 Francesco Lamandini di fronte alla raccolta firme per chiedere l’uscita di Serra (ma ci sono analoghe azioni in atto anche a Pavullo, Polinago e Prignano) dal più grande ambito della provincia (24 comuni da Nonantola a Montese) per confluire nell’Atc Mo3 (che copre l’alto Appennino).
«Verrebbe da pensare - replica - che i Comitati siano due. Uno che dice alla Regione che intende spostarsi solo per “orografia, comprensori omogenei di gestione faunistica, per appartenenza storico culturale”. L’altro che sulla stampa dice invece che vuole andare nel Mo3 per la scarsità di fagiani e lepri e per aver perso l’elezione di tre anni fa per il capodistretto. Sarebbe corretto intanto che chi protesta chiedesse un incontro col presidente del Mo2».
Per quanto riguarda l’ufficio aperto due giorni la settimana, Lamandini assicura che è un orario «in linea con gli altri Atc modenesi». E puntualizza: «Un Atc non viene governato solo dai cacciatori, che contano per il 30%. Esiste una legge nazionale che da 25 anni dice che al governo partecipano anche le associazioni agricole (altro 30%), quelle ambientali (al 20%) e gli enti locali (il restante 20%). I capidistretto vengono individuati dai rappresentanti venatori e agricoli. E a Pavullo e Serra il mondo agricolo, con una parte del mondo venatorio, ha scelto gli attuali dell’Atc Mo2, in quanto persone corrette, efficienti e competenti. Non proprio un “accordo di Palazzo” come dicono».
Lamandini fa anche una sottolineatura “di popolazione”: «Pochi sanno che dei 3mila cacciatori iscritti all’Atc Mo2, l’80% è residente nei 24 paesi modenesi di appartenenza, che significa alto radicamento sul territorio e alta capacità di fare prevenzione. Nell’Atc Mo3 dei 1.300 cacciatori solo il 40% è residente, e si rileva la presenza di un nutrito gruppo di toscani, ben 270. Il Comitato “spontaneo” di Serra ha desiderio di vedere entrare nel proprio comune tutti questi i cacciatori di altra regione?».
Lamandini spiega che «le problematiche agricole dei paesi di crinale sono molto diverse da quelle di Montese, Pavullo o Serra, dove serve una gestione faunistica particolarmente attenta, specie al cinghiale». E ricorda che da dieci anni l'Atc Mo2 opera sul territorio per mantenere equilibrio tra le esigenze del mondo agricolo, quelle dei cacciatori, quelle delle associazioni ambientali e degli enti locali “con risultati eccellenti riconosciuti dalla Regione”. (dm)
«Verrebbe da pensare - replica - che i Comitati siano due. Uno che dice alla Regione che intende spostarsi solo per “orografia, comprensori omogenei di gestione faunistica, per appartenenza storico culturale”. L’altro che sulla stampa dice invece che vuole andare nel Mo3 per la scarsità di fagiani e lepri e per aver perso l’elezione di tre anni fa per il capodistretto. Sarebbe corretto intanto che chi protesta chiedesse un incontro col presidente del Mo2».
Per quanto riguarda l’ufficio aperto due giorni la settimana, Lamandini assicura che è un orario «in linea con gli altri Atc modenesi». E puntualizza: «Un Atc non viene governato solo dai cacciatori, che contano per il 30%. Esiste una legge nazionale che da 25 anni dice che al governo partecipano anche le associazioni agricole (altro 30%), quelle ambientali (al 20%) e gli enti locali (il restante 20%). I capidistretto vengono individuati dai rappresentanti venatori e agricoli. E a Pavullo e Serra il mondo agricolo, con una parte del mondo venatorio, ha scelto gli attuali dell’Atc Mo2, in quanto persone corrette, efficienti e competenti. Non proprio un “accordo di Palazzo” come dicono».
Lamandini fa anche una sottolineatura “di popolazione”: «Pochi sanno che dei 3mila cacciatori iscritti all’Atc Mo2, l’80% è residente nei 24 paesi modenesi di appartenenza, che significa alto radicamento sul territorio e alta capacità di fare prevenzione. Nell’Atc Mo3 dei 1.300 cacciatori solo il 40% è residente, e si rileva la presenza di un nutrito gruppo di toscani, ben 270. Il Comitato “spontaneo” di Serra ha desiderio di vedere entrare nel proprio comune tutti questi i cacciatori di altra regione?».
Lamandini spiega che «le problematiche agricole dei paesi di crinale sono molto diverse da quelle di Montese, Pavullo o Serra, dove serve una gestione faunistica particolarmente attenta, specie al cinghiale». E ricorda che da dieci anni l'Atc Mo2 opera sul territorio per mantenere equilibrio tra le esigenze del mondo agricolo, quelle dei cacciatori, quelle delle associazioni ambientali e degli enti locali “con risultati eccellenti riconosciuti dalla Regione”. (dm)
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