Tangenti e appalti, manager arrestati
di Francesco Dondi
Gianni Lolli, tra i big della cooperazione modenese, pagò 88mila euro. Nei guai anche Copparoni, ex portiere e uomo Cpl
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Una tangente in cambio di un appalto pubblico da 9.5 milioni; una metastasi che non sembra trovare cura e allunga i tentacoli su tutto il Paese. Questa volta è un’inchiesta della Guardia di Finanza di Cagliari a smascherare un sistema di corruzione e collusione tra manager privati e mondo politico.
Ai domiciliari è infatti finito l’ex sindaco di Quartu Sant’Elena e all’epoca dei fatti - l’indagine parte nel 2013 - amministratore unico dell’Enas (Ente acque della Sardegna), Davide Galantuomo. Sarebbe stato lui a ricevere nel luglio del 2014 la tangente da 88.880 euro per garantire “il buon esito dell’affare” ossia la vittoria di un bando per la realizzazione di un mega impianto fotovoltaico del valore di 9.5 milioni. Stessa sorte per Roberto Copparoni, noto calciatore, ex portiere del Cagliari e del Torino. È accusato di aver agito come intermediario nella vicenda in qualità di dipendente di Cpl, in quel momento società collegata al Consorzio Cooperative Costruzioni aggiudicataria dell’appalto, con sede a Bologna, e alla cooperativa di Forlì che avrebbe dovuto eseguire i lavori. Ai domiciliari sono finiti dunque anche i dirigenti delle due società: il modenese Gianni Lolli e il romagnolo Luigi Betti. Arrestato anche Salvatore Pinna, ingegnere di Desulo (Nuoro), già coinvolto in una vasta inchiesta di appalti pilotati in Sardegna nota come “Sindacopoli”. Anche per lui sono stati disposti gli arresti domiciliari.
Nel corso delle intercettazioni telefoniche e ambientali effettuate dalle Fiamme Gialle sono infatti emersi i particolari del pagamento della tangente.
I soldi, secondo quanto accertato dagli investigatori del nucleo di polizia tributaria di Cagliari e Oristano, sarebbero stati spartiti tra Davide Galantuomo, Salvatore Pinna, che avrebbe emesso una fattura falsa alla cooperativa che doveva aggiudicarsi l’appalto, e Renato Copparoni, che avrebbe svolto il ruolo di intermediario.
Si tratterebbe di una prima trance da quasi 89mila euro di una tangente complessiva da 135mila. Tutto per aggiudicarsi l’appalto per la realizzazione di un impianto di energia rinnovabile a Ottana (Nuoro).
Secondo quanto emerge dalle 70 pagine dell’ordinanza la “turbativa può essere desunta dalle modalità di indizione del bando di gara e dagli incontri tra gli odierni indagati”. I fari della Finanza si accendono all’interno di un’altra maxi inchiesta quando annotano quell’appalto da 9.5 milioni di euro in cui Ccc vince dopo aver anche rischiato l’esclusione a causa di cartelle tecniche non tradotte. Galantuomo, potente uomo politico della regione Sardegna e in quel momento presidente dell’Enas che aveva bandito la gara, si compiace per la scelta della commissione di gara di non allontanare il Consorzio emiliano, che poi vincerà e non per l’offerta economica più vantaggiosa, ma per una contestata proposta migliorativa, che lascia ampia arbitrarietà ai commissari. In effetti Ccc si aggiudica la gara, sfruttando un progetto valutato enormemente migliore rispetto a tutti quelli dei concorrenti e nonostante un ribasso d’asta nella norma.
Ma quell’aggiudicazione prevede anche il pagamento - sostengono gli inquirenti e certifica il giudice per le indagini preliminari Giuseppe Pintori - di una dazione in denaro, che genera anche diversi litigi tra i tre che dovrebbero incassarla, ossia l’ex sindaco, l’ingegnere Pinna (sarà lui a fatturare la prima tranche di pagamento e a sparire i soldi) e l’intermediario Copparoni, il quale gioca su due tavoli: vuole ricevere il denaro ed è persona giudicata credibile da Gianni Lolli e soprattutto Luigi Betti con i quali si sente regolarmente nella lunga trattativa che precede il sospetto pagamento.
