Ex Goldoni, i cinesi investono e si cresce
di Serena Arbizzi
L’azienda di trattori verso quota 81 milioni di fatturato e traguardi più ambiziosi con il lancio di prodotti innovativi
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Taglio del nastro per il nuovo Engineering Center Arbos presso il rinnovato stabilimento di Migliarina di Carpi, già sede storica di Goldoni spa: un passaggio che ha posto l’accento sulla rinascita di un’azienda profondamente legata al territorio al confine tra Carpi e Rio Saliceto, le cui sorti sono state incerte fino all’intervento del gruppo Arbos, controllata dalla cinese Tianjin Lovol Heavy Industry.
A fare gli onori di casa Andrea Bedosti, senior vice president di Arbos Group e general manager di Lovol Arbos, che insieme ai sindaci di Carpi e Rio Saliceto Alberto Bellelli e Lucio Malavasi, all’assessore regionale Palma Costi e al consigliere regionale Enrico Campedelli ha tenuto a battesimo il nuovo Center Engineering. La struttura è dislocata su una superficie di 3100 metri quadrati e vi lavorano 57 ingegneri organizzati per lo sviluppo di piattaforme prodotto e di centro competenza.
Il nuovo centro sorge dall’unione del precedente che faceva capo a Goldoni e dal completo trasferimento di struttura e competenze di Lovol Eu Engineering, la struttura in cui nel precedente quinquennio sono stati sviluppati tutti i modelli Arbos da pieno campo.
All’interno sono previste 10 postazioni riservate a dipendenti cinesi presenti a rotazione per agevolare la coprogettazione.
Fiore all’occhiello della sede rinnovata è la realizzazione di un nuovo magazzino, grazie al contributo dei fondi regionali tramite 1,23 milioni di euro dal modello Sfinge, che, insieme a un ulteriore investimento da parte del Gruppo, hanno permesso la realizzazione di un nuova area logistica caratterizzata dalla ridefinizione dei processi interni oltre che da un nuovo dimensionamento del sistema di stoccaggio, movimentazione e asservimento delle linee di produzione.
Nello stabilimento, oltre alla produzione delle macchine agricole per frutteti e vigneti a marchio Goldoni e di quelle dello stesso tipo fornite alla New Holland, è stato completato in questi giorni il reparto di progettazione ed è stata avviata la produzione dei grandi trattori Arbos a campo aperto, i P5000, per i quali l’Italia fornisce il contenuto ingegneristico e i sistemi di trasmissione: si prevede di produrne 65 entro fine anno per un costo che oscilla dai 32 ai 36mila euro sulla base dei cavalli.
Il taglio del nastro di ieri rappresenta la ventiquattresima tappa di un progetto industriale che rientra nell’ambito del programma “One belt one road” lanciato dalla Repubblica Popolare Cinese per avvicinare la Cina all’Europa.
Tra le novità ad agosto sono state concluse due gamme di prodotti per New Holland che andranno a listino a partire dalla prossima settimana.
Il Gruppo ha poi reso noto che a metà settembre lo Sdic, Fondo governativo cinese, ha comprato una quota azionaria della controllante del Gruppo stesso in occasione di una visita effettuata due settimane fa proprio allo stabilimento di Migliarina.
E se lo scorso anno 2016 è stato chiuso con 65 milioni di fatturato, l’obiettivo per questo 2017 è di raggiungere quota 81 milioni, mentre le proiezioni per il 2018 prevedono che possa essere toccato l’obiettivo dei 110 milioni di euro. «Per quanto riguarda i mercati esteri – ha sottolineato Bedosti – le priorità sono il mondo “libero”, come l’Europa o Paesi che non vedono di buon occhio l’industria americana. La strategia commerciale quindi si orienta verso Russia, Turchia e Iran, Paesi dove abbiamo gettato ponti e dobbiamo fare in fretta, dal momento che un nostro concorrente tedesco ha già impiantato una fabbrica in Russia».
Arbos conta in tutto 503 dipendenti, di cui 98 cinesi, si punta a vendere 3400 trattori, 2247 motocoltivatori e 1062 seminatrici, il gruppo vanta 280 intermediari e importatori in 64 Paesi.
A fare gli onori di casa Andrea Bedosti, senior vice president di Arbos Group e general manager di Lovol Arbos, che insieme ai sindaci di Carpi e Rio Saliceto Alberto Bellelli e Lucio Malavasi, all’assessore regionale Palma Costi e al consigliere regionale Enrico Campedelli ha tenuto a battesimo il nuovo Center Engineering. La struttura è dislocata su una superficie di 3100 metri quadrati e vi lavorano 57 ingegneri organizzati per lo sviluppo di piattaforme prodotto e di centro competenza.
Il nuovo centro sorge dall’unione del precedente che faceva capo a Goldoni e dal completo trasferimento di struttura e competenze di Lovol Eu Engineering, la struttura in cui nel precedente quinquennio sono stati sviluppati tutti i modelli Arbos da pieno campo.
All’interno sono previste 10 postazioni riservate a dipendenti cinesi presenti a rotazione per agevolare la coprogettazione.
Fiore all’occhiello della sede rinnovata è la realizzazione di un nuovo magazzino, grazie al contributo dei fondi regionali tramite 1,23 milioni di euro dal modello Sfinge, che, insieme a un ulteriore investimento da parte del Gruppo, hanno permesso la realizzazione di un nuova area logistica caratterizzata dalla ridefinizione dei processi interni oltre che da un nuovo dimensionamento del sistema di stoccaggio, movimentazione e asservimento delle linee di produzione.
Nello stabilimento, oltre alla produzione delle macchine agricole per frutteti e vigneti a marchio Goldoni e di quelle dello stesso tipo fornite alla New Holland, è stato completato in questi giorni il reparto di progettazione ed è stata avviata la produzione dei grandi trattori Arbos a campo aperto, i P5000, per i quali l’Italia fornisce il contenuto ingegneristico e i sistemi di trasmissione: si prevede di produrne 65 entro fine anno per un costo che oscilla dai 32 ai 36mila euro sulla base dei cavalli.
Il taglio del nastro di ieri rappresenta la ventiquattresima tappa di un progetto industriale che rientra nell’ambito del programma “One belt one road” lanciato dalla Repubblica Popolare Cinese per avvicinare la Cina all’Europa.
Tra le novità ad agosto sono state concluse due gamme di prodotti per New Holland che andranno a listino a partire dalla prossima settimana.
Il Gruppo ha poi reso noto che a metà settembre lo Sdic, Fondo governativo cinese, ha comprato una quota azionaria della controllante del Gruppo stesso in occasione di una visita effettuata due settimane fa proprio allo stabilimento di Migliarina.
E se lo scorso anno 2016 è stato chiuso con 65 milioni di fatturato, l’obiettivo per questo 2017 è di raggiungere quota 81 milioni, mentre le proiezioni per il 2018 prevedono che possa essere toccato l’obiettivo dei 110 milioni di euro. «Per quanto riguarda i mercati esteri – ha sottolineato Bedosti – le priorità sono il mondo “libero”, come l’Europa o Paesi che non vedono di buon occhio l’industria americana. La strategia commerciale quindi si orienta verso Russia, Turchia e Iran, Paesi dove abbiamo gettato ponti e dobbiamo fare in fretta, dal momento che un nostro concorrente tedesco ha già impiantato una fabbrica in Russia».
Arbos conta in tutto 503 dipendenti, di cui 98 cinesi, si punta a vendere 3400 trattori, 2247 motocoltivatori e 1062 seminatrici, il gruppo vanta 280 intermediari e importatori in 64 Paesi.
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