«Segreteria, al Pd serve di più»
di Luca Gardinale
Il consigliere Luca Sabattini scettico sul percorso che ha portato alla canditatura unica di Davide Fava
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Caminetto o no, sicuramente lui non è tra i più entusiasti del percorso per l’elezione del nuovo segretario provinciale Pd.
Nel mirino, però, non c’è tanto la persona scelta, ma la gestione stessa della vicenda da parte del partito, come del resto evidenziato nei giorni scorsi da alcuni esponenti dei circoli, che hanno parlato di “accordo da sottoscala fatto in segreto, tagliando fuori del tutto gli iscritti che saranno chiamati a votare il designato dopo aver sentito leggere una paginetta o due di presentazione” (il commento era di Alessandro Pompei del circolo di San Faustino). Ma a parlare della candidatura (unica) di Davide Fava - ex assessore a Castelnuovo e responsabile Economia della segreteria uscente - al congresso provinciale del Pd oggi è il consigliere regionale Luca Sabattini, la cui firma non è presente tra le 361 che hanno accompagnato la proposta di Fava.
Sabattini, perché non ha sottoscritto la candidatura Fava?
«Non ho niente di personale nei confronti di Davide, persona competente e che stimo professionalmente, come ho riportato direttamente a lui durante un nostro incontro. Personalmente, però, non ho sottoscritto la candidatura perché da tempo, insieme a tante persone con cui da sempre mi confronto sui territori, avevo lavorato su un’altra candidatura, partendo dall’assunto che una sintesi politica è efficace soltanto se è riconoscibile dalla base dei nostri iscritti. Del resto, la politica deve avere una base di franchezza e onestà intellettuale, ed è la strada che ho seguito in questa fase di ricerca di una candidatura unitaria, anche se qualcosa abbiamo sbagliato nel modo in cui è stata presentata».
Il nuovo segretario parte già con qualche “nemico”...
«No, assolutamente. L’opposizione è sempre politica e si fa sui temi, non sulle persone. Ribadisco che Davide è persona che stimo, equilibrata e disponibile al confronto, anche se in questo momento credo servisse una persona più autorevole e conosciuta agli iscritti».
Ma quindi… perché non proporre un altro candidato e andare alle primarie?
«I tempi del congresso erano già molto stretti, e il tentativo di ricerca di un profilo unitario ne ha assorbito altro. Alla luce degli avvenimenti, sarebbe apparso non come un elemento di discussione, ma come un fallo di reazione, e questo non è il nostro metodo. Intendiamoci: si rischiava una mera conta di voti, che non rappresenta il concetto di unità in cui crediamo. Soprattutto se questo concetto diventa l’alibi che nasconde la discussione».
Quanto influirà la scelta di non sostenere Fava nella sua vita all’interno del partito?
«Il Pd è democratico per natura e nessuno ha paura del confronto, o almeno di certo non io. Detto questo, dal 26 ottobre sarò a disposizione del segretario per poter aiutare il partito a vincere tutte le sfide politiche che ci attendono con entusiasmo e determinazione».
Nel mirino, però, non c’è tanto la persona scelta, ma la gestione stessa della vicenda da parte del partito, come del resto evidenziato nei giorni scorsi da alcuni esponenti dei circoli, che hanno parlato di “accordo da sottoscala fatto in segreto, tagliando fuori del tutto gli iscritti che saranno chiamati a votare il designato dopo aver sentito leggere una paginetta o due di presentazione” (il commento era di Alessandro Pompei del circolo di San Faustino). Ma a parlare della candidatura (unica) di Davide Fava - ex assessore a Castelnuovo e responsabile Economia della segreteria uscente - al congresso provinciale del Pd oggi è il consigliere regionale Luca Sabattini, la cui firma non è presente tra le 361 che hanno accompagnato la proposta di Fava.
Sabattini, perché non ha sottoscritto la candidatura Fava?
«Non ho niente di personale nei confronti di Davide, persona competente e che stimo professionalmente, come ho riportato direttamente a lui durante un nostro incontro. Personalmente, però, non ho sottoscritto la candidatura perché da tempo, insieme a tante persone con cui da sempre mi confronto sui territori, avevo lavorato su un’altra candidatura, partendo dall’assunto che una sintesi politica è efficace soltanto se è riconoscibile dalla base dei nostri iscritti. Del resto, la politica deve avere una base di franchezza e onestà intellettuale, ed è la strada che ho seguito in questa fase di ricerca di una candidatura unitaria, anche se qualcosa abbiamo sbagliato nel modo in cui è stata presentata».
Il nuovo segretario parte già con qualche “nemico”...
«No, assolutamente. L’opposizione è sempre politica e si fa sui temi, non sulle persone. Ribadisco che Davide è persona che stimo, equilibrata e disponibile al confronto, anche se in questo momento credo servisse una persona più autorevole e conosciuta agli iscritti».
Ma quindi… perché non proporre un altro candidato e andare alle primarie?
«I tempi del congresso erano già molto stretti, e il tentativo di ricerca di un profilo unitario ne ha assorbito altro. Alla luce degli avvenimenti, sarebbe apparso non come un elemento di discussione, ma come un fallo di reazione, e questo non è il nostro metodo. Intendiamoci: si rischiava una mera conta di voti, che non rappresenta il concetto di unità in cui crediamo. Soprattutto se questo concetto diventa l’alibi che nasconde la discussione».
Quanto influirà la scelta di non sostenere Fava nella sua vita all’interno del partito?
«Il Pd è democratico per natura e nessuno ha paura del confronto, o almeno di certo non io. Detto questo, dal 26 ottobre sarò a disposizione del segretario per poter aiutare il partito a vincere tutte le sfide politiche che ci attendono con entusiasmo e determinazione».
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