Ai domiciliari è infatti finito l’ex sindaco di Quartu Sant’Elena e all’epoca dei fatti - l’indagine parte nel 2013 - amministratore unico dell’Enas (Ente acque della Sardegna), Davide Galantuomo. Sarebbe stato lui a ricevere nel luglio del 2014 la tangente da 88.880 euro per garantire “il buon esito dell’affare” ossia la vittoria di un bando per la realizzazione di un mega impianto fotovoltaico del valore di 9.5 milioni. Stessa sorte per Roberto Copparoni, noto calciatore, ex portiere del Cagliari e del Torino. È accusato di aver agito come intermediario nella vicenda in qualità di dipendente di Cpl, in quel momento società collegata al Consorzio Cooperative Costruzioni aggiudicataria dell’appalto, con sede a Bologna, e alla cooperativa di Forlì che avrebbe dovuto eseguire i lavori. Ai domiciliari sono finiti dunque anche i dirigenti delle due società: il modenese Gianni Lolli e il romagnolo Luigi Betti. Arrestato anche Salvatore Pinna, ingegnere di Desulo (Nuoro), già coinvolto in una vasta inchiesta di appalti pilotati in Sardegna nota come “Sindacopoli”. Anche per lui sono stati disposti gli arresti domiciliari.
Nel corso delle intercettazioni telefoniche e ambientali effettuate dalle Fiamme Gialle sono infatti emersi i particolari del pagamento della tangente.
I soldi, secondo quanto accertato dagli investigatori del nucleo di polizia tributaria di Cagliari e Oristano, sarebbero stati spartiti tra Davide Galantuomo, Salvatore Pinna, che avrebbe emesso una fattura falsa alla cooperativa che doveva aggiudicarsi l’appalto, e Renato Copparoni, che avrebbe svolto il ruolo di intermediario.
Si tratterebbe di una prima trance da quasi 89mila euro di una tangente complessiva da 135mila. Tutto per aggiudicarsi l’appalto per la realizzazione di un impianto di energia rinnovabile a Ottana (Nuoro).
Secondo quanto emerge dalle 70 pagine dell’ordinanza la “turbativa può essere desunta dalle modalità di indizione del bando di gara e dagli incontri tra gli odierni indagati”. I fari della Finanza si accendono all’interno di un’altra maxi inchiesta quando annotano quell’appalto da 9.5 milioni di euro in cui Ccc vince dopo aver anche rischiato l’esclusione a causa di cartelle tecniche non tradotte. Galantuomo, potente uomo politico della regione Sardegna e in quel momento presidente dell’Enas che aveva bandito la gara, si compiace per la scelta della commissione di gara di non allontanare il Consorzio emiliano, che poi vincerà e non per l’offerta economica più vantaggiosa, ma per una contestata proposta migliorativa, che lascia ampia arbitrarietà ai commissari. In effetti Ccc si aggiudica la gara, sfruttando un progetto valutato enormemente migliore rispetto a tutti quelli dei concorrenti e nonostante un ribasso d’asta nella norma.
Ma quell’aggiudicazione prevede anche il pagamento - sostengono gli inquirenti e certifica il giudice per le indagini preliminari Giuseppe Pintori - di una dazione in denaro, che genera anche diversi litigi tra i tre che dovrebbero incassarla, ossia l’ex sindaco, l’ingegnere Pinna (sarà lui a fatturare la prima tranche di pagamento e a sparire i soldi) e l’intermediario Copparoni, il quale gioca su due tavoli: vuole ricevere il denaro ed è persona giudicata credibile da Gianni Lolli e soprattutto Luigi Betti con i quali si sente regolarmente nella lunga trattativa che precede il sospetto pagamento.
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