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Modena, Caso Cardiologia: sentenza bloccata all’ultima ora

di Carlo Gregori
Modena, Caso Cardiologia: sentenza bloccata all’ultima ora

Avvocato presenta un’istanza per trasferire il processo. Deciderà la Cassazione ma ci vorranno mesi

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Il giorno della sentenza che doveva chiudere il maxiprocesso dell’ “affare Cardiologia”, il terremoto in campo medico esploso cinque anni fa, viene congelato da un colpo di scena. All’ultimo minuto, un avvocato della difesa ha presentato un’istanza per spostare il processo altrove. Otto i motivi esposti ai giudici. Tra i quali, l’eccesso di risalto mediatico creato dall’ex procuratore Vito Zincani, alcune frasi dell’attuale procuratore Lucia Musti, il mistero del doppio verbale del pm per l’interrogatorio del dottor Daniele Giovanardi (teste dell’accusa) e soprattutto i clamorosi “granchi” sulla paziente morta che invece era viva e sui faldoni che parevano scomparsi ma non lo erano.

Oltre a prendere tempo, quale sia lo scopo concreto dell’avvocato romano Stefano Giorgio, che difende Fabrizio Clementi, non si è capito. Sicuramente ha messo in moto una macchina infernale che prenderà parecchi mesi prima che i giudici possano ritirarsi, decidere e leggere una sentenza su un caso che comprende anche reati minori ormai a rischio di prescrizione. Sempre nel caso in cui il processo resti a Modena. Altrimenti si dovrà rifare tutto da capo lontano dalla Cardiologia del Policlinico di Modena, dove è avvenuto tutto. Di questo documento - che inceppa il processo sul finale come un bastone tra le ruote del ciclista alla volata del traguardo - si è saputo solo ieri mattina in aula. La raccomandata è stata spedita da Roma il 28 settembre a tutte le parti in causa. La legge prevede che le parti ricevano la notifica entro sette giorni e poi presentino eventuali memorie o controdeduzioni.

Ieri mancavano ancora sei notifiche. Per questo i giudici del Secondo Collegio non hanno potuto fare altro che prendere atto di questo “azzoppamento”. Niente camera di consiglio e quindi niente sentenza. Hanno invece dovuto entrare in camera di consiglio per discutere di questo imprevisto e quindi hanno rinviato tutto a un’udienza fissata per mercoledì prossimo, 11 ottobre. Il passo successivo sarà l’invio del fascicolo alla Corte di Cassazione Penale perché decida. Pochi giorni, in caso di rigetto; alcuni mesi di tempo se l’istanza dovesse essere vagliata con cura. Dunque, ad oggi non si sa quando potrà essere letta la sentenza. Né si sa se lo faranno i giudici di Modena. Perché nel caso in cui questa istanza di remissione per incompetenza territoriale dovesse essere rigettata, resterà solo la sentenza per chiudere il processo. In caso opposto, il processo verrebbe spostato altrove e rifatto da capo.

Venendo agli otto motivi “inquinanti” presentati dall’avvocato Giorgio per spostare il processo, balza subito agli occhi il peso che attribuisce a quello che definisce «lo spropositato risalto mediatico e le pressioni extra-processuali». Così come, argomento gemello, le accuse all’ex procuratore Vito Zincani di essersi prestato a partecipare alla trasmissione televisiva di Giletti “L’arena”due giorni dopo i nove arresti di medici fatta dai Nas d Parma. Protagonista assoluto, scrive l’avvocato Giorgio, Zincani in tv «ci ha messo la faccia di fronte a milioni di teleutenti, come mai avvenuto prima in Italia, neppure dopo l’arresto delle Brigate Rosse o di Totò Riina». «Una vera gogna mediatica» per uno scandalo sanitario secondo l’avvocato romano costruito su falsità.

Le “falsità” da lui elencate sono numerose. Tra queste, il caso del cosiddetto doppio verbale d’interrogatorio del dottor Daniele Giovanardi e soprattutto le testimonianze di due cardiologi accusatori, i dottori Sgura e Rossi. L’avvocato romano ricorda il caso della paziente da loro citata come morta e che invece era viva (portato alla luce dall’avvocato Marco Ferraresi) e quello dei faldoni che dovevano essere scomparsi e invece non lo erano. Tra i motivi per il trasferimento anche l’allontanamento da Modena del pm Giuiseppe Tibis.

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