Gazzetta di Modena

Modena

Wikipedia, se l’impegno è modenese

di Laura Solieri

Andrea Zanni, già presidente della filiale italiana, spiega il lavoro di 3mila persone che collaborano gratuitamente

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MODENA. «Le persone tendono a sapere poco o nulla di Wikipedia, pur utilizzandola in continuazione. Ma non sanno che è scritta da volontari, che nessuno è pagato, che è tutto gratis per lettori ed autori insieme. Spesso non sanno nemmeno che potrebbero partecipare: basta cliccare sull'etichetta “Modifica” e iniziare a scrivere» racconta il modenese Andrea Zanni, socio di Wikimedia Italia di cui è stato anche presidente.

Ci sono moltissime cose che non si conoscono di Wikipedia, e uno degli scopi statutari dell’ associazione italiana è proprio quella di farla conoscere a tutti. Wikimedia Italia è la corrispondente ufficiale italiana di Wikimedia Foundation che gestisce alcuni dei più grandi progetti di collaborazione del mondo, inclusa Wikipedia, e attraverso l'opera dei suoi volontari si occupa della diffusione del sapere e della cultura, favorendo un'informazione indipendente e disponibile online, con contenuto libero e modificabile dalla comunità degli utenti. Le pagine di Wikipedia in italiano contano più di 500 milioni di visite al mese, e circa 3000 persone la modificano più di 5 volte al mese.

“Come volontariato culturale si possono intendere tante cose – commenta Andrea - Dal mio punto di vista, appunto, collaborare su Wikipedia o nei cosiddetti “beni comuni digitali”, ovvero progetti aperti e partecipativi come Wikipedia. È una forma di volontariato e quei progetti fra alti e bassi, mantengono una partecipazione abbastanza costante, o sono addirittura in lenta crescita».

Come sottolinea a più riprese con Wikipedia abbiamo tra le mani la possibilità di attuare una rivoluzione culturale dal basso, in cui tutti sono chiamati a dare il proprio contributo. Ma come è sfruttata dalla gente questa possibilità?

«A rischio di sembrare un vecchio brontolone, credo che negli ultimi anni lo strapotere dei social abbia un po' annacquato la portata rivoluzionaria della rete – dice Zanni - Mi pare che tutto tenda a passare da Facebook, da Instagram, attraverso filtri su cui sappiamo pochissimo e, soprattutto, su piattaforme che privilegiano l'emozione rispetto all'informazione, al ragionamento. Il web nacque per condividere documenti, per discutere all'interno di una comunità scientifica, non per mandarsi gattini, che non fanno nessun danno peraltro. Né per fare propaganda politica, per lucrare sull'ingenuità altrui con fake news, truffe, bufale e complotti, che invece di danni ne fanno, eccome. Da questo punto di vista luoghi come Wikipedia, con tutti i suoi limiti, sono luoghi in cui il ragionamento e la discussione costruttiva sono ancora un valore e vengono praticati, o almeno ci si prova».

«In generale – conclude Andrea - l’unica soluzione che vedo è un’educazione alla complessità, che però può essere meglio descritta come un’alfabetizzazione al ragionamento, alla discussione, all’ammettere di essersi sbagliati, al capire le posizioni altrui. Ancora: al mettere in equilibrio ragione ed emozioni, cercando di pensare con la corteccia e non con l’amigdala. Perché il punto è che se il web è diventato una forza emotiva, non potremmo certo combatterla a colpi di dati o di fact checking. Si combatte imparando a ragionare insieme, cioè a capire le posizioni dell’altro, quello che vuole dire, l’identità che vuole difendere. Perché a volte le persone sono più impaurite che veramente cattive. O diventano cattive perché impaurite. A volte semplicemente non ci siamo parlati abbastanza. La conoscenza vera è la soluzione».



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