I cacciatori: «Lamandini ci risponda e poi si dimetta»
SERRAMAZZONI. Replicano a ruota i cacciatori di Serra “secessionisti” (vogliono passate dall’Atc Mo2 al Mo3) agli affondi del presidente del Mo2 Francesco Lamandini, che li ha incalzati chiedendo...
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SERRAMAZZONI. Replicano a ruota i cacciatori di Serra “secessionisti” (vogliono passate dall’Atc Mo2 al Mo3) agli affondi del presidente del Mo2 Francesco Lamandini, che li ha incalzati chiedendo chi si “nasconde” dietro al gruppo.
«Per non tenerlo in apprensione - ribattono - gli diciamo, citando Pirandello, che siamo uno, nessuno e centomila. Uno perché è uno quello che raccoglie le informazioni, nessuno perché siamo tutti gente normale senza privilegi, centomila perché siamo in tanti a dire che così non va bene».
Doglianze manifestate in una serie di domande per lui: «Signor presidente - scrivono in una nota - le sembra normale istituire con tabelle zone di rispetto a ridosso dei centri abitati e poi permettere che vi vengano praticate lo stesso forme di caccia ad animali vari, compresi gli ungulati, con l’utilizzo di pericolose armi a pallottola? Le sembra normale che a decidere gli “interventi” siano cacciatori e non il sindaco, prima autorità di sicurezza? È eticamente accettabile massacrare centinaia di piccioni a fucilate nei centri abitati, distribuendo allo scopo munizioni adeguate, e poi abbandonare i feriti a morire di stenti nelle campagne? Non si potevano catturare? Ci spieghi poi il presidente come mai a Serra quest’anno si è deciso di aprire la caccia al cinghiale prima della data di legge dell’1 ottobre».
I cacciatori dicono che potrebbero continuare a lungo, «e lo faremo - rilanciano - in assenza di interventi da parte delle varie associazioni: agricoltori e cacciatori, ma anche ambientalisti e animalisti. Vogliamo che tutti sappiano quel che succede».
Declinata la richiesta di incontro: «Ci sembra inutile - rispondono i cacciatori - sentendo dire da Lamandini che un Atc è governato per solo il 30% da cacciatori, senza ricordare che sono loro a sostenere tutte le spese di mantenimento. Al suo posto, saremmo già andati a casa». (d.m.)
«Per non tenerlo in apprensione - ribattono - gli diciamo, citando Pirandello, che siamo uno, nessuno e centomila. Uno perché è uno quello che raccoglie le informazioni, nessuno perché siamo tutti gente normale senza privilegi, centomila perché siamo in tanti a dire che così non va bene».
Doglianze manifestate in una serie di domande per lui: «Signor presidente - scrivono in una nota - le sembra normale istituire con tabelle zone di rispetto a ridosso dei centri abitati e poi permettere che vi vengano praticate lo stesso forme di caccia ad animali vari, compresi gli ungulati, con l’utilizzo di pericolose armi a pallottola? Le sembra normale che a decidere gli “interventi” siano cacciatori e non il sindaco, prima autorità di sicurezza? È eticamente accettabile massacrare centinaia di piccioni a fucilate nei centri abitati, distribuendo allo scopo munizioni adeguate, e poi abbandonare i feriti a morire di stenti nelle campagne? Non si potevano catturare? Ci spieghi poi il presidente come mai a Serra quest’anno si è deciso di aprire la caccia al cinghiale prima della data di legge dell’1 ottobre».
I cacciatori dicono che potrebbero continuare a lungo, «e lo faremo - rilanciano - in assenza di interventi da parte delle varie associazioni: agricoltori e cacciatori, ma anche ambientalisti e animalisti. Vogliamo che tutti sappiano quel che succede».
Declinata la richiesta di incontro: «Ci sembra inutile - rispondono i cacciatori - sentendo dire da Lamandini che un Atc è governato per solo il 30% da cacciatori, senza ricordare che sono loro a sostenere tutte le spese di mantenimento. Al suo posto, saremmo già andati a casa». (d.m.)
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