La lezione di vita del migrante Monday
di Valentina Corsini
Costretto all’elemosina, ritrova e restituisce il portafogli a una ex imprenditrice di Cavezzo. E lei l’aiuta: «Se lo merita»
3 MINUTI DI LETTURA
CAVEZZO. Monday Omorowa ha 36 anni, è nigeriano e vive in Italia dal 2008. Quando con il fratello è arrivato nel nostro Paese a bordo di uno dei tanti barconi che approdano ogni giorno a Lampedusa dalla Libia, insieme ad altre 118 persone.
Fuggiva dalle persecuzioni di Boko Haram: l’organizzazione terroristica jihadista un giorno fa incursione nell’ospedale di Benin City, dove Monday lavora come infermiere diplomato da 6 anni, e gli porta via molto più di una professione che amava perché volta ad aiutare gli altri. Boko Haram gli ruba la speranza di avere un futuro normale, fatto di dignità e lavoro. Così la decisione di scappare in Italia dopo due mesi percorsi a piedi nel deserto per arrivare in Libia.
Ma qui da noi di “opportunità” ne trova solo due: lo spaccio di droga o l’elemosina. Monday sceglie la seconda. Ma prima 7 anni a Napoli. Dove fa il venditore ambulante e si sposa con una nigeriana da cui ha due figli che, infine, gli vengono portati via dalla ragazza quando scappa in Svezia. Poi l’arrivo a Modena, per fare a malincuore il mendicante davanti a vari supermercati della provincia.
Ed è qui che il suo cammino incrocia quello di chi dalla vita ha ricevuto ben altro trattamento. Lei è Enrichetta Ferrari, 69 anni, ex imprenditrice di Cavezzo. Due mondi diversi, i loro, eppure così vicini perché uniti da un valore che si è andato purtroppo a perdere. Quello della solidarietà che, invece, li rende protagonisti di una bella storia di umanità come ormai di rado ne capitano.
Una mattina, infatti, Monday si trova come sempre a chiedere l’elemosina davanti al Conad di Cavezzo. Ed è qui che il gesto che compie molto dice di lui. Di quanto i suoi trascorsi non certo facili e felici non gli abbiano fatto perdere l’onestà e l’integrità. «Stavo chiedendo l’elemosina quando ho visto quella signora perdere il portafoglio mentre scendeva dalla sua macchina - racconta - allora l’ho raccolto e le sono corso incontro per restituirglielo. Volevo semplicemente essere giusto».
Enrichetta rimane sorpresa dal gesto. Che arriva inaspettatamente proprio da chi, a volte con troppa facilità, additiamo come il diverso, come chi non si sognerebbe mai di farci una cortesia. Tanto meno se ci sono dei soldi di mezzo.
«Non mi ero nemmeno accorta di aver perso il mio portamonete con dentro 400 euro - spiega la donna - quando invece vedo questo ragazzo che viene verso di me e dice: “Mama, è tuo questo?” Mi ha colpita così tanto, che dopo averlo ringraziato ho deciso di aiutarlo perché io ho avuto molto dalla vita e volevo dargli un’opportunità». Per scoprire, infine, quanto quell’opportunità se la meritasse davvero.
«Siamo stati insieme in tribunale a Modena dove hanno accertato che la sua fedina penale è pulita, è davvero un bravo ragazzo, solo sfortunato - puntualizza Enrichetta - così gli ho offerto di lavorare a casa mia come giardiniere e ho chiesto a ditte e ad imprenditori agricoli della zona se cercavano un bravo lavoratore, Monday lo è».
«Enrichetta è stata davvero buona, per me è come una seconda mamma. Purtroppo non ho un regolare contratto di affitto a Modena, dove vivo, anche se pago 200 euro al mese l’amico che mi ospita. E senza un vero lavoro, non posso permettermene uno. Non è dignitoso fare l’elemosina, perchè la dignità solo il lavoro può dartela», ammette infine Monday, regalando una grande lezione. Di dignità. Quella che, nonostante tutto, non ha perso.
Fuggiva dalle persecuzioni di Boko Haram: l’organizzazione terroristica jihadista un giorno fa incursione nell’ospedale di Benin City, dove Monday lavora come infermiere diplomato da 6 anni, e gli porta via molto più di una professione che amava perché volta ad aiutare gli altri. Boko Haram gli ruba la speranza di avere un futuro normale, fatto di dignità e lavoro. Così la decisione di scappare in Italia dopo due mesi percorsi a piedi nel deserto per arrivare in Libia.
Ma qui da noi di “opportunità” ne trova solo due: lo spaccio di droga o l’elemosina. Monday sceglie la seconda. Ma prima 7 anni a Napoli. Dove fa il venditore ambulante e si sposa con una nigeriana da cui ha due figli che, infine, gli vengono portati via dalla ragazza quando scappa in Svezia. Poi l’arrivo a Modena, per fare a malincuore il mendicante davanti a vari supermercati della provincia.
Ed è qui che il suo cammino incrocia quello di chi dalla vita ha ricevuto ben altro trattamento. Lei è Enrichetta Ferrari, 69 anni, ex imprenditrice di Cavezzo. Due mondi diversi, i loro, eppure così vicini perché uniti da un valore che si è andato purtroppo a perdere. Quello della solidarietà che, invece, li rende protagonisti di una bella storia di umanità come ormai di rado ne capitano.
Una mattina, infatti, Monday si trova come sempre a chiedere l’elemosina davanti al Conad di Cavezzo. Ed è qui che il gesto che compie molto dice di lui. Di quanto i suoi trascorsi non certo facili e felici non gli abbiano fatto perdere l’onestà e l’integrità. «Stavo chiedendo l’elemosina quando ho visto quella signora perdere il portafoglio mentre scendeva dalla sua macchina - racconta - allora l’ho raccolto e le sono corso incontro per restituirglielo. Volevo semplicemente essere giusto».
Enrichetta rimane sorpresa dal gesto. Che arriva inaspettatamente proprio da chi, a volte con troppa facilità, additiamo come il diverso, come chi non si sognerebbe mai di farci una cortesia. Tanto meno se ci sono dei soldi di mezzo.
«Non mi ero nemmeno accorta di aver perso il mio portamonete con dentro 400 euro - spiega la donna - quando invece vedo questo ragazzo che viene verso di me e dice: “Mama, è tuo questo?” Mi ha colpita così tanto, che dopo averlo ringraziato ho deciso di aiutarlo perché io ho avuto molto dalla vita e volevo dargli un’opportunità». Per scoprire, infine, quanto quell’opportunità se la meritasse davvero.
«Siamo stati insieme in tribunale a Modena dove hanno accertato che la sua fedina penale è pulita, è davvero un bravo ragazzo, solo sfortunato - puntualizza Enrichetta - così gli ho offerto di lavorare a casa mia come giardiniere e ho chiesto a ditte e ad imprenditori agricoli della zona se cercavano un bravo lavoratore, Monday lo è».
«Enrichetta è stata davvero buona, per me è come una seconda mamma. Purtroppo non ho un regolare contratto di affitto a Modena, dove vivo, anche se pago 200 euro al mese l’amico che mi ospita. E senza un vero lavoro, non posso permettermene uno. Non è dignitoso fare l’elemosina, perchè la dignità solo il lavoro può dartela», ammette infine Monday, regalando una grande lezione. Di dignità. Quella che, nonostante tutto, non ha perso.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